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lunedì 21 ottobre 2013

Tesori d'autunno

 Ottobre in natura compare di caleidoscopi colorati negli alberi.
In autunno, come ogni anno, la natura scandisce il tempo in modo unico.
Foglie che t'immergono in un mondo che aspetti tutto l'anno, se sai apprezzarne l'essenza. Una strada, un viottolo, un piede che ogni tanto scalcia un sasso e preme su foglie che prima appartenevano ad un ramo. Foglie che volano via, come i nostri desideri, le nostre speranze. Sono tesori a cui teniamo e sono dentro di noi.
Ed eccola, quella sensazione che da tempo speravi. Il profumo del mosto nelle cantine, la cucina sporca di marmellate d'autunno, la brezza della mattina quando si apre la finestra. L'odore delle castagne arrostite sulla brace. Le mele e la cannella...
Vivrei per sempre di queste sensazioni, ormai sono parte di me. Vivo di questo ossigeno per accorgermi che il mio mondo è colorato, è bello, è pieno d'amore.
 

Credo che esista

Pensi che esista da qualche parte qualcuno che possa interrompere la nostra solitudine?
A volte credo che per quanta intimità possa esistere in un rapporto, resterà sempre un velo d'incomprensione impossibile da cancellare.
 
Si io credo che esista.
 Credo che se trovi quell'unica persona su mille, tutte le incertezze e i limiti si dissolvano da soli. Ma devi trovarla. Poi tutte le altre sono  conoscenze, ed è con loro che il velo rimane.
Credo che ci sia qualcuno che è nato e vissuto come ognuno di noi. Come un'anima gemella.

domenica 20 ottobre 2013

Buongiorno!


BUONGIORNO MONDO!
Un buongiorno speciale a chi ha perso la speranza, a chi sta cercando di avverare un sogno, a chi lo deve ancora cercare, a chi si emoziona con poco e a chi si trova nel buio e sta facendo di tutto per illuminare il proprio cammino!

Adoro l'autunno...
sarà il fresco, i mandarini, le castagne e i cachi...
saranno i colori rossastri della natura, sarà che è sempre vicino il Natale...
#aspettando il Natale

sabato 19 ottobre 2013

Quando si vive l'autunno

Fuori vive l'autunno e la fresca aria mi avverte dei primi brividi di freddo sulla pelle.
Cosa non darei per vivere tutto l'anno in autunno.
Autunno. La stagione delle fresche malinconie, delle passeggiate fuggiasche con indosso una felpa e con le mani in tasca, coi capelli sciolti al vento, ma col sorriso di godere un paesaggio colorato. Ambra, rosso, marrone, sono i colori che padroneggiano la natura e che davanti agli occhi si fanno largo meravigliati. Sospesa in questo paradiso in terra, chiusa nella mia cucina, sogno le mie lunghe passeggiate, i miei brividi con le mani in tasca alla felpa. Il mio viso rivolto in alto ad ammirare lo spettacolo più bello all'anno. La fresca essenza della natura esplode in una magia ineguagliabile.
Poi ritornare a casa e gustarti una passione unica: tè e cupcake, quelli buoni quelli al cioccolato e panna. Quelli che ti riscaldano dopo una lunga passeggiata ammirando la natura.
Ogni giorno, in questo periodo, mi sento avvolta di tanta magia. Tutte le mattine quando mi alzo bevo il tè, è il colore del tè mi ricordano le foglie che, come camaleonti, si trasformano  e indossano una nuova veste. Anche quando è inverno, o primavera, o estate.
Aspetto con ansia la grande traslazione dell'autunno. La sua presenza mi fa sognare e avverare ciò che desidero.

giovedì 17 ottobre 2013

Gocce migliori di speranza

Mi piace l’autunno.
Mi piace guardare fuori dalla finestra della camera della mia cucina e vedere le foglie catturate dal vento.
Mi piace il primo freddo, le coperte e il tè caldo.
Mi piace uscire nella bianca atmosfera autunnale, nella fredda natura che si riempie di caldi colori.
Mi piace il cambiamento, quando nella mia vita le vecchie foglie cadono, per lasciare spazio ai nuovi germogli.
Vorrei che fosse sempre autunno nella mia vita, come fuori dalla finestra della mia cucina.
Francesco Guccini disse: “Però non la sopporto 
la gente che non sogna.” E l'autunno è la vera bella stagione per sognare.
Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole.
E' difficile vivere questa sensazione, solo pochi condividono questo miracolo della natura. Dio ci ha donato l'autunno perché vivessimo l'era dei cambiamenti, delle scelte e delle decisioni. Non può arrivare in noi una folta primavera se prima non ci lasciamo spogliare dalla grazia dell'autunno. Autunno vuol dire decidere. Autunno vuol dire ammirare. Autunno vuol dire cambiare. E come noi, seduti davanti ad una finestra, vediamo l'autunno portar via i colori dell'estate al mondo e a vestirla di nuove sfumature, così dovremmo far noi. Il mio autunno è stato è sarà sempre l'era del mio cambiamento anche se questo comporterà, per la maggior parte dei casi, dolore. Ma un dolore buono. Un dolore facile da sopportare. Un dolore che si nasconde facile quando piove.
Il dolore buono è qui, ora, nel profumo di tutto ciò che rifiorisce... nella chiassosa allegria degli uccelli che emigrano... e nelle voci di bambini gioiosi che giungono dalla strada. Il dolore buono è qui, nel vento che soffia impetuoso e porta via le foglie, è sveste il mondo.
Il dolore buono e solitario , silenzioso e non si racconta a nessuno, è l'energia sufficiente a sgretolare la speranza, è la consapevolezza di aver avuto quattro occhi...  che non vedevano per uno... di aver parlato urlando con due voci, non essendo neppure sentiti... ora appare così la figura di quella felicità che ho voluto con tutto il cuore... e che per momentaneamente se ne è andata... e volo alto, perché ho capito che vale più una fase di tristezza tenera e sincera, che l'oblio di una vita infelice... perché la tristezza riempie solo per svuotare... e svuota... solo per riempire ancora, la coppa del nettare della gioia...
...Meglio un dolore che urla  che una ferita sempre aperta.

