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venerdì 16 agosto 2013

Bisognerebbe seriamente riflettere su quello che pensiamo degli immigrati oggi

 
ITALIANI
«Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.
Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane.
Si costruiscono baracche nelle periferie.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano in 2 e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano 4, 6, 10.
Parlano lingue incomprensibili, forse dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina; spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano sia perché poco attraenti e selvatici, sia perché è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro.
I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, di attività criminali».

Fonte: Relazione dell'Ispettorato per l'immigrazione del Congresso degli Stati Uniti sugli immigrati italiani, ottobre 1919.

Foto: migranti italiani in Alabama 1936

 
 

domenica 28 luglio 2013

Dubrovnik


 
Una città che mi ha stupito. La Croazia è bellissima e mi sono arricchita della sua arte, cultura e folclore. Sono rimasta incantata quando l'ho vista e come souvenir ho preso la classica candela fatta a mano, simbolo del commercio di questa città di mare.
La particolarità di questo posto è la sua spettacolare architettura, rimasta hai tempi del medioevo, con le sue pietre, castello e ponte levatoio. Il suo piccolo porto non consente l'attracco della nave da crociera, troppo grande, è così siamo scesi con le scialuppe, un'esperienza fuori dal comune.
 
 
 
 
Porto molto suggestivo della costa dalmata che, tra isole, insenature, baie e scorci molto pittoreschi, offre una delle panoramiche più deliziose della riviera adriatica di entrambe le sponde. Una città dell'esistenza molto avventurosa che risente in modo impensabili di radici veneziane, che sembrano lontane  e che, compaiono dietro ogni monumento e costruzione.
Porto di Dubrovnik
Basti pensare che il percorso principale che taglia in due la città vecchia  e che assomiglia in modo impressionante a qualunque altro borgo antico italiano, si chiama "Stradun", in veneto. E non è comunque difficile, tra i cognomi dei residenti trovare qualcosa di molto famigliare visto che anche i genovesi qui, hanno lasciato radici interessanti con i propri traffici e commerci.
Venezia fece sentire pesantemente la sua influenza anche nelle vicende storiche: ad ogni successo della Serenissima sull'Adriatico collaborava anche questa parte della costa dalmata che, con la crisi della repubblica marinara subì invece in modo molto pesante l'avvento del dominio turco che per altro, in questa zona, si dimostrò comunque rispettoso di palazzi e costruzioni che ancora oggi risentono del dominio dei San Marco.
Molto evidenti sono anche le tracce religiose, conventi e chiese; gli esempi più clamorosi in tal senso sono gli insediamenti francescani e dominicani che rappresentano anche un patrimonio culturale e artistico conservato e preservato con grande attenzione dai dalmati.
Molto pittoresca la zona collinare che sorge alle spalle di questa città, dedita con intelligenza e con molti investimenti, al turismo, ma anche al commercio, all'industria leggera e alla logistica marittima attraverso il suo scalo che è uno dei più attivi del Mediterraneo.
 

sabato 27 luglio 2013

giovedì 18 luglio 2013

Alla fine andrà tutto bene


Sono giorni freschi nonostante l'estate, compensa molto questo critico periodo che ha colpito tutto il mondo. Ricordo i tempi dove il globo era rapito dalla velocità delle informazioni con i mezzi di comunicazione tecnologici che hanno cambiato le sorti di tutti.
Fa piacere tutto questo cambiamento e si sperava a nuovi posti di lavoro, che all'inizio ci sono stati, ma ora siamo caduti in una crisi spaventosa. Si sperava che con l'arrivo di una moneta unica, l'Euro, ci fosse più aziende che assumevano giovani e non, invece ha creato difficoltà aziendali e i soldi gestiti male hanno provocato la chiusura di quelle aziende che ci credevano, perdendo anche la speranza.
Ma ormai è fatta! Inutile piangere sul latte versato. So che i politici che abbiamo in Italia non sono un ceppo di genio e pensano al loro tornaconto, e pur vero che li abbiamo eletti noi e non possiamo farci niente.
Alla fine andrà tutto bene, sono fiduciosa, il nostro destino non può essere  tutto nero.

martedì 16 luglio 2013

16 Luglio, Madonna del Carmine



Oggi, giorno della Madonna del Carmine, festa della mamma mia. Quante emozioni, quanti sentimenti per questo dì per alcuni comune. Le grazie che mi ha fatto partecipe la mia Madonna sono tante durante  tutta la mia vita.
Sono cresciuta con lei... accanto a lei.
Fin da piccola la mia famiglia seguiva il suo culto.
Seguiamo e rispettiamo ogni sua regola. Sarà per questo che ancora oggi festeggio questo giorno come fosse Natale.
La madonna a ricoperto di grazie me e la mia famiglia sempre e non immaginate la felicità che sento.
Il Fiore del Carmelo è questo, è il seguito ce l'ho consiglia Dio, se avete  fede..
 
