Una ferita. Un abbandono. Un bene che ti sfugge. Un amore che finisce. Un'amicizia che si frantuma. Una dignità colpita. Una malattia. Oppure il non aver amato abbastanza. L'essere riusciti a perdere per vincere. Il dolore per il tanto male che ogni giorno viene commesso. Come una prepotente fiamma ti raggiunge fino all'anima, occupa la tua mente, dilania il tuo corpo, percorre la tua pelle.sabato 3 settembre 2011
Il dolore?
Una ferita. Un abbandono. Un bene che ti sfugge. Un amore che finisce. Un'amicizia che si frantuma. Una dignità colpita. Una malattia. Oppure il non aver amato abbastanza. L'essere riusciti a perdere per vincere. Il dolore per il tanto male che ogni giorno viene commesso. Come una prepotente fiamma ti raggiunge fino all'anima, occupa la tua mente, dilania il tuo corpo, percorre la tua pelle.mercoledì 31 agosto 2011
Il dolore
La vita umana oscilla, come un pendolo,tra il dolore e la noia: dei sette giorni della settimana, dice Schopenhauer, sei solo di dolore e di bisogno, è il settimo è di noia. Il dolore però non riguarda soltanto l'uomo ma investe ogni cosa. Tutto soffre, dal fiore che appassisce all'animale ferito; e se l'uomo soffre di più e perchè, avendo maggiore consapevolezza, è destinato a patire maggiormente l'insoddisfazione del desiderio e le offese dei mali. Per la stessa ragione il genio, avendo maggiore sensibilità rispetto agli uomini comuni, è votato ad una maggiore sofferenza. In tal modo, Schopenhauer perviene ad una delle più radicali forme di pessimismo cosmico di tutta la storia del pensiero, ritenendo che il male non sia solo nel mondo ma nel principio stesso da cui tutto dipende.domenica 28 agosto 2011
Il rimpianto
Forse siamo troppo occupati a sopravvivere se mentre ci regalano un sorriso non lo notiamo nemmeno. E quando un bivio davanti a noi ci confonde il cammino raramente ci lasciamo guidare dalla voce del cuore. Ci angosciamo al pensiero di quello che dobbiamo lasciare, preoccupati all'idea di dover scegliere senza capire che potrebbe essere una svolta importante in questo nostro splendido viaggio. domenica 21 agosto 2011
Sorridi...
lunedì 15 agosto 2011
Da dove veniamo? Cosa siamo? Dove andiamo?
Paul Gauguin, famoso pittore francese del XIX secolo, ad un certo punto della sua esistenza lasciò l'Europa per andare a cercare un "paradiso di felicità" in un'isola del Pacifico meridionale, come dice la sua biografia, egli desiderava trovare riparo dai dannosi effetti della civiltà. L'artista, col tempo, dovette riconoscere che anche sulle isole tropicali la morte aveva sempre la meglio sulla vita, che i problemi economici si erano trasferiti insieme a lui dalla Francia accompagnati dai suoi problemi di salute. Quando arrivò a queste deludenti conclusioni dipinse un quadro che intitolò "Da dove veniamo? Che cosa siamo? Dove andiamo?", con il quale l'artista cercò di esprimere la sua incapacità di comprendere il mondo. martedì 12 luglio 2011
Un anno insieme
Oggi, in questo giorno particolare, vorrei parlarvi di un cartone che mi ha dato ispirazione all'introduzione di qesto post e parlare del primo anno insieme con il mio blog. 
domenica 19 giugno 2011
Il male di vivere
Spesso il male di vivere ho incontrato:
potrebbe essere il "male di vivere" che follemente urla il protagonista del dipinto di Munch, simbolo di quando l'uomo smette di cercare di razionalizzare e di accettare, fintamente, che sia normale che il nostro io svanisca nella polvere del tempo come una foglia che contribuisce ad alimentare il ciclo della vita. martedì 17 maggio 2011
Cassetta degli attrezzi
- In primo luogo, esse sono create da un determinato autore come prodotti letterari: sono nate, infatti, come testi scritti, vengono tramandati tramite la scrittura e sono destinate fruite mediante la lettura. Le fiabe, al contrario, nascono in una cultura orale e popolare, si diffondono e si tramandano oralmente, subendo anche modifiche o ampliamenti, sino a quando, eventualmente, vengano fissate nella scrittura da qualche letterato.