Gocce migliori di speranza per poter sorridere ancora...

lunedì 14 ottobre 2013

Giornata d'ottobre

 
Preferisco i difetti e le cose semplici.
Voglio essere piena di difetti così da far svelare i miei pregi. Voglio essere vera a costo di pagare con la solitudine. Voglio essere sensibile pur di non cambiare. Voglio essere timida e negare ogni sorriso celato. Voglio essere una sognatrice pur di non vivere un’esistenza nulla. Voglio soffrire per sorridere domani. Voglio amare sapendo che riceverò altrettanto lo stesso affetto. Voglio essere me stessa senza mai lasciarmi plagiare.
No, non vorrei mai essere perfetta. La perfezione è utopia. E io so di vivere nella realtà. Nella mia realtà.
Cos’è che mi fa andare avanti?
E' una domanda che faccio spesso, perché in fondo, se ci pensi, siamo qui appesi a un filo, sballottati dal destino, ma continuiamo a combattere. Se ami quello che sei sarai sempre inaffondabile.
Io mi fido soltanto di me. A volte più piano a volte più in fretta riesco sempre a uscire dal mio nido di aculei. Sì, mi amo. Sono fiera di me e spero davvero di non perdermi mai per qualcuno o qualcosa.
Amare la primavera è troppo facile, lei ha gli uccellini che cantano, i fiorellini nei prati, i colori pacati della rinascita, insomma è come giocare con la fabbrica degli assi nella manica…è scorretto. L’autunno è tutt’altro mondo. Lui non ti incanta con la tiepida brezza profumata. Tutti odiano l'autunno o l’inverno… non ci trovo nulla di male in queste stagioni… anzi, infondo a tutti fa bene una bella giornata uggiosa per rilassarsi davanti alla tv sotto una coperta con una bella tisana calda e tutti abbiamo sfruttato una giornata di freddo invernale per rubare una felpa a un amico o abbracciare qualcuno.
L’arancione mi fa pensare ai tramonti e alle albe. Alle nuvole dorate, alle giornate di sole, ai colori dei fiori e ai ciuffi d’erba che risplendono al calar del sole. Lo collego alla natura come colore; non è razionale ne triste. Influisce su di me rendendomi felice. Più che ricordi mi trasmette emozioni.
L’autunno. I suoi colori. Le passeggiate lungo i viali circondati dagli alberi di mille sfumature. Il rumore delle scarpe sulle foglie secche.
Un insieme di sciarpe e cappelli, di maglioni e guanti dalle mille fantasie e dai mille colori.
Il cioccolato caldo e il mio libro nuovo, fresco, profumato. Quello che ho acquistato proprio oggi, in quella libreria all’angolo così accogliente, con le poltrone di pelle, scure e lisce, e quel profumo inebriante, magico, buono, che solo le librerie possono avere.
Il piumone e il mio film preferito, quello che ho già visto mille volte, ma ogni volta che lo guardo è come se fosse la prima.
Il tè caldo e le chiacchierate attorno ad una candela.
Le serate trascorse a guardare la pioggia cadere, a pensare, a ricordare, ad amare.
I brividi lungo la schiena e gli abbracci per scaldarsi.
Il freddo.
Il vento.
L’autunno.
Avete mai alzato la testa dal vostro cellulare per osservare i colori dell’autunno? Beh, se non vi è mai capitato perchè siete troppo presi a muovere le dita o perchè siete troppo impegnati a guardare le vetrine dei negozi, provate a fermarvi due secondi e alzate la testa, osservate tutto ciò che vi circonda, che sembra quasi di essere in un quadro di Monet, e per quei due secondi la tristezza sembra scomparire.
C’è qualcosa, nell’aria di ottobre.
E’ l’elettricità che ti pervade mentre cammini in mezzo agli altri, immergendoti nella frenesia allegra di un sabato pomeriggio illuminato dai lampioni.
Ma è anche una strana attesa, come se sentissi che qualcosa di bello sta per tornare. Una passeggiata solitaria nella foresta vivida di colori, e ti sembra quasi di vedere gli alberi contemplare sornioni la tua stessa felicità.
C’è qualcosa, nell’aria di ottobre… e forse è magia.

lunedì 7 ottobre 2013

Venezia in autunno

Eccola. La maschera che tanto ho amato visitando Venezia. E ora mi chiedo: come sarà Venezia in autunno?
Purtroppo le risposte le posso avere solo da notizie tratte dal web, perché ho visitato questa romantica città in piena estate, ed ora la immagino vestita con i colori d'autunno, con le viottole bagnate, addobbate di pozzanghere, col venticello fresco, il profumo delle acque che avvolgono il sentiero stretto fatto di pietre, e poi come saranno i ponti che rappresentano i legami tra un'isoletta e l'altra?
Eccola. Questa è la maschera che, secondo il mio essere rappresenta Venezia. Volevo tanto portarmela via, ma il costo di questo capolavoro era esuberante per le mie tasche, così ho fatto una foto per avere impressa la sua immagine, per non dimenticare Venezia e ripromettermi di vederla nella mia stagione preferita: l'autunno.
Tra i siti leggo che l’autunno è il periodo migliore per visitarla e perdersi tra calli e campielli alla scoperta della storia, delle tradizioni e delle curiosità della città. In autunno il mercato ortofrutticolo di Rialto si colora con le tonalità tipiche della stagione: funghi, zucche, fichi, uva sono i prodotti che si possono trovare sui banchi dei fruttivendoli. Una visita a Rialto consentirà di vedere, nel mercato ittico, tutte le prelibatezze che usano i veneziani per i loro piatti tipici a base di pesce.
Chissà... un giorno... i desideri si avvereranno...

domenica 6 ottobre 2013

Lento l'autunno




Nelle giornate piovose dell’autunno la natura si abbandona, con i rami secchi e le foglie gialle che supplicano pietà. L’odore di legna bruciata, di castagne. I nuvoloni neri pian piano riempiono il cielo di tristezza, a quel punto ti rifugi in casa, chiudi gli occhi e ti metti a sognare. Il tempo passa, le foglie cadono e nell’aria echeggia lo scrosciare della pioggia. Fuori, intanto, stormi di uccelli se ne vanno verso Sud, pronti ad affrontare un lungo viaggio.
Le foglie, ormai stanche e raggrinzite si dileguano, mentre il vento soffia sfinito.
Lento, lento, l’autunno rattrista, ma medita in una nuova vita...