 
 
La Storia
La storia della devozione alla Madonna del Carmine ha radici molto lontane nella memoria cristiana, infatti risalirebbe già all’epoca della III crociata (1189-1191).
In quegli anni tra quelli che partivano verso la Terra Santa, alcuni iniziarono a sen
tire l’esigenza di vivere una spiritualità più profonda, secondo il Vangelo, nella preghiera e nella carità. Per questo motivo si ritirarono come eremiti presso il Monte Carmelo, volendo imitare il profeta Elia, il quale stette per un certo tempo in quel luogo ed ebbe una viva esperienza di Dio (secondo i libri dei Re).
Questi eremiti non avevano un preciso fondatore, proprio perché dicevano di rifarsi al profeta, e il loro ideale di vita darà l’impulso iniziale per le prime regole dell’Ordine Carmelitano. Agli inizi del XIII secolo si riuniranno in una forma di vita più comunitaria stimolati da un primo riconoscimento da parte di S. Alberto, patriarca di Gerusalemme. Gli eremiti del Carmelo avevano scelto come patrona e protettrice la Vergine Maria, che pertanto iniziarono a chiamare “Santa Maria del Monte Carmelo”.
Spesso i titoli della Vergine si riferiscono a delle sue azioni (come la Vergine Odegitria di Bari, ovvero “Colei che indica la Via”), a delle qualità (la Vergine Addolorata), a degli atteggiamenti (la Madonna dell’Umiltà, a Prato), a dei titoli (la Regina Apuliae, nel Seminario di Molfetta e patrona della Puglia) o infine a degli eventi storici (la Madonna di Lourdes, in virtù delle apparizioni). Che cosa vuol dire allora il titolo di Vergine del Monte Carmelo o Madonna del Carmine? Il significato e la risposta sono nel nome stesso del monte.
Il Carmelo è una catena montuosa (lunga circa 39km) che nella tradizione biblica è sempre esaltato come il più bello dei monti. Esso è “il giardino fiorito di Dio” come dice il nome stesso “Carmelo”, il quale deriva dall’aramaico “Karmel” cioè “giardino”. Non è un caso che tutti i conventi carmelitani abbiano annesso un giardino e lo stesso dicasi per la nostra Confraternita (con un bel giardino interno) e la Chiesa (che conserva un antico chiostro risalente all’epoca dei padri carmelitani). Il titolo di Madonna del Carmine è dunque uno dei più alti e certamente dei più belli per la Vergine Santa perché è come dire che Lei è la realtà più bella di Dio, colei che di Dio ci vuole raccontare la Bellezza.
Ritornando alla vicenda storica dell’Ordine, aggiungiamo alcuni dati. Nel 1226 l’Ordine Carmelitano riceve la prima approvazione pontificia da Onorio III e dopo questa viene inserito tra gli Ordini mendicanti con le modifiche e le approvazioni di Innocenzo IV nel 1247. Sembra che la “tradizione sabatina” risalente a Giovanni XXII sia un falso storico (il fatto per cui la Madonna porterebbe in Paradiso le anime devote il primo sabato dopo la loro morte), mentre è un fatto importante la rivelazione di Maria a San Simone Stock; questo frate vide in sogno la Vergine che, consegnandogli lo scapolare, promise la salvezza di quanti lo avrebbero indossato con fede.
In pochi anni l’Ordine si diffuse in larga parte d’Europa, uscendo dunque dai confini della Palestina, e prendendo piede specialmente in Spagna, Portogallo e Italia. La storia di Grottaglie ha un forte tratto carmelitano. Alcune fonti fanno risalire l’arrivo dei primi padri carmelitani al 1505. In Puglia vi erano già altri 7 conventi e il loro numero crescerà fino a 25 attorno al 1650. La fraternità di questi monaci fu la prima a raggiungere la terra di Grottaglie e dunque andò a costituire, in ordine cronologico, la seconda delle attuali sette parrocchie. Infatti esisteva già un ben nutrito numero di sacerdoti della Collegiata (la Chiesa Madre) e solo diversi anni dopo verranno i padri Minimi (1536) e i Cappuccini (1546). Per la costruzione del monastero i religiosi poterono beneficiare della donazione del suolo, di alcune case e di una grotta; tutto questo era dono di don Romano de Romano, presbitero della Collegiata.
Nella grotta vi era affrescata una effige della Vergine Maria, nota con il titolo di Madonna della Grotta, la quale testimonia un culto a Maria precedente a quello carmelitano. Tale effige nel corso dei secoli fu spostata nella parte superiore della Chiesa, come testimonia un antico documento, lo Status Conventus (1703) opera di don Paolo D’Alessandro (1659-1744). Quando poi si chiuderà la cripta, si perderà la memoria storica del resto del patrimonio del Carmine; ad esempio rimarranno per secoli nell’oblio gli affreschi di Sant’Apollonia e Santa Caterina d’Alessandria, sepolti fino al 1998 con il resto della cripta. La storia carmelitana di Grottaglie vide nel tempo diversi uomini illustri portare il nome della città fuori dalle sue mura. Oltre ai numerosi capitoli provinciali carmelitani dei sec. XVI e XVII, passò di qui uno dei padri generali, il Fantoni. Il Carmine diede inoltre i natali al p. Antonio Marinaro Senior (1500 ca. - 1580). Questi fu reggente per la provincia di Puglia per 36 anni, lavorò presso la curia romana come Procuratore Generale dell’Ordine e, fatto ancor più prestigioso, fu uno dei teologi del Concilio di Trento. Altro personaggio illustre fu il nipote, il p. Antonio Marinaro Junior (1605-1689). Come lo zio fu molto apprezzato per l’elevata dottrina teologica tanto che fu per tre volte provinciale della provincia romana. Morirà come vescovo titolare di Ostia e Velletri.
Dell’epoca seicentesca ricordiamo anche il p. Maestro Cesare Tripalda, p. Domenico Antonio Basile e Giovanni Stefano Verga. Dell’epoca settecentesca e ottocentesca sono gli altrettanto famosi p. Maestro Francesco Paolo Quaranta, segretario generale dell’Ordine; p. Giovanni De Laurentis, nominato da Benedetto XIII vescovo di Capri; p. Nicola Maria Ricchiuti, primo Priore Generale dell’Ordine in tutta la storia del Mezzogiorno; p. Pietro Antonio Carrieri, filosofo e letterato all’interno della provincia pugliese. Al nostro secolo appartengono invece parecchi sacerdoti ancora operanti nel clero italiano.