- Inoltre, l'autore che compone le favole ha come scopo non quello di produrre narrazioni piacevoli, finalizzate al diletto degli ascoltatori o dei lettori, o di illustrare abitudini e costumi degli animali ma di evidenziare e colpire i comportamenti morali e sociali degli esseri umani. A questo fine, ogni storia vede per protagonisti quegli animali che meglio degli altri sono adatti a incarnare un difetto o una qualità, un vizio, un comportamento umano. Ad esempio, la volpe è il personaggio che simboleggia l'astuzia, il leone simboleggia la forza o la potenza, il corvo incarna la vanità e la stupidità, l'agnello simboleggia l'innocenza e spesso diventa vittima dei prepotenti, il lupo si
mboleggia la voracità da soddisfare anche con la violenza, il cane rappresenta la cieca fedeltà all'uomo, il bue la mitezza un pò stupida, la formica è per l'eccellenza il simbolo dell'economia, la cicala è il simbolo della della spensieratezza e della mancanza di previdenza, l'aquila rappresenta la capacità di sopraffare i deboli grazie ad una reale superiorità, e così via. - Sulla base delle caratteristiche dei singoli animali vengono istituiti anche i tipi di rapporti tra loro: in una favola si incontrano solitamente due personaggi dei quali il primo, che rappresenta l'aspetto negativo da condannare, si confronta con un altro, di caratteristiche opposte, che ha la funzione di fare emergere la negatività e talvolta la punizione del primo. Ad esempio, il mite ed innocente agnello viene sbranato dal famelico lupo, ma insieme dimostra la malvagità di quello, contro cui non esiste un'efficace difesa; la cicala, spensierata durante l'estate, arrivato l'inverno chiede inutilmente da mangiare alla prudente ed economica formica, della quale aveva deriso il lavoro durante l'estate; il leone si accorda con il lupo per catturare una preda, ma poi non la spartisce con lui e anzi lo minaccia con il suo prestigio da re della foresta.
- In ogni favola l'animale che rappresenta il difetto da colpire e condannare finisce sempre punito, o perchè resta deluso nelle sue aspettative, o perchè va incontro a una sofferenza e talvolta alla morte. In questo modo si dimostra che ad una colpa segue sempre la punizione. L'autore delle favole, dunque, ha sostanzialmente un intento morale ed insegnamento.
- Tutte le favole, infatti, contengono, solitamente alla fine e talvolta all'inizio, una morale, cioè il commento dell'autore, il quale dichiara ai lettori in modo esplicito qual è il difetto o il comportamento da evitare e condannare.
- Le favole, dato che utilizzano, diffondendo e talvolta istituiscono l'associazione tra un animale e una specifica caratteristica, hanno contribuito a creare una serie di luoghi comuni e opinioni, talvolta anche errate, su taluni animali; queste opinioni e questi luoghi comuni si sono, tuttavia, fissati e tramandati nella mentalità e nelle culture, venendo a
costituire gli stereotipi.
Il genere della favola è molto antico. Nella cultura occidentale troviamo le prime brevissime favole nei più antichi poemi greci di Omero ed Esiodo, dove esse sono inserite come brevi digressioni all'interno di un altro genere: il poema. Il primo e vero compositore di favole è Esodo, che ha fatto da modello per molti scrittori. Nel mondo romano le favole erano certamente diffuse; famoso è rimasto l'Apologo (una vera favola) che Menenio Agrippa (All'inizio del V sec. a.C.) raccontò ai plebei per convincerli ad interrompere il loro "sciopero" contro i nobili: quando gli arti del corpo "sciopereranno" contro lo stomaco rifiutando di portargi il cibo, si accorsero di indebbolirsi anch'essi e decisero di riprendere il loro lavoro.
Nel I sec d.C. Fedro compose un ampio volume di favole in versi, per le quali ebbe come modello Esopo, utilizzando come personaggi esemplari e simbolici sia gli animali che gli esseri umani.