Prima dell'autunno

Cullo nel pensiero quel sentimento aguzzo, di dolce dolore, come una rosa incastrata nel petto.
So cos'è: voglia di autunno, di roveri odorosi che soffiano nel camino mentre un vino maturo, più stanco che forte, mi scalda di lenta dolcezza come una vecchia amante.
Ascolto il ritmo delle onde che danzano sotto il legno, sprofondato nel letto morbido. Mi convinco che la cadenza è buona. Il mare è in pace e io so di essere al sicuro.
Poco dopo sto già sognando.
L’alba la sento spuntare sull'acqua, molto prima che ne giunga il calore. Vi sono cose, più grandi di questa, di cui è capace l’anima.
Mi alzo ed esco all'aperto, il battito del mare ha un sussulto lieve. Le sue note più profonde tremano per un istante di un sincopato cupo; qualcosa si agita nel suo cuore liquido, subito riassorbito dall’eterna danza di vibranti immensità.
E’ un piccolo segreto, dono sommerso di cui mi accorgo con gioia; una gradevole compagnia mentre getto nelle onde la corda e lascio scorrere fra le dita i suoi nodi rugosi, ripetendo a fior di labbra il canto dei miei antenati naviganti.
Cerco a lungo la melodia giusta, recitando come una preghiera molti Canti.
Poi, con un palpito del cuore, sento ad un tratto il ritmo dei nodi che scorrono combinarsi con quello delle parole; si fondono nell'anima due antiche sinfonie e l'armonia dei loro tempi mi svela l'incognita che cerco.
Conosco la velocità a cui sto navigando.
Mi sposto a poppa, entro nella cabina di comando. Lo scricchiolio dell'assito e l'odore di vecchissimo legno saggio mi scendono nell'animo, sacri al mio cuore come i suoni e gli aromi di un tempio. Passo le dita su un antico scrittoio. Controllo le tavole, su pagine consumate da una vita di carezze; sotto le dita, la carta scivola lieve come i veli sul un corpo di donna.
Le mie mani, a tratti leggere, poi rese frenetiche dall'ansia, cercano a tentoni la via dell'acqua; in molte albe di innumerevoli estati ho atteso con trepidazione il responso di quegli antichi calcoli, sapendo che avrebbe fatto la differenza fra vivere o morire.
I polpastrelli sensibili si fermano, premono, controllano. Finalmente respiro a fondo; esco di nuovo sul ponte, avvolto dall'odore del sale. Con animo più lieve attendo il calore del sole; la rotta è giusta, il mare è pace.
Mi siedo sulle nude assi del ponte, sopra di me la vela manda lieti schiocchi nel vento gagliardo. Lo respiro, è freddo; l'autunno è vicino, possente il suo canto ne reca l'annuncio.
E' l'ultimo viaggio della stagione, poi il ghiaccio coprirà questo tratto di mare che per tutta la vita ho percorso. Sull'acqua, invisibili a chiunque, sono stampate le vie che tracciava mio padre.
 Per secoli, nonostante quello che noi siamo, sordi all'eco della maledizione che ci accompagna, i mercanti della mia famiglia hanno percorso la rotta del Nord, commerciando per città e villaggi, indifferenti al divenire dei mutevoli imperi degli uomini. Da una generazione all'altra tramandiamo i segreti della nostra arte, che consente di vedere le vie dell'acqua, calcolarne il fluire, fissare il moto del vascello nel tempo e nello spazio.
Con le Canzoni e i Nodi sentiamo il Tempo. Con le Tavole, conosciamo lo Spazio. Cantando e calcolando, ho veleggiato per tutta la mia vita, libero nonostante l'oscuro fardello che mi è toccato in sorte.
Oggi mi bacia il viso un tepore crescente; sento il disco di fuoco che arde potente nel cielo; l'autunno verrà, ma io sarò già al sicuro. Il sole mi assale. I suoi raggi mi carezzano.
 
Un racconto per il Carnevale della Letteratura #65 che verrà ospitato da Roberto Zanasi sul blog "Prooooof" con il tema "La Navigazione"
Spartaco Mencaroni

martedì 1 ottobre 2013

Ottobre è cominciato

Eccolo qui. Il mese che aspettavo. Il mese dove uva e zucca trionfano nella cucina. Il mese dove il tempo è incerto, ma fresco, dove puoi camminare per strada e sorridere perché la leggera brezza mattutina ti accarezza il viso e ti porta via con la fantasia. Non è il mio mese preferito, ma l'aspettavo, per godermi a pieno questo autunno. Per poter rinascere, per poter sperare... 

lunedì 23 settembre 2013

Basta solo riconoscere ciò che stiamo cercando



Madre Terra

Eccoci qui, un piccolo passo impercettibile e stamattina mi sono svegliata in Autunno.
Le mattine sono splendidamente fresche e soleggiate, in giro per la campagna è un tripudio di frutti del raccolto, l'aria è carica di anticipazione, del profumo delle foglie e delle prime nebbie, delle sere lunghe che ci attendono e della pioggia che fa splendere l'erba.
Oggi voglio starmene all'aperto ad annuasare l'autunno, a fare progetti e a ringraziare la Vita di tutte le cose belle che sono capitate quest'anno, cose semplici che riempiono le mie giornate e mi fanno addormentare con il sorriso sulle labbra.
Perchè è sempre più facile avere la testa piena di mille preoccupazioni piuttosto che fermarsi a pensare a tutte le benedizioni che a volte si danno per scontate. Oggi sarà la mia giornata perfetta, perchè ogni giorno può esserlo, nella semplicità delle cose di ogni giorno che riempiono la nostra esistenza: una tazza calda da stringere fra le mani, una coperta di lana per tenere al sicuro i sogni, camminare mano nella mano con l'amore della mia vita, il musino di Pucci il mio cagnolino, dopo una lunga giornata, la consapevolezza che ho milioni di difetti e di cose da imparare ma che ogni giorno faccio del mio meglio per crescere, un posto del cuore in cui tornare quando fuori è buio, il profumo delle mele nel forno....
In autunno mi viene voglia di cucinare cose calde che fanno bene all'anima, stufato alla birra, patate dolci , risotto di zucca, biscotti di mele e cannella... niente mi piace di più che passare le mie serate nella cucina calda e profumata.
Svegliarsi in un pigro sabato mattina con il suono della pioggia sui vetri. Uscire nel paese ammantata di nebbia, con le mille sfumature di oro e porpora degli alberi che le ingioiellano il collo. Respirare l'odore delle foglie bagnate e del legno. Preparare una torta alla cannella....
Quando perdi il senso dell'orientamento e non sai dove stai andando, l'importante è andare. Perchè la vita ci porta sempre in qualche posto, forse non dove ci aspettavamo ma sicuramente dove dobbiamo essere.
Non ho mai creduto che le cose avvengano per caso, non tutte almeno e ho imparato che essere confusi è l'unico modo per fare chiarezza certe volte, che basta davvero poco perchè tutta una vita possa cambiare, e che dobbiamo fare salti nel buio, sapere quando andare e quando invece restare.
Mi affascinano le immense possibilità di cambiare ogni giorno i nostri progetti, di girare tutto il mondo per ritrovare sempre la strada di casa.
Adesso sono qui sulla soglia di un altro viaggio, pronta a lasciarmi portare via come una foglia sospinta dal vento di settembre... perchè per alcuni le "Cerche" non finiscono mai...
...basta solo riconoscere ciò che stiamo cercando.