Tratto dagli scritti de "La Madonna del Carmine"
 
 
Il Miracolo della Madonna del Carmine a Grottaglie
Grazie al ricordo degli anziani centenari, ancora perfettamente lucidi e coscienti, possiamo rendere testimonianza di un miracolo avvenuto a Grottaglie ad una devota della Vergine del Carmelo, sposa e madre di due figli. Portare lo scapolare, che a Grottaglie viene chiamato abbitinu, è stato sempre per i devoti carmelitani la sintesi efficace di una spiritualità mariana, che non solo alimenta la devozione dei credenti rendendoli sensibili alla presenza amorosa della Vergine nella loro vita, ma anche protezione e salvezza verso tutti i pericoli terreni.
Grottaglie, anno 1910, Corso Garibaldi (oggi Via Garibaldi) allora una delle principali vie del paese. Su un balcone di una abitazione nei pressi dell’ex Farmacia San Ciro una donna gravida all’ottavo mese è affacciata per vedere la gente che transita. Il suo nome: Maria Quaranta, classe 1880, coniugata Annicchiarico e già madre di due figli. E’ alla sua terza gravidanza. Una donna devotissima alla Madonna del Carmine; porta sempre con se l’abbitino di stoffa, come segno di appartenenza alla famiglia carmelitana. La tragedia si consuma in poco tempo; senza alcun preavviso un tratto di balcone cede di colpo per la rottura del pavimento, realizzato in pietra dura come era di consuetudine allora. La signora cade insieme al lastrone di pietra sulla strada da un’altezza di circa sei metri. Tanta gente assiste all’evento; la signora urla e nella disperazione invoca ad alta voce la Vergine dicendo: “Matónna tlu Carmunu méa, aiutami tu”. Stranamente quella donna gravida cade in piedi, come si suol dire, senza rovesciarsi per terra, nonostante il peso del nascituro che aveva in grembo. Non ha un graffio, non si è procurata nemmeno una storta agli arti inferiori, non ha subito alcun danno. Come se avesse planato su una nube adagiandola per terra. Un evento straordinario miracoloso che destò nei presenti meraviglia e nello stesso tempo voglia immediata di pregare e cantare. Alla signora Maria dopo un mese nacque una bambina, sana e bellissima, a cui fu posto il nome di Carmela. Per ringraziare la Vergine quella famiglia fece rifare il pavimento alla cappella della Madonna, dove c’è l’altare privilegiato, sostituito successivamente da lavori di restauro. Quanto descritto non vuole in nessun modo precedere in nulla il giudizio che compete esclusivamente alla Chiesa, ma solo testimonianza di un fatto avvenuto tanti anni fa, che tante generazioni hanno definito un vero miracolo.
Tratto dal sito "Grottagliesità" 

sabato 13 luglio 2013

Il bacio del mare


Ricordate quest'immagine qui accanto?
In questa favolosa foto che ha fatto il giro del mondo e che segna la fine della seconda guerra mondiale, un marinaio bacia la prima donna che gli capita davanti, un'infermiera, in una Times Square di 65 anni fa.
Questo bacio così spontaneo e genuino oggi è diventato realtà.
A Civitavecchia, Steward Johnson, lo stesso scultore che ha realizzato la Marilyn Monroe gigante a Chicago, ha creato una nuova scultura: questa volta si è ispirato proprio alla foto del marinaio e ha plasmato un'opera d'arte meravigliosa.
Alta 9 metri e con un peso di 60 tonnellate, la scultura è stata soprannominata Il bacio del mare e ricorda tanto tutti quei marinai che, prima di ogni missione, lasciano la propria amata, con la speranza di rivedersi dopo qualche mese.


martedì 2 luglio 2013

5 Luglio 2013 - Tavolo Informativo Ipercoop, Taranto



 
Venerdì 5 Luglio, dalle ore 18,00, in collaborazione con l'A.P.E.Onlus, saremo presenti nella Galleria Ipercoop (Centro Commerciale Mongolfiera) per informare e sensibilizzare i cittadini su una patologia molto diffusa e altrettanto sconosciuta: l'ENDOMETRIOSI.