Nei secoli successivi, e soprattutto nel Medioevo, la favola ha mantenuto la sua vitalità nella cultura europea, grazie alla sua capacità di consentire un insegnamento morale mediante storie gradevoli e apparentemente di facile comprensione. Una produzione particolarmente ricca di favole vi fu nel Settecento, in cui emergono specialmente G.E. Ledding in Germania e La Fontaine in Francia. La cultura del Romanticismo non coltivò la favola, sentita come troppo semplice e didascalica; il genere è stato ripreso nel Novecento da Trilussa, pseudonimo di Carlo Salustri, le cui favole in dialetto romanesco si avvicinano alla concezione della favola antica per lo spirito di critica pungente di vari aspetti della vita sociale.
martedì 3 maggio 2011
Cos'è l'amore
domenica 24 aprile 2011
Cristo è veramente Risorto, Alleluja!
venerdì 15 aprile 2011
Sull'amicizia e altro...
E se un giorno fossimo persi, con una folla di preoccupazioni e incombenze in mente e una folla reale di gente sconosciuta intorno a noi che va di fretta con negli occhi le stesse ansie e pensieri e, improvvisamente, ci sentissimo schiacciati e soli? E se fra lo scorrere di volti ignoti vedessimo dei lineamenti amati, che riconoscendoci si illuminano, non ritroveremmo forse noi stessi, il nostro sorriso e il senso del nostro stare a questo mondo? O così potrebbe sembrarci, anche solo per un attimo. Ma quell’attimo dice molto, più di molte altre e più razionali definizioni di noi. Essere riconosciuti e amati da un altro al di fuori di noi che ci restituisce col suo sguardo i confini del nostro io, che sia questo un amico o un amore non è forse fra le cose che ci riconfermano che vale la pena di essere vissuto questo nostro viaggio nel tempo del mondo?domenica 3 aprile 2011
"Fratelli d'Italia"
Quando si ascolta l’inno nazionale italiano, almeno per chi italiano è, batte forte il cuore e un brivido su tutta la pelle del corpo si avverte per le emozioni che suscita, scaturite, forse dalle situazioni che in quel momento si stanno vivendo (ad esempio: la premiazione di un atleta, il giuramento di fedeltà alla patria da parte dei nostri militari). L’inno di una nazione è come il suo vessillo, il suo emblema, la sua carta d’identità. L’inno nazionale suscita spirito di abnegazione per la propria patria, di appartenenza al proprio popolo, ma soprattutto incita fratellanza. Ma chi è l’autore dell’inno nazionale italiano? Sicuramente per la maggior parte degli italiani la risposta sarebbe scontata e direbbero senz’altro che l’opera è di Goffredo Mameli, poeta e patriota nato a Genova nel 1827 e morto da eroe a Roma nel 1849, dopo un’agonia di diciotto giorni dovuta all’amputazione di una gamba andata in cancrena. Tanto è frequente definire come inno nazionale italiano “l’inno di Mameli”. Ma è proprio lui il padre dell’inno nazionale italiano? Ottavio Rossani nel suo articolo “Ma che Mameli, Fratelli d’Italia è l’inno di Canata” uscito il 24/12/2002 sul “Corriere della sera” sostiene che “l’inno di Mameli non è di Mameli, ma di un padre scolopio. Il giovane Goffredo ricopiò in bella […]un testo scritto nel 1846 da padre Atanasio Canata e lo inviò nel novembre 1847 all’amico Michele Novaro che lo mise in musica”. Ad avvalorare la sua tesi, scrive nel suo articolo di uno storico, Aldo Mola, che afferma : “lo scrittore non può aver scritto Fratelli d’Italia, il testo è troppo complesso, elaborato e pieno di riferimenti storici”. Sicuramente un giovane come Mameli non poteva avere tutte quelle conoscenze che probabilmente aveva Canata. Nello stesso articolo Ottavio Rossani scrive: “ c’è la testimonianza di padre Ameri. Lo stesso Mameli invia una lettera all’avvocato Giuseppe Canale, in cui mostra di padroneggiare poco la grammatica e la sintassi”. Quindi non era “farina del suo sacco”. Se Mameli fosse stato un nostro contemporaneo sicuramente avrebbe avuto richieste di risarcimento da parte di padre Canata, per aver violato i diritti d’autore e con buona probabilità avrebbe ricevuto un “ tapiro d’oro” da