sabato 21 settembre 2013

Il tè: storia, tradizione e curiosità della bevanda nazionale victoriana

 
Prima di iniziare preciso di essere un assidua consumatrice di tè al limite della droga fisica
o dell'iniezione per via endovenosa. Signore e signori state parlando con una drogata del tè, che odia il caffè.
 Mi piace e me lo bevo. Così ho pensato di approfondire una delle mie bevande preferite e ho fatto una ricerca tra vari blog e ho fatto un copia-incolla di tutto quello che mi piaceva e volevo far conoscere.
Ci sono molti vizi al mondo è questo è il mio: bere una tazza di tè, soprattutto caldo, sorseggiato piano, con alla finestra un autunno che fa da quadro al tepore di casa e la magia che ne emana.

Il tè può essere considerata la bevanda più consumata nel mondo dopo l'acqua, è universale e allo stesso tempo particolare, specialmente con le tradizioni che caratterizzano questo rituale in ciascun paese.
Particolarmente consumato negli stati dell'Estremo Oriente, ovvero Cina, Giappone, Corea, Malesia, Indonesia e Tailandia specialmente nella versione da noi chiamata verde, è altrettanto diffuso in Europa nei paesi anglosassoni e in Olanda, qui però nelle sue varianti essiccate.

Generalità
La parola deriva dal cinese min (pronuncia tei) contrassegnato dal carattere .
Questa radice cinese sta alla base della parola con cui la bevanda viene identificata in molte lingue, ovvero: malese, danese, inglese, spagnolo, svedese, yiddish, ebraico, cingalese, tamil, finlandese, francese, italiano, lettone, tedesco, olandese e ungherese.
Dalle pronunce piuttosto simili del carattere cinese 茶 nei dialetti settentrionali (Pinyin: chá) derivano i nomi del tè in: giapponese, persiano, arabo, turco, russo, portoghese, ceco, slovacco, serbo, hindi, tibetano e romeno.
In italiano è corretto chiamare questa bevanda con l'ultima lettera accentata sebbene sia monosillabico, per distinguerlo da "te", pronome.
È generalmente considerata corretta anche la dicitura the, in questo caso scritta rigorosamente senza accento; la variante thè è invece un francesismo da debellare visto che l'accento su un monosillabico, in italiano, si mette solo nel caso vada distinto: nella nostra lingua non ci sono altre parole di significato confuso scritte the. La forma corretta rimane , le H inutili sono solo un vizio di forma ormai, visto che è stata appositamente creata la parola necessaria e, direi, anche da diverso tempo. 
La magia del tè che ha stregato tante persone da diventare quello che è adesso, sta tutta nelle foglie di una pianta, la stessa pianta: la Camellia sinensis.
Da questa particolare variante di camelia, nasce tutto quello che noi conosciamo.
Per praticità i tè vengono suddivisi in sei principali categorie
  • il tè nero,
  • il tè verde;
  • il tè oolong;
  • il tè bianco;
  • il tè giallo;
  • il tè postfermentato.
Una curiosità che mi è capitato di cogliere studiando un po' di coreano è l'inesattezza con cui in Europa e in America chiamiamo il tè verde, che i rammenta il colore VERDE, mentre in Corea del Sud, così come in Giappone, lo stesso tè non viene assimilato al verde, bensì al GIALLO, la radice ma che sta alla parola "tè verde in coreano" vuole infatti dire giallo, non verde.Tutte le diverse varietà derivano dalle foglie della medesima pianta, ma sono create attraverso trattamenti differenti e presentano diversi gradi di ossidazione (comunemente chiamata "fermentazione"). I tè neri sono tè "fermentati", i verdi sono tè "non fermentati" e gli oolong sono "semifermentati". Una volta essiccato il tè può essere ulteriormente lavorato.
Il fatto che così tanti aromi e gusti affascinanti provengano dalle foglioline di un'unica specie di pianta mi affascina moltissimo.
Il maggiore produttore di tè del mondo è la Cina che si occupa della coltivazione di Lung Ching, Gunpowder, Lu Mu Dan, Shui-Hsien, Ch'i-Men Mao Feng, quasi tutte qualità di tè verde: essendo in Europa piccoli consumatori di questa variante, non siamo avvezzi ad adoperare particolari nomenclature al riguardo come facciamo invece per i tè essiccati.
Dopo la Cina abbiamo l'India, dove viene coltivato l'Assam, il Darjeeling e il Nilgiri. Anche il Giappone svolge un ruolo importante nella produzione di alcune qualità (Bancha, Matcha, Sencha e Gyokuro), anche quest'ultime sono qualità di tè verde, come ci ricorda il loro nome che finisce per cha (la radice cinese nel dialetto del Nord pinyin di cui abbiamo parlato poc'anzi).
In Europa il tè viene coltivato nelle isole Azzorre, la sua produzione è limitata e ci si limita all'importazione dall'Oriente: l'Europa è il primo importatore mondiale di tè.
 
Storia del tè in Europa
Il tè ha origine cinese e da sempre viene coltivato negli sterminati campi da tè, nei lunghi filari e nei terrazzamenti delle località collinose.Si può dire che la storia del tè sia stata tutta orientale fino al Cinquecento circa, anni in cui, per la prima volta, portoghesi e olandesi entrano in contatto con la cultura del Giappone ed iniziano ad importare alcune delle tipicità di quei luoghi: spezie, tè, ecc.
 La Compagnia Olandese delle Indie Orientali è stata la prima importatrice di quella che diventerà subito una bevanda di gran moda in tutta l'Europa, surclassando il caffè ed entrando di prepotenza tra le corti europee e tra i popolani.
L'approvazione per il commercio delle foglie di tè venne data dalla Regina Elisabetta I in persona che acconsentì allo smercio nei suoi territori.
Sulla scia del successe venne creata la Compagnia Britannica del Tè.
Questo ingresso ad effetto sarà quello che garantirà il suo posto al sole nelle più rigide tradizioni inglesi, tanto che risulta davvero difficile immaginarci un inglese senza il tè delle cinque.