I disturbi riconducibili a questa malattia sono legati al dolore cronico, in particolare durante i rapporti sessuali, il ciclo mestruale e durante l'ovulazione, a ricorrenti coliche intestinali e cistiti, infertilità, mal di testa e a volte acne.

In Italia circa 3 milioni e mezzo di donne in età fertile, (1 donna su 8, per non contare chi ne è affetta inconsapevolmente e chi attende ancora una diagnosi che può giungere anche dopo dieci anni), sono affette da “endometriosi”, malattia complessa originata dalla presenza anomala del tessuto che riveste la parete interna dell’utero, endometrio, in altri organi quali ovaie, tube, peritoneo, vagina, intestino. L’endometriosi è una malattia subdola che se non diagnostica tempestivamente provoca infiammazioni croniche, aderenze ed infertilità. Gli effetti collaterali associati alla malattia impediscono spesso una normale vita sociale, familiare ed anche professionale.

Facciamo un appello a chiunque dovesse riconoscersi nei sintomi, o a chi riconosce un’amica o una parente, a raggiungerci nel giorno indicato, perché per una malattia per cui non esiste una cura definitiva, l’unico modo per arginare i danni è essere informati. La diagnosi precoce può evitare l’infertilità.

Il comitato Taranto LIDER e le volontarie Laura Epifani, Lucia Pinto, Chiara Chiochia e tutte coloro vorranno aiutarci, vi aspettano per un'informazione e una parola di conforto.

mercoledì 26 giugno 2013

Incantevole Venezia


Venezia, la città dell'arte, della malinconia e del prestigio: questo straordinario scenario architettonico si sorregge su un arcipelago d'isolette, separate da una rete di Canali valicati da circa 400 ponti, un tempo di legno, poi sostituiti con altri in pietra, tutti ad arco. Il canale principale, che forma la maggiore arteria cittadina, è il celebre Canal Grande: valicato da tre grandi ponti, che ha la forma di una gigantesca 'S' rovesciata e divide la città in due parti disuguali a loro volta suddivise in sei sestieri: Cannareggio, San Marco e Castello sulla riva sinistra; Santa Croce, San Paolo e Dorsoduro su quella destra del canale. La viabilità acquatica, con gondole, barche, vaporetti, motoscafi, barconi, che fungano da taxi e mezzi di trasporto per persone e merci, prevale decisamente sul sistema di circolazione terrestre, costituite da poche vie principali e da un intrico di "calli", anguste e tortuose, che si sviluppano tra canali, rii, campi (piazze adiacenti alle chiese), campanili e fondamenta (vie che fiancheggiano i canali) che quasi mai sono percorribili con auto o moto. La singolarità dell'ambiente si spiega con la sicurezza che la posizione offriva dagli attacchi del mare e dei nemici: di fatto Venezia fu fondata da alcuni nuclei di profughi di Spina, Andria e Aquileia in seguito alla calata degli Unni nel V secolo d.C. Governata dai "Tribuni marittimi" e poi dal Doge sotto la protezione dell'impero bizantino, nel IX secolo la città divenne un gran porto commerciale, con una funzione di collegamento tra i mercati d'oriente ed occidente attraverso l'Adriatico: ma il suo predominio commerciale  si trasforma ben presto anche in prestigio militare. In pochi anni riuscì a dominare tutte le coste orientali dell'Adriatico spingendosi fino all'Oriente colonizzando territori e assicurandosi mercati di gran rilievo, rivaleggiando sul mare con Genova e le altre repubbliche marinare per affermare il proprio incontrastato dominio. prima i turchi, che scalzarono i veneziani da molte colonie orientali, e poi i fermenti della rivoluzione francese incrinarono questo perfetto governo aristocratico dove commercio e forza militare si sostenevano a vicenda. Nel 1797 una Venezia ormai molto indebolita, è assoggettata dal trattato di Campoformio all'Austria e, solo in seguito, è annessa all'Italia. Il Canal Grande, soprattutto se percorso in battello, offre una rapida visione d'insieme dei palazzi più belli di Venezia: dall'Accademia alla Cà d'Oro, dal Casinò al Palazzo della Biennale, dall'Università alla Chiesa della Salute fino al celeberrimo Ponte di Rialto, per arrivare a piazza San marco, dove il canale si apre e forma un'ampia molto ansa molto ariosa. La piazza, cuore di Venezia e simbolo dei veneziani, è un gioiello architettonico, una delle piazze più belle d'Italia, un miracolo in trachite e pietra d'Istria. Qui si
svolgevano un tempo le cerimonie religiose e civili e le magiche feste del Carnevale. I caffè ed i negozi che la circondano sono tutt'ora un vivace punto d'incontro della città. Di particolare rilievo è la lavorazione del vetro che è prodotta nell'isola di Murano da numerose aziende artigiane, maestre nella produzione di vetro soffiato e cristalli artistici. Molto bella è difficilissima, è la produzione delle così dette "murrine", decorazioni artistiche nelle quali il vetro colorato è soffiato e tagliato all'interno di globi di vetro limpido con grande maestria e straordinaria precisione. D'estremo interesse e poi la produzione dei merletti. Gli specchi veneziani, realizzate con le tecniche antiche, foglia d'argento su una lastra di vetro, arricchiti di cornici, sempre in vetro, dalle forme sinuose, plastiche e svolazzanti, continuano ad essere prodotti in numerosi laboratori artigianali.