parte di quelli di “Striscia la notizia”. Ma “ padre Canata non protestò, per non sbugiardare l’eroe” afferma Rossano. Per quanto riguarda il componimento musicale è grazie a Michele Novaro che “Fratelli d’Italia” (inizialmente conosciuto come “ Canto degli Italiani”) è quell’inno così coinvolgente che tutti gli italiani amano e apprezzano. Ma molti si chiederanno: chi è costui? Nell’articolo “L’inno nazionale è soprattutto di Novaro, non soltanto di Mameli” l’autore afferma: “ colui che della musica dell’inno fu l’autore, Michele Novaro: chi sia egli, è vergognosamente trascurato anche dalle più piccole enciclopedie […] le quali ne omettono addirittura la voce “ Novaro Michele”. Quindi un perfetto sconosciuto per la maggior parte della gente, finito nel dimenticatoio e nell’ indifferenza. Una vera ingiustizia per chi dovrebbe avere gli onori e il merito di riuscire a mandare il “cuore in gola” agli italiani. Il merito di Mameli, quindi è solo quello di aver favorito la divulgazione dell’inno, grazie soprattutto alla sua fama di eroe del risorgimento, non certo per la sua onestà. Sarebbe però triste e umiliante pensare che la storia dell’inno d’Italia sia fondata sull’ omissione, sulla menzogna o peggio ancora sul furto. A questo punto, si potrebbe dire che il fine giustifica i mezzi, che Mameli, padre Canata e Novaro abbiano contribuito, ognuno a modo loro, a regalarci “L’Inno d’Italia” di cui gli italiani sono fieri ed orgogliosi.
sabato 19 marzo 2011
martedì 8 marzo 2011
Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
Donne

In Italia è molto diffusa una storia che fa risalire l'origine della festa ad un grave incidente avvenuto negli Stati uniti, l'incendio dell'industria tessile Cotton. Questa storia è un falso storico accertato che fu elaborato dalla stampa comunista ai tempi della guerra fredda, ma in Italia recentemente è stata riportata come la vera origine della festa della donna dai telegiornali creando così una "leggenda".Secondo questa storia nel 1908 a New York, alcuni giorni prima dell'8 marzo, le operaie dell'industria tessile Cotton iniziarono a scioperare per protestare contro le condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero proseguì per diversi giorni finché l'8 marzo Mr. Johnson, il proprietario della fabbrica, bloccò tutte le vie di uscita. Poi allo stabilimento venne appiccato il fuoco (alcune fonti parlano di un incendio accidentale). Le 129 operaie prigioniere all'interno non ebbero scampo.
Effettivamente non esiste alcun tipo di prova e documento che affermi l'esistenza di un fatto storico che confermi l'episodio delle oltre 129 donne bruciate vive in un incendio di una fabbrica dal proprietario perché le donne erano scese in sciopero.
Questa storia prende spunto da un reale fatto di cronaca, un incendio avvenuto nel 1911 (quindi dopo, e non prima della tradizionale data di nascita della festa, il 1910), a New York, nella Triangle Shirtwaist Company. Le lavoratrici non erano in sciopero, ma erano state protagoniste di una importante mobilitazione, durata quattro mesi, nel 1909. L'incendio, per quanto le condizioni di sicurezza del luogo di lavoro abbiano contribuito non poco al disastro, non fu doloso. Le vittime furono oltre 140, ma non furono tutte donne, anche se per il tipo di fabbrica erano la maggior parte. I proprietari della fabbrica si chiamavano Max Blanck e Isaac Harris, vennero prosciolti nel processo penale ma persero una causa civile. Ma soprattutto l'8 Marzo non ha nulla a che fare né con lo sciopero (iniziò il 22 Novembre) né con l'incendio (avvenne il 25 Marzo).
La versione comunista fu riportata in Italia nel 1952 da "La lotta", settimanale edito dalla sezione bolognese del Partito Comunista Italiano. L'Unione Donne Italiane distribuì nello stesso anno alle iscritte libretti con un resoconto dell'incendio di New York. Nel 1954 Il Lavoro, settimanale della Cgil aggiunse un fotomontaggio di Mr. Johnson con la bombetta che si fa largo tra la massa di donne tenute dalla polizia.