Il tè era una bevanda universale, consumata da tutti. Mentre nelle classi alte era consumato per moda, in quelle povere era la necessità a spingere le persone a berlo, l'elevato contenuto di teanina, un eccitante come la caffeina, costituiva infatti un valido aiuto per operai ed operaie che passavano la vita nelle fabbriche a lavorare quattordici ore al giorno, infondeva calore ed energia per proseguire con il proprio mestiere un giorno dopo l'altro, tutta la vita fino alla morte e qualsiasi fosse il mestiere fatto, era comunque duro e difficile e provava nel corpo e nella mente per la sua ripetitività. Il tè risulta inoltre un ottimo antiossidante e fornisce validi aiuti contro malattie come dissenteria, tifo e colera, particolarmente diffuse in passato e che colpivano particolarmente la classe operaia.
I nobili sorbivano il tè da pregiate porcellane cinesi o tedesche (Meissen, Rosenthal, ecc), tazze piuttosto piccole come le nostre da caffè e munite di piattino, i poveri invece si accontentavano delle mug, quelle che diventeranno poi le tazze più diffuse al mondo, fatte di semplice ceramica, più grandi e di forma cilindrica e sprovviste di sottotazza.
Il tè sarà protagonista di uno degli episodi storici più famosi della Storia Americana, il Boston Tea Party, quando i coloni del Nuovo Mondo, indignati per gli iniqui dazi imposti dal governo della madrepatria su importazioni ed esportazioni, si rivoltarono gettando nel porto di Boston le casse di tè e iniziarono la loro ribellione contro l'Inghilterra. La fine di tutto, sappiamo quale sia stata.
 Ma sarà nell'Ottocento che, persa l'America, l'Inghilterra costituirà un vero e proprio impero commerciale oltre che coloniale, importando ed esportando, commerciando e facendo affari con tutto il mondo.
L'Inghilterra di Vittoria sarà un paese politicamente aggressivo, forte e rampante sotto molti punti di vista, si creeranno le nuove fabbriche del tè in Inghilterra e in India, la maggiore colonia britannica, si selezioneranno nuove specie di camelia per soddisfare i raffinati palati dei victorians e si installera un autentico mercato del tè.
 Le fabbriche e i depositi di tè erano situati quasi tutti sulle rive del Tamigi, dove i grandi importatori come Twining's e Fortnum and Mason's avevano i loro depositi.
Nelle fabbriche del tè lavoravano solo donne, soprattutto ragazze, queste svolgevano lavori psicologicamente logoranti, come confezionare tutto il dì scatolette di tè con un peso medio, incollarci sopra le etichette e ricominciare tutto da capo.
Ecco cosa scrive Jennifer Donnelly nel suo libro I giorni del tè e delle rose:
"Il giorno prima nel reparto miscelazione, al piano superiore, avevano preparato due tonnellate di Earl Grey che doveva essere confezionato entro mezzogiorno. Cinquantacinque ragazze avevano avuto cinque ore per confezionare ottomila scatole. Ci si poteva riuscire dedicando due minuti a ciascuna scatola.
Minton però sosteneva che due minuti fossero anche troppi e si piazzava a turno dietro a ciascuna delle ragazze per prendere il tempo, schernirle e intimidirle. Il tutto per guadagnare qualche manciata di secondi".
Come spesso accadeva, il lavoro in fabbrica era autentico sfruttamento. Le operaie venivano multate se parlavano tra di loro, se fischiettavano o se sollevavano lo sguardo dal loro lavoro. Analogamente c'era una detrazione dallo stipendio per ogni volta che si dovevano allontanare per andare in bagno.
Si lavorava in piedi per cinque ore fino a che le gambe si addormentavano, racconta Fiona, la protagonista del libro di prima, o, se non lo eri, il dolore cominciava lentamente dalla caviglia proseguiva fino alla spina dorsale, straziandoti.
I sindacalisti all'epoca erano multati e chi era scoperto a parteggiare per una organizzazione sindacale perdeva il lavoro: lo sciopero non era contemplato, non lo era l'insubordinazione e quanti altri diritti hanno ancora (forse) i lavoratori moderni. Anche se, con le recenti opinioni espresse da certuni ministri, più che passi avanti ne stiamo facendo indietro.
Quello delle ragazze del tè non era un buon lavoro, anche malpagato perchè lo stipendio era di 7 scellini a settimana: le scatolette da mezza libbra di tè che venivano preparate erano per i borghesi e i benestanti, tutti gli altri compravano il tè a peso nelle drogherie, a seconda delle proprie necessità, e si accontentavano della seconda o terza scelta, di un tè mescolato e senza sapore.
Siamo nel 1889, questo era il mondo poco più di un secolo fa.
Quando parliamo dell'epoca vittoriana, per quanto affascinante possa essere stata, credo sia giusto mostrarne anche i lati negativi: non idealizziamola, non c'erano solo balli e feste e fidanzamenti, ma purtroppo anche cose orribili ed è nostro dovere ricordarle per far sì che non si debbano ripetere mai più e che il valore delle persone e il loro lavoro sia tenuto nella debita considerazione.
 
La cerimonia del tè inglese
La cerimonia del tè vittoriana era davvero un evento sociale
Come tale, era tenuto in altissima considerazione.