sabato 1 giugno 2013

Roma e i Romani



...sul lungo Tevere
Vi ho mai parlato della mia formazione professionale?
Beh, poco importa, perché voglio raccontarti dove mi sono formata: a Roma.

Il bacio del mare

Qui in Puglia, non ci sono molti corsi da seguire, così li ho fatti tutti a Roma...e di Roma me ne sono innamorata.
Non voglio raccontarvi della solita pappardella sul Colosseo, i Fori Imperiali o la Fontana di Trevi, ma voglio raccontarvi della vera Roma e i Romani!


Scorcio di Trastevere




Il primo impatto che ho avuto con questa grande città è stato indimenticabile. Ricordo ancora le palpitazioni quando sono entrata a Termini: la gente t'investiva con la sua fretta e il suo continuare a guardare l'orologio, ho pensato: "Eterni ritardatari?"...come Eterna è la loro città.
 
Cartelli a Trastevere
Cartelli a Trastevere
La carrellata di bar, tavole calde e negozi fanno da contorno alle valigie e i troller che scorrono lungo i corridoi affollati. Poi una lunga e immensa vetrata, altrove Piazza Cinquecento. Da lì comincia la vera Roma: le straordinarie chiese, le fontane e i monumenti storici sono la meta di molti turisti, ma io ho notato un'altra Roma: quella dei Romani, quella di Trastevere, quella della gente buona che incontri sul tram e gli chiedi informazioni, e poi ti salutano e ti dicono: "Ti vengo a trovare" e lo fanno sul serio, perché a loro poco importa che ti conoscono, a loro importa che tu non sia sola e ti senti a tuo agio in questa meraviglia in cui vivono.


Trattoria tipica Trasteverina
Porchetta

E' bella Roma. Sono belli i borghi, gli angoli, le antiche botteghe, i cartelli che appendono per far turismo... questa è Roma... la semplicità la schiettezza di gente che si sente Romana.


Roma è questa...Quella che vedete nelle foto!
 
 

 
Fontana dei borghi
 


Queste sono solo poche foto scattate. Ho preso le più significative e care al mio ricordo. Ho voluto darvi un assaggio invitandovi a non innamorarvi dei grandi monumenti, ma della sua storia, la sua cucina, della gente e la semplicità. 