La Giornata Internazionale dell'Uomo
La Giornata Internazionale dell'Uomo è il 19 Novembre a Trinidad e Tobago.La tradizione iniziò nel 1999, probabilmente per analogia con la Giornata Internazionale della Donna.Il riconoscimento e il supporto per questa festa sono limitati; a Malta è celebrata il 7 febbraio, nel Brasile il 15 luglio, in Ucraina il 23 febbraio, in India il 19 novembre e in Oltenia (regione della Romania) il 9 marzo. In Norvegia il 7 ottobre e in Canada il 25 novembre.
Inoltre la Russia e il Kirghizistan festeggiano il Defender of the Fatherland Day il 23 febbraio, che in tempi recenti è praticamente diventata la versione della Giornata Internazionale dell'Uomo in questi paesi.
Save Indian Family, una importante associazione per i diritti degli uomini in India, ha iniziato una campagna per creare consenso sulla Giornata Internazionale dell'Uomo per il 19 novembre. Come primo passo ha accettato il 19 novembre per celebrare in India la festa dell'uomo.
domenica 6 marzo 2011
Sii allegro e divertente
Il divertimento è vitale per la felicità.lunedì 31 gennaio 2011
Il perdono
E' motivo di grande gioia per me poter condividere la mia entusiasmante "chiamata" alla vita dell'amore.
traverso il profeta Osea, dicendomi:"La attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore... Ti farò mia sposa per sempre... e tu conoscerai il Signore (Os. 2,14-20).Spesso ho letto e sentito: "Gesù ti ama come sei" ed è il Signore il nostro punto di riferimento, la nostra luce, che ci porta anche in braccio se gli consentiamo di farlo. Ma io, con tutte le mie povertà, le mie miserie, la mia difficoltà ad accettare l'errore mio come quello degli altri, riuscirò in tanto?
Perdonare, Amare quindi, e comunicare il mio disagio, la ferita all'altro che mi ha deluso, nella speranza che non accada più, che comprenda, perchè Amare... mi ricordo bene... vuol dire anche Non Uccidere...
Sono stata anch'io la tua pena, sono stata anch'io un ladrone, sono stata anch'io tra la folla a gridare contro l'adultera, ma non voglio discutere nessuna condanna. Sicuramente non meritiamo il dolore... chi può meritarlo? domenica 16 gennaio 2011
Una risposta all'amore
(…) I due astri più belli del firmamento, chiamati ad illuminare altri mondi, pregarono gli occhi di lei di assumere il loro posto. Se le stelle si fossero sostituite ai suoi occhi, e i suoi occhi prendessero il posto di quelle, lo splendore delle sue gote farebbe impallidire quegli astri. Come la luce del giorno offusca il chiarore di una lampada.Questo passo tratto da “Romeo e Giulietta” di Shakespeare indica come la donna sia protagonista dell’amore. Cosa può suscitare la bellezza e la delicatezza di una donna ad un uomo? Ma cos’è l’amore?
Grandi poeti hanno cercato di spiegare questo sentimento che adorna la vita, la riempie, essendo così essenza vitale.
Il poeta ha un animo sensibile e noi uomini siamo fatti di desiderio, siamo fatti di domande, e mai una risposta è sufficiente per l’anima.
Alla domanda: Beatrice o Laura non si può arrivare ad una conclusione affrettata, ma bisogna fare uno studio appropriato sulle tracce lasciate da queste donne a uomini che hanno rapito il cuore, e, ansimando per loro, si avviavano verso strade diverse. Sono Laura e Beatrice che hanno ispirato la poesia a due Grandi: Dante e Petrarca.
Se con Dante si ammira Beatrice, non si può amare Laura con l’amore di Petrarca. C’è una differenza. Per Dante la donna è un viaggio verso la salvezza. Per Petrarca, invece, è l’inizio di una perdita spirituale.
La donna di Dante vive come creatura spirituale che suscita ammirato stupore. Questa “angiola giovanissima”, nella Vita Nuova, si riveste di significati allegorici e mistici, che la sollevano concettualmente come “donna angelicata” coinvolgendo Dante in un cammino spirituale verso la salvezza e la perfezione che segna il passaggio di una vita profondamente rinnovata.