I popolani sorbivano il tè a qualsiasi ora, specialmente dopo i pasti, qualsiasi occasione era ideale per consumarne una tazza e tirarsi un po' su.
I più ricchi, invece, lo consumavano ad orari prestabiliti. L'English breakfast, consumato ancora oggi, ha questo nome proprio perchè sorbito la mattina per colazione, solitamente una colazione all'inglese composta di porridge, beacon e uova. Si tratta di una qualità abbastanza forte che si sposa bene con il latte e lo zucchero, se si preferisce si può sostituire il latte con il limone, ma mai insieme! Altra cosa che non va mai servita con questo tè è la panna, assolutamente poco chic. A causa del suo aroma particolarmente strong, l'English Breakfast era servito solamente di mattina, eccezione fatta per gli irlandesi che, si sa, nella cultura inglese sono dei pecoroni incivili che sopportano di tutto, anche un English breakfast a pranzo ed era risaputo lo consumassero durante tutta la giornata.
Come esiste un English Breakfast, c'è anche un English Afternoon, caratterizzato da un blend di tè Assam, Darjeeling e di Ceylon (oggi Sri Lanka). Il suo gusto rotondo è adatto a qualsiasi ora della giornata, non solamente al pomeriggio come indica il nome.
Il secondo tè preferito del mondo moderno è l'Earl Grey (il mio preferito), un tipo di tè caratterizzato dal gusto rotondo con una punta di dolcezza derivante dalla sua miscelazione con il bergamotto. Solitamente viene servito liscio senza ulteriori aggiunte per non intaccarne l'aroma.
Al primo posto dei più apprezzati, comunque, c'è ancora il famoso Darjeeling; tè ideale per il pomeriggio, viene servito liscio o, al massimo, con il limone, ma è assolutamente da evitare il latte.
Molto famoso ed apprezzato è l'Oolong, una varietà di tè speciale, importata in Inghilterra nel 1868, attualmente le maggiori piantagioni si trovano a Taiwan. Il sapore del tè Oolong vien considerato molto elegante e deriva da una particolare mistura di tè neri e tè verdi che gli conferiscono il particolare aroma fruttato.
Un tè entrato di recente nella cultura europea e, bisogna dirlo, aborrito dai puristi di questa scienza di degustazione, è il tè verde, quello della famosa Cerimonia del tè giapponese che si chiama cha no yu, dove, ricordiamo sempre, cha è ancora la parola per .
Il tè verde è estraneo alla cultura europea anche per il suo gusto pungente di erba, ma sta prendendo campo per le sue proprietà ed è molto impiegato da erboristi e nella medicina omeopatica. Personalmente non lo apprezzo granchè, sono più legata al gusto tradizionale.
Oltre a questi, ve ne sono molissime altre varietà entrate nel corso degli anni e dei secoli nella cultura, come l'Orange Pekoe, caratterizzato dal fatto che sia preparato con le ultime due foglie del rametto raccolto.
Oppure il Lemont Scented, una varietà aromatizzata al limone; come questo ne esistono altri insaporiti con spezie (Spiced Tea), oppure frutti di bosco o ancora zenzero, noce moscata, cannella, fiori, peperoncino, menta, ecc.
 
Il tè delle cinque, mito e realtà
Il rituale del tè alle cinque del pomeriggio è sicuramente una delle cose per cui tutti gli anglosassoni sono più famosi nel mondo assieme a Big Ben e alla Regina.

La leggenda vuole che quest'usanza sia stata iniziata da una delle cameriere della Regina Vittoriana, una certa Anna Maria Stanhope, duchessa di Bedford, che a causa del pranzo di fretta che era costretta a consumare a causa dei numerosi impegni della regina, iniziò ad accusare un certo languorino verso le quattro/cinque di pomeriggio; inizialmente chiese alle sue cameriere (era comunque una duchessa) di rubarle in cucina una teiera con del pane o dei dolcini, successivamente, visto che l'usanza veniva comunque praticata abitualmente, chiese anche alle sue amiche di servirsi con lei ed organizzò dei veri e propri riti d'incontro pomeridiani.
Non si sa se questa sia la storia reale del perchè gli inglesi alle cinque hanno un orologio interno che li spinge a consumare tè, le statistiche dicono che il consumo della bevanda sia di un 10% in favore di bevande sintetiche spacciate come naturali (finte tisane piene di conservanti, bevande energetiche, ecc), ma è innegabile che all'ora prestabilita gli uffici e i negozi si svuotino per andare a riempire le sale da tè o le proprie case o a prendere un tè coi colleghi.
 
Come preparare il tè all'inglese
Ecco i passaggi per preparare il tè proprio come fanno i britannici:
  1. L'acqua viene bollita a fuoco medio in un pentolino e poi versata nella teiera.
  2. L'acqua viene fatta girare nella teiera perchè sia riscaldata in tutta la sua forma, quindi versata nuovamente nel pentolino.
  3. Vengono messe nella teiera le foglie libere, nel caso si abbiano a disposizione solo bustine, queste vanno aperte; ricordiamo la dose: 1 cucchiaino per ogni invitato e uno per la teiera.
  4. Viene nuovamente versata l'acqua nella teiera e lasciato il tutto in infusione per diversi minuti, coperto da un tea cosy per preservare il calore senza che si disperda nell'ambiente.
  5. Se si gradisce latte unito al tè, questo può essere aggiunto alla tazza prima che vi sia versata la bevanda
  6. Sopra la tazza viene posizionato un apposito colino da tè, quindi la bevanda viene versata all'interno della tazza con gesti lenti e delicati, ricordiamo che il rituale del tè è bello perchè rilassante, il tè non va mai sorbito di fretta, è contro la sua stessa natura.
  7. La tazza viene quindi consegnata all'ospite.
È sempre buona cosa che la teiera non rimanga vuota dopo aver servito tutti gli ospiti.
Il tè va sorbito con il piattino appoggiato al tavolo, si solleva la tazza verso le labbra, non è la persona che si china; finita la sorsata, la tazzina va riappoggiata, così fino alla fine.
Se non si ha a disposizione un tavolo, il piattino va tenuto in grembo sulle gambe e si procede con lo stesso sistema descritto sopra.
Non si tiene mai la tazza sollevata a mezz'aria a meno che non si stia bevendo, altrimenti va riappoggiata.

Tratto dal web e dal sito Georgiana's Garden

martedì 10 settembre 2013

Giorni di settembre

 
"Tutta la bellezza del mondo ti appartiene,
dal momento stesso in cui entra nei tuoi occhi".
(...)
Sono giorni strani, caldissimi di giorno ma freschi e autunnali al mattino presto e alla sera, quando i profumi di settembre si insinuano dentro casa  mi piace tirare tardi davanti ad una candela alla cannella e ad una tazza di thè speziato...

La vita a volte prende strane svolte, procede per strade secondarie e ti porta sempre da qualche parte, anche quando sembra di essersi persi.
In questo momento non so esattamente dove sto andando, ma ne vale comunque la pena, e questo è ciò che conta.
Una delle cose che in assoluto preferisco dell'autunno è poter riaccendere il forno: il profumo delle mele e della cannella, i piatti caldi per cena... la  cucina, la mia passione infinita.