sabato 11 maggio 2013

Il dolore dell'Endometriosi


Carissime donne,
donne come me...
... donne con Endometriosi...
Ho voluto scrivervi tramite il mio blog perché non c'è la faccio più.
Dopo questa nottata, ancor più faticosa di tutte le altre, ho voluto accendere il computer e raccontarvi quello che sto passando, perché non ho altri punti di sfogo che questo spazio creatomi, perché tal volta la gente non comprende davvero la gravità della malattia, perché spero che le autorità politiche e sanitarie si sensibilizzano e si rendano conto della grande difficoltà che viviamo ogni giorno.
La mia storia la conoscete. Il 7 febbraio 2012 mi sono operata di Endometriosi, IV stadio. Il mio medico ha preferito una struttura specializzata, Lecco, perché in Puglia non ci sono mezzi e strumenti per poter affrontare un intervento così complicato. Grazie alla fiducia che ho riposto il mio medico mi ha salvato dalla terribile condanna della stomia (l'ano artificiale, quello che volgarmente chiamano busta).
Ora, ha distanza di un anno risento gli stessi sintomi, precisamente da fine gennaio che ho continui dolori, emorragie e stanchezza eccessiva, soprattutto quando torno da lavoro.
Il 28 febbraio ho avuto la certezza che l'Endometriosi si è riformata e da poco ho scoperto che si è ramificata in varie parti del corpo... come un anno fa!
Ditemi voi se si può vivere così...
Mi alzo la mattina, ringrazio Dio di avermi dato la forza per farlo, anche se hai passato una notte  difficile, insonne dai dolori, legata a quel letto a cercare posizioni che ti diano refrigerio, a pregare che finisca presto e di addormentarmi perché le gambe e l'addome ti pesano, e la tua pancia è la tortura più insopportabile che puoi avere attaccata al corpo. "Maledetto corpo!" Dici "Un giorno arriverà il momento che ti sostituirò! Per una sera che passi con gli amici il giorno dopo mi riduci una pezza!".
Che fatica non stare bene.
Poi, mi alzo per andare a lavorare, e prego Dio che non succeda nulla che mi dia fastidio. Prego sempre che le cose che farò non siano inerenti al piegarmi in due, a salire scale di continuo, a prendere pesi, a non affaticarmi. Questa è la mia giornata lavorativa: pregare Dio di non affaticarmi troppo perché arrivo così stanca che nemmeno una doccia e una dormita mi rigenera, perché so che mi aspetta una notte di fatica e dolore. Ma nella sventura ho la fortuna di avere colleghi molto umani e comprensivi e mi vietano di prendere pesi e piegarmi più volte. Sono davvero molto fortunata.
Mi alzo per sistemarmi casa, ma i dolori cronici sono insopportabili, e siccome sai che devi affrontare una giornata lavorativa e sai che devi rendere, trascuri il tuo sogno, cioè una casettina confortevole. Ma, sempre grazie a Dio, arriva tuo marito che ti rasserena e ti dice: "Non preoccuparti per casa. Stai a letto, non fare sforzi". Così arrivano i rinforzi, mia madre e mio fratello si occupano di me e della casa.
Che grande dono che ho. E mi chiedo come fanno quelle donne che non hanno nessuno? Che non hanno un lavoro sicuro? Che non hanno un marito comprensivo come il mio? Come fanno?
Ma vi rendete conto di quello che passiamo noi donne quando i focolai si infiammano, e prendiamo solo antidolorifici che dopo sei ore non hanno più effetto?... Vi rendete conto che abbiamo bisogno di aiuto! Aiuto concreto! E non le semplici espressioni buttate al vento? Vi rendete conto?
Alcuni mi chiedono: "Ma come è il dolore dell'Endometriosi?".
Secondo voi è il caso di descriverlo?
Secondo voi è il caso di dirvi il calvario che provo giorno dopo giorno? E' il caso di dirvi di far finta di niente se vedi il sole? E' il caso di dirvi di far finta di essere malata davanti quella gente ignorante, gretta e falsa? E' il caso di dirvi che sei l'ultima della lista quando cerchi aiuto dai medici e dal pronto soccorso incompetente? E il caso di dirvi il dolore psicologico che provo?
Tutto questo non è la descrizione di un dolore di Endometriosi?
Lux
 

domenica 21 aprile 2013

La Primavera

Siamo molto indietro quest'anno con le fioriture. Il tempo ci ha regalato pochissime giornate di sole.
La natura comunque segue il suo corso e le prime corolle nonostante tutto si sforzano di regalare profumi e colori...

La primavera, cosi' come ogni altra stagione e' un vero maestro di vita.
Noi esseri umani, possiamo imparare tanto da Madre Natura e mettere in pratica i suoi saggi consigli silenziosi ma ben visibili.
Ecco 5 saggi consigli  dalla Primavera:

Risveglio
Le piante, i fiori che consideravamo "morti" in inverno, come risvegliati da una forte energia di Luce rinascono in primavera.
Un albero non penserebbe mai di far nascere le sue foglie d'inverno, quando non c'e' il clima e l'energia necessaria.
Impariamo a cogliere al momento giusto l'energia del Risveglio.

Pazienza
Bisogna imparare a lasciare che le cose accadono al momento giusto.
Quando il momento propizio giunge, le cose nasceranno da se', senza bisogno di lotte e di preoccupazioni. Sono inutili le pressioni per fare nascere qualcosa prima del tempo, in quanto ogni cosa ha bisogno del suo momento e della sua energia.
Ricominciare da capo

La Primavera ci ricorda che c'e' sempre la possibilita' di ricominciare da capo. Dopo l'inverno dormiente, una nuova Primavera da' la possibilita' a tutti i fiori di rinascere.
Accettare il cambiamento

Il cambio delle stagioni ci comunica con armonia che nulla e' per sempre e che ogni albero, ogni fiore attua un cambiamento a secondo della stagione in cui vive, cambiando con essa e non contro di essa.
Non perdere l'occasione
Nessun fiore rifiuta di nascere in primavera, poiche' l'occasione di questa energia di rinascita altrimenti non si presentera' piu' per un altro anno.
Quando e' il tuo momento, spogliati delle tue paure e lascia che il tuo fiore interiore possa sbocciare.
Enjoy !!