Nel sonetto “Tanto gentile e tanto onesta pare”, della Vita Nuova”, delinea una donna lodata per la sua bellezza che passa per via, che al saluto crea un’atmosfera mistica di onestà e soavità. I suoi tratti fisici acquistarono un significato spirituale, indicano un miracolo mostrato dal cielo.
Il compito salvifico della Beatrice terrena prelude a quella della Beatrice teologale che, nell’aldilà, si fa simbolo della scienza divina senza mai venir meno alla sua femminilità: corre in soccorso di Dante, quando egli si trova nella “selva selvaggia” e “oscura”, invocando Virgilio con amorosa e umana sollecitudine; gli appare austera, alla sommità del Purgatorio e lo rimprovera per il suo traviamento; poi diventa sua guida amorosa attraverso i cieli del Paradiso, in un’ascesa intellettuale, morale e religiosa che si conclude con la visione di Dio.
Dante con Beatrice è riuscito poeticamente a divinizzare l’umano nella Vita Nuova e a temperare il divino nella Commedia. Oltre l’eternità sopravvive “lo suo mirabile riso” (Vn.XXI,8) che lo aveva innamorato durante la vita: Beatrice, pur trasfigurata nella gloria della Beatitudine, è sempre stilnovisticamente ella e ridente” (Pd.XIV,79) pronta a vincerlo “col lume d’un sorriso” (Pd.XVIII,19).
Dante nella sua ascesa dal Purgatorio al Paradiso, narra nel primo canto, che tornato nell’Enoè, vede Beatrice volta a sinistra a fissare il sole. Anch’egli fa altrettanto e, riuscendo a sfrigolarvi gli occhi, scorge una grande luce. Tornato con lo sguardo a Beatrice si sente trasudare; pur non accorgendosene, sta salendo con la sua donna verso il cielo; solo da un fatto nuovo è colpito: una dolce armonia e una straordinaria luminosità.
La novità della dolce armonia e della grande luminosità suscita in Dante il desiderio di conoscerne le ragioni, poiché egli crede ancora di essere sulla terra. Beatrice che legge il dubbio nella mente di Dante, senza essere interrogata, gli spiega che essi stanno salendo velocissimamente verso il cielo.
Sorge in Dante un dubbio: come mai egli, corpo pesante, possa trascendere? Ne chiede la ragione a Beatrice e questa gli spiega come tutte le cose siano ordinate e dirette al proprio fine, per raggiungere una forza speciale, l’istinto dà loro l’impulso. Il fine dell’uomo è Dio, da cui però la creatura può, ingannata da beni fallaci, deviare volontariamente. Ma Dante è purificato (battezzato al fiume in purgatorio) e libero da ogni legame terreno, e per questa forza naturale tende verso Dio: ci sarebbe invece da meravigliarsi se in tale rinnovellata condizione fosse rimasto sulla terra, come se la fiamma viva non tendesse in alto verso la propria sfera.
Beatrice sorprende Dante con la sua presenza, lo fa vergognare delle sue distrazioni e dice di risentire i “segni dell’antica fiamma”. E’ la vista di Beatrice, nel finire della commedia che da commozione durante la lettura.
Altro che “giovanile errore” di Petrarca.
Il “Canzoniere” è il racconto di un itinerario del poeta in cui Laura non è nemmeno citata. Laura è descritta come bellezza terrena, oggetto di adorazione estatica, ma di palpitante desiderio. E’ rielaborata in modo nuovo. La sua immagine non contiene significati o riferimenti morali o religiosi.
Nella lirica “Chiare e fresche et dolci acque” sembra proprio di vedere un corso d’acqua che scorre, che vicino ad essa va a sedersi una donna che il poeta è innamorato. Riproponendo il motivo stilnovistico della donna intermediario tra la terra e il divino, egli, nella terza strofa, immagina Laura, commossa per la sua morte, che ottiene da Dio il perdono dinnanzi alla sua tomba.
Due figure diverse tra loro: Beatrice condusse Dante in seno a Dio, Laura deviò Petrarca dalla retta strada.
sabato 1 gennaio 2011
Buoni propositi per il nuovo anno
Cosa posso avere per il nuovo anno?