domenica 8 settembre 2013

Firmate tutti la petizione per esenzione e collocamento mirato per endometriosi

MINISTRO DELLA SALUTE BEATRICE LORENZIN:
ESENZIONE E COLLOCAMENTO MIRATO PER ENDOMETRIOSI
 
Firmate tutti qui su questa pagina web:     IO HO L'ENDOMETRIOSI

L'Endometriosi è già stata inserita dall' INPS nelle tabelle delle patologie invalidanti, ma NON HA NESSUN VALORE SENZA LA FIRMA DEL MINISTRO DELLA SALUTE CHE NE CONSENTA LA PUBBLICAZIONE SULLA GAZZETTA UFFICIALE.
E importante perchè l'endometriosi è una malattia cronica ed invalidante che solo in Italia colpisce più di tre milioni di donne, l'endometriosi è una malattia generata dalla presenza anomala del tessuto che riveste la parete interna dell'utero chiamato endometrio in altri organi come ad esempio ovaie, tube, peritoneo, vagina, intestino, vescica, provocando così cisti, infiammazioni croniche degli organi dove si impiantano questi focolai, cicatrici, aderenze ed in molti casi infertilità. L'ignoranza medica inerente a questa malattia fa si che ognuna di noi impieghi in media dai sei ai dieci anni per ottenere una diagnosi.
Siamo arrivate ad una diagnosi con i seguenti sintomi sopportati e curati accanitamente per diagnosi sbagliate: DOLORI PELVICI CRONICI, CRAMPI ADDOMINALI, DISMENORREA, DOLORI INTERMESTRUALI, DOLORE E SANGUINAMENTE ALLA DEFECAZIONE, DOLORE E SANGUINAMENTO ALLA MINZIONE IN TERMINI TECNICI DISCHEZIA E DISURIA, DIARREA ALTERNATA A COSTIPAZIONE, CICLI ESAGERATAMENTE ABBONDANTI, INFERTILITA, ATROCI FITTE RETTALI.
Purtroppo la maggior parte di noi a causa della più che tardiva diagnosi è giunta alla scoperta dell'endometriosi con organi ormai compromessi e quindi interventi inevitabili: ad esempio resezione vescicale, resezione intestinale, resezione della parete posteriore della vagina, cistoscopia operativa, laparascopia operativa rimozioni di neoformazioni alle ovaie, apertura di cisti ovariche noduli del setto retto vaginale, resezione dei legamenti utero sacrali........... ( del resto io non sono ne un medico ne un ministro della sanità quindi probabilmente ne ho tralasciati molti e me ne scuso).
Le donne affette da Endometriosi, non guariranno, continueranno a subire interventi, ad assumere ormoni ed antidolorifici (toradol ecc ) senza grande giovamento, le visite costano, gli esami urgenti sono sempre di più, le spese farmaceutiche mensili sono ingenti, molte donne non si curano più perchè non riescono a far fronte alle spese.... Il danno psicologico subito da anni e anni di diagnosi errate, ed il tempo ed il denaro perso non ci saranno restituiti da nessuno.
 MA SIAMO MALATE ABBIAMO UNA DIAGNOSI DI MALATTIA CRONICA ED INVALIDANTE, ABBIAMO IL DIRITTO DI POTERCI CURARE!
AIUTATECI A SOSTENERE LA NOSTRA CAUSA....QUESTA MALATTIA COLPISCE QUALSIASI DONNA IN ETA' FERTILE, ANCHE DALLA PRIMA MESTRUZIONE!
AIUTATECI AD OTTENERE I NOSTRI DIRITTI... Dobbiamo seguire un alimentazione particolare, assumere glutine per noi è dannoso ma anche in questo non siamo sostenute. STIAMO CHIEDENDO SOLO IL DIRITTO ALL'ESENZIONE ED IL DIRITTO AL LAVORO.

...e già penso...




Mi piace tanto questo periodo dell’anno, la fine dell’estate secondo me è un momento stupendo. Il caldo afoso lascia il posto a un’aria più fresca e spesso frizzante, la luce si fa più dolce, i colori più morbidi.
Mancano ancora un po’ di giorni al 21 settembre, data ufficiale di inizio autunno, ma già vien voglia di atmosfere più intime e raccolte,   i colori delle foglie cominciano a cambiare per poi virare al giallo, all’arancio e al rosso in mille gradazioni diverse.
Mi piace pensare a un rientro dolce.
Oggi che è una giornata nuvolosa e scura anche se umida, sperando in un temporale notturno viene voglia di un plaid sul divano, a una camminata nel parco quando il vento muove gli alberi, penso a stufati e ragù, a piatti cotti a fuoco lento, al forno che va …

...e già penso al Natale ...
 

domenica 1 settembre 2013

Ciao settembre

 
 
 
Ciao settembre,
la nostalgia riempie il mio cuore.
Questo è il mese adatto a ricominciare, a credere in nuove speranze. Con l'arrivo della prima brezza di fine estate, settembre apre il sipario all'incantevole magia della natura. Vedere rami che imbruniscono e foglie che cadono. Accompagnare con  sguardo rapito una foglia che si stacca dall’albero nel suo ultimo viaggio mi emoziona tantissimo. Seguendo il suo tragitto ondeggiante verso la terra che l’attende per riprendersi ciò che è suo, sento di onorare la sua breve, ma importante esistenza. In primavera ci siamo rallegrati a vedere scoppiare
le gemme in un verde tenerissimo, abbiamo goduto della loro fresca ombra in estate e adesso ci stupiscono e ci salutano con i loro straordinari colori, nel millenario ciclo della vita. La pioggia accompagna i meravigliosi colori che si posano pian piano in un'acqua destinata a prosciugarsi per far spazio all'inverno, la vera prova della natura. Gli odori della terra  riempiono l'aria di fresca tramontana per accompagnare i nostri sogni verso nuove attese. 