giovedì 18 aprile 2013

Aprire finestre di futuro

Il buongiorno si vede da... #sticazzi!!! Si può dire in un blog? O me lo oscureranno?
Poco importa quando dentro non riesci ad aprire finestre di futuro.
Cosa mi offre questo paese?
Non ho mai saputo rispondere e vedere risposte a questa domanda. L'unica cosa che noto e il mio piccolo che sta diventando un grande problema. Solo in alcune giornate, dove ,magari un incontro o una telefonata, ti fanno aprire  quella inaspettata finestra sul futuro, ma immediatamente si chiude  per aprire quelle delle delusioni.
Varie finestre sono chiuse e non so quando si riapriranno. Si aspetta un'era migliore, un momento migliore, o magari delle giornate migliori.

mercoledì 17 aprile 2013

Vivere questo compleanno

Oggi è il mio compleanno, ma non ho voglia di festeggiare. La mia luna sta cambiando, sarà l'endometriosi che mi ha cambiato. Quest'anno odio festeggiarlo, odio festeggiare qualcosa che non ha un perchè.
L'anno scorso ho avuto tanti motivi per farlo, ma ora no. Sento solo quella rabbia che mi sale dentro e che non riesco a reprimere, a calmare. Nemmeno evocare Dio serve ad addolcire il mio dolore.
Non è giusto che questa mia pena inizi quando mi sveglio e non finisca quando vado a letto!
Oggi festeggio il mio compleanno?
Nemmeno sotto colpi di pistola mi convinceranno a farlo. La mia testa è troppo impegnata altrove. Eppure faccio le differenze. Le differenze di soli dodici mesi e le sue giornate positive, e mi dico: non si può vivere di pochi giorni di felicità...
Potrei concentrare la mia vita altrove e vivere di cose dove ne vale la pena farle, ma non riesco a trovare sbocco a questo buio che mi ha invaso l'anima.
Si dice che per ogni stella in cielo che brilla una lo faccia per te... non capisco perchè sia coperta da nuvole...

lunedì 8 aprile 2013

Evocare la primavera

Cosa bisogna fare per chiamare la primavera?
Questa bella stagione non si decide mai ad arriva. Tutta la penisola è invasa da getti di mal tempo, e col il tempo anche il nostro umore non decide di cambiare. L'aria è sempre così lunatica che sembriamo essere ancora secchi e bui come l'inverno, che in teoria deve essere passato, ma in pratica...

domenica 31 marzo 2013

Buona Pasqua

Ti ho trovato in tanti posti, Signore.
Ho sentito il battito del tuo cuore nella
quiete perfetta dei campi, nel tabernacolo oscuro di una cattedrale vuota, nell'unità di cuore e di mente di un'assemblea di persone che ti amano.
Ti ho trovato nella gioia, dove ti cerco e spesso ti trovo.
Ma sempre ti trovo nella sofferenza.
La sofferenza è come il rintocco della campana che chiama la sposa di Dio alla preghiera.
Signore, ti ho trovato nella terribile grandezza della sofferenza degli altri.
Ti ho visto nella sublime accettazione e nell'inspiegabile gioia di coloro la cui vita è tormentata dal dolore.
Ma non sono riuscito a trovarti nei miei piccoli mali e nei miei banali dispiaceri.
Nella mia fatica ho lasciato passare inutilmente il dramma della tua passione redentrice, e la vitalità gioiosa della tua Pasqua è soffocata dal grigiore della mia autocommiserazione.
Signore io credo. Ma tu aiuta la mia fede.
Madre Teresa di Calcutta

giovedì 21 marzo 2013

21 marzo: Primavera?

 
Oggi, 21 marzo, è primavera, ma non appare come il classico giorno quete con vento primaverile che sfiora il viso e i capelli. Fuori il cielo nuvoloso minaccia pioggia, e in gran parte d'Italia fa freddo. Il mal tempo incombe e sembra arrivare tardi la bella stagione.
E’ vero, la primavera tarda ad arrivare ma c’è da dire che questo inverno mi ha regalato dei momenti meravigliosi.

Fuori c'è vento e pioggia, ma io penso solo alle cose belle.  Rintanata nella mia cucina, intenta a scrivervi con un arrosto nel forno, un semplice sugo al pomodoro sui fornelli, vivo questa strana giornata affianco la mia finestrella del pozzo luce e aspetto il pranzo, momento armonioso insieme alla cena...