mercoledì 28 agosto 2013

La triste realtà: nessuno ti crede...SEI SOLA

 
Com'è dura ammettere la sconfitta. Com'è dura sedersi accanto alla realtà. Dentro bruci di dolore, e nonostante i referti medici lo confermino nessuno ti crede. La gente, le istituzioni, la medicina... diventa superficiale. Ad un certo punto ti siedi in mezzo al silenzio e alla gente che dice che non è così, ti senti il vuoto attorno e fai due conti: SONO SOLA, sola col mio dolore fisico e morale.
Nel cuore della notte non ho altro sfogo che questo mio spazio creato virtualmente. Qui, almeno, posso piangere e sfogare il mio dolore, nessuno me lo censurerà, almeno credo.
Ieri mi sono resa conto che la battaglia che vivo ogni giorno servirà, forse, fra cento anni, ma a me, egoisticamente parlando,  serve ora!
Non ho più voce, non ho più gola per gridare. Vorrei che tutto finisse, così, come per magia, come speravo da piccola, quando mi trovavo nei guai, quando credevo ai cartoni animati e alle serie tv. Unico mio grande rammarico e di far vivere la mia vita d'inferno ai miei cari, a mio marito che adoro e che morirei se dovessi perdere.
Perdere: il verbo giusto per un periodo giusto.
HO PERSO.
Ho perso con la peggiore nemica delle donne: l'Endometriosi.
Ho perso le giornate, le passeggiate che vivevo in passato. Ho perso l'arcobaleno, un tempo sempre presente nei miei occhi. Ho perso il verde delle mie campagne che esploravo in bicicletta. Ho perso il mio diritto al lavoro, mio unico sostentamento. Ho perso gli amici, stanchi di sentirmi lamentare. Ho perso il futuro, dove la mia mente si proiettava a nuove mete, come quei sogni che probabilmente non vedrò mai realizzati, ma che saranno il silenzioso motore di un'intera vita. Un giorno, all'improvviso, non cerchi più le cause, le ragioni, i perchè. Cominci semplicemente a danzare, a vivere e morire in quel silenzio dentro il cuore (...).
Nessuno ti crede, è questa è la realtà. Non te ne importa niente se gli amici, i parenti, i conoscenti lo fanno. Sono le persone che contano alla Nazione che non lo fanno: i politici, i deputati, i dottori... L'Italia va' a rotoli anche perché un malato non viene creduto e viene umiliato. Giustificazioni fredde fanno si che questo Paese esca a testa alta da una dura vergogna. Ed io alla Nazione gli chiedo: "E' sacrificio patriottico avere emorragie, soffrire di dolori cronici ed essere operata ogni tot di tempo? Vivere una vita con una malattia recidivante fa onore alla patria? E' Italia questa, quella che negli uffici pubblici come AUSL e INPS ti umiliano e ti deridono perché pensano sia una malattia immaginaria? E' Italia  questa? Sbatterti i documenti in faccia e liquidarti con un: ...quando avrai la resezione del retto o ti viene un tumore ne riparliamo? E' Italia questa? Umiliare le donne, le tue donne, che tanto hanno fatto per la crescita del Paese?". Mi rivolgo ai Deputati, ai Senatori, ai Ministri, soprattutto al Ministro della Salute, al Presidente della Repubblica, che sono anche loro padri, zii, nonni, dottori: e se fosse accaduto a vostra figlia, vostra madre, vostra moglie? Così la lascerete soffrire? Senza una legge che le tuteli, senza un esenzione di diritto, sola con il suo dolore? Questa è l'Italia?
Sono delusa. Ne vale la pena essere italiani?
Lux
 

domenica 25 agosto 2013

Crociera

 
Ovunque si legga, si racconta, si dice, si afferma che la crociera è il viaggio più bello del mondo…. Cosa posso dire in merito? Io penso che in assoluto non esiste un viaggio e quindi un posto per “più al mondo”. Ogni posto, ogni viaggio è il più bello per chi il mondo vuole conoscere, capire e vivere. Per cui... Per quel che mi riguarda il viaggio in nave è stato un bel viaggio, una bella crociera e sono proprio i suoi particolari scenari che scorrono lenti durante la navigazione a renderla unica, ma ogni angolo di mondo è bello.
Io ne ho fatte ben due e ne farei ancora altre, perché in una sola settimana hai molte tappe e molti luoghi da visitare.
Come ho detto nel post de "I consigli della nonna" voglio fare la zingara! Ormai la mia vocazione l'ho capita quale è. Credevo fosse la pasticceria, lavorare per il sociale... NO! Voglio viaggiare! Voglio vivere la mia vita conoscendo il mondo e non trascurando gli angoli e gli scorci più belli dove viviamo! Il nostro mondo è bellissimo ed io voglio scoprirlo. In fondo cosa mi rimane? Dio mi ha tolto tutto! Ma mi ha lasciato la cosa più preziosa per cui vivo: mio marito! Lui è d'accordo con me sul trascorrere la vita raggiungendo le "Cascate Paradiso" del film UP.

sabato 24 agosto 2013

L'ultima lettera

Questa lettera fu trovata dall'infermiera dell'ospedale sotto il cuscino di un giovane appena deceduto.
"Cara mamma, da alcuni giorni riesco a stare seduto sul letto solo per mezz'ora e per il resto della giornata sono immobilizzato. Il cuore non vuole più battere. Stamattina presto il professore ha detto qualcosa che suonava come 'essere pronto'. Per che cosa? Certo è difficile morire giovani! Devo essere pronto al fatto che all'inizio della settimana sarò un trapassato: e non sono pronto. I dolori scavano in modo quasi insopportabile, ma ciò che mi sembra davvero insopportabile è che non sono pronto.
La cosa peggiore è che, quando guardo il cielo, è buio. Diventa notte, ma non brilla sopra di me nessuna stella nella quale io possa immergere lo sguardo. Mamma, non ho mai pensato a Dio, ma ora sento che esiste ancora qualcosa che non conosciamo, qualcosa di misterioso, un potere nelle cui mani cadiamo, al quale dobbiamo dare delle risposte. E la mia pena è che non so chi è.
Se solo lo conoscessi! Mamma, ricordi come tu, con noi bambini, camminavi nel bosco, nell'oscurità che stava calando, incontro al papà che tornava dal lavoro?
A volte ti correvamo davanti e ci vedevamo improvvisamente soli. Avanzavano dei passi nell'oscuritá: che paura dei passi sconosciuti! Che gioia quando riconoscevamo che quel passo era quello del papà che ci amava. E ora, nella solitudine, sento ancora dei passi che non conosco. Perchè non li conosco?
Mi hai detto come mi devo vestire e come mi devo comportare nella vita, come mangiare, come cavarmela. Ti sei occupata di me e non ti sei stancata di tutta questa preoccupazione.
Ricordo che tu, la notte di Natale, andavi a Messa con i tuoi bambini. Mi ricordo anche della preghiera della sera che qualche volta mi suggerivi. Ci hai sempre indirizzati all'onestà. Ma tutto questo ora per me si scioglie come neve al sole. Perché ci hai parlato di tante cose e non ci hai detto nulla di Gesù Cristo? Perché non mi hai fatto conoscere il suono dei suoi passi, in modo che fossi in grado di accorgermi se è lui che viene da me in quest'ultima notte e nella solitudine della morte? In modo che io sapessi se quello che mi aspetta è un Padre! Come potrei morire in modo diverso...".

"Caro Dio, perché non hai salvato la piccola bambina uccisa nella sua classe?
Distinti saluti, uno studente preoccupato...".
La risposta: "Caro Studente Preoccupato, nelle scuole non mi è permesso entrare. Distinti saluti, Dio".

"Vietato l'ingresso ai cani e a Dio" è il cartello più diffuso oggi.