martedì 12 marzo 2013

La genesi della mela

 
Nella mitologia Greca Gaia, la Madre Terra, regalò a Zeus ed Hera un albero carico di mele d'oro nel giorno del loro matrimonio. Vigilato da Ladon, il serpente che non dorme mai, l'albero era stato posto nel giardino delle Esperidi, figlie della Stella della Sera. Le Mele d'Oro di quell'albero divennero il centro di tante, famose storie d'amore, tentazione e corruzione, passando dal rapimento di Elena di Troia, fino al racconto della sconfitta e conseguente matrimonio di Atlanta.
E, come si sa, la Storia non cambia : sia che si parli di Adamo, Iduna, delle Esperidi o di Avalon , l'idea che l'uomo ha del paradiso è rappresentata da un giardino in cui abbondano gli alberi da frutto: la loro irresistibile sensualità e la conseguente, calamitata seduzione.
Per quanto ci è dato sapere i nostri antenati sono sempre stati innamorati della frutta : infatti è l'unico alimento – a parte il latte ed il miele – che la natura ci regala quanto è nella sua forma migliore e la mela, in tutto questo, ha una sua storia particolare : è da sempre associata a simboli anche estremi tra loro. Se da una parte la troviamo a simboleggiare l'amore, la bellezza, la fortuna e la salute, il conforto, e la saggezza, dall'altra la troviamo testimone di tentazione, sensualità e sessualità, virilità e fertilità.
Non stupisce, date le connotazioni sessuali, ma anche romantiche, che le mele venissero considerate l'ideale fine pasto : non solo avevano un sapore squisito ed aiutavano la digestione, ma venivano interpretate come potente afrodisiaco che preannunciava i piaceri del dopo pasto. Nessun dubbio quindi riguardo al fatto che le mele venissero considerate il miglior frutto che la terra potesse regalare e per questo assai ricercate: alberi di mele presero sin da allora il posto che gli spettava nei giardini dei potenti e delle personalità di tutto il mondo.

domenica 17 febbraio 2013

...Un momento per ascoltare


Un uomo si mise a sedere in una stazione della metro a Washington DC ed iniziò a suonare il violino; era un freddo mattino di gennaio. Suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti.
Durante questo tempo, poiché era l'ora di punta, era stato calcolato che migliaia di persone sarebbero passate per la stazione, molte delle quali sulla strada per andare al lavoro.
Passarono 3 minuti ed un uomo di mezza età notò che c'era un musicista che suonava.
Rallentò il passo e si fermò per alcuni secondi e poi si affrettò per non essere in ritardo sulla tabella di marcia.
Alcuni minuti dopo, il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una donna tirò il denaro nella cassettina e senza neanche fermarsi continuò a camminare.
Pochi minuti dopo, qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma l'uomo guardò l'orologio e ricominciò a camminare. Quello che prestò maggior attenzione fu un bambino di 3 anni.
Sua madre lo tirava, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista.
Finalmente la madre lo tirò con decisione ed il bambino continuò a camminare girando la testa tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini.
Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi.
Nei 45 minuti in cui il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero un momento.
Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente. Raccolse 32 dollari. Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno applaudì, ne' ci fu alcun riconoscimento.
Nessuno lo sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei più grandi musicisti al mondo.
Suonò uno dei pezzi più complessi mai scritti, con un violino del valore di 3,5 milioni di dollari.
Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto esaurito al teatro di Boston e i posti costavano una media di 100 dollari.
 Questa è una storia vera. L'esecuzione di Joshua Bell in incognito nella stazione della metro fu organizzata dal quotidiano Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone. La domanda era: "In un ambiente comune ad un'ora inappropriata: percepiamo la bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?".
 Ecco una domanda su cui riflettere: "Se non abbiamo un momento per fermarci ed ascoltare uno dei migliori musicisti al mondo suonare la miglior musica mai scritta, quante altre cose ci stiamo perdendo?"
Tratto da un articolo americano, il "Washington Post"

sabato 9 febbraio 2013

❤❤❤ 17/12/2012 ❤❤❤

E' passato più di un mese dal giorno del mio matrimonio e dentro sento ancora l'emozione di quei momenti magici.
Difficile raccontare tutto quello che è successo. Mentre percorrevo la navata della chiesa, dentro di me, pensavo che quello che provavo in quel momento non li avrei mai più vissuti, e desideravo  non finisse mai.
Ho goduto ogni istante vissuto di quel giorno, consapevole che non averrà mai più e il ricordo rimarrà sempre nel mio cuore.
La cerimonia, momento prezioso della festa, è stata intima, carismatica e sentita.
Dopo la camminata al braccio di mio padre tutto si è  svolto in brevissimo tempo, tanto da non farmi rendere conto di nulla. Durante la cerimonia non mi sembrava vero di avere molte persone alle mie spalle. Mi sentivo sola col il mio futuro sposo, il celebrante e la mia famiglia.
E' stato tutto perfetto: la musica, la cantante lirica, il coro, i fiori e l'uscita dalla chiesa con il lancio del riso, un turbinio di emozioni. I saluti con amici e parenti sul sagrato, baci, abbracci e complimenti si sono susseguiti alla velocità della luce non facendomi capire più nulla.
Durante il tragitto per raggiungere il ristorante tutto quello vissuto sembrava quasi irreale, in quel momento, in auto, esistevamo solo noi, i nostri volti sorridenti, i nostri sguardi felici di aver realizzato un sogno.
Il pranzo, l'animazione e il violino ci hanno sviati dal sogno in corso e la conclusione con una torta maestosa, decorata con calle bianche e rose rosa, ci ha semplicemente lasciati senza parole.
Momenti magici per un  giorno da fiaba...❤