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lunedì 16 agosto 2010
Impariamo a fare i
"Pomodori secchi sott'olio"
Potete consultare la ricetta sul link:
http://lefantasiediunmestolo.blogspot.com/
giovedì 12 agosto 2010

Tante belle cose a tutti, e...
Auguri...
mercoledì 4 agosto 2010
oratori di tessitura e di ricamo, rispettivamente Thiraz e Rakam, dai quali escono manti cerimoniali di grande pregio. La parola ricamo deriva dal lemma arabo raqm (racam) che significa “segno, disegno”.Durante il regno dei Normanni, in particolare di Ruggero II, la maestria dei ricamatori e tessitori è tale che i loro manufatti sono degni di Papi e Imperatori. Ci rimane, quale monumentale testimonianza, il Mantello da incoronazione del "Sacro Romano Impero", ricamato con oro e perle, con un motivo di cammelli assaliti da leoni tigrati, a specchio, separati da una palma da datteri, simbolo dell’albero della vita. Fu ordinato nel 1133 e fu portato a termine n
el 1134; ora è conservato nel Kurstgeveben Museum di Vienna. Molto probabilmente la tecnica e i decori sono stati portati presso le altre maggiori corti della Penisola dalle stesse maestranze arabo-sicule, costrette a fuggire sulla fine del secolo XIII a seguito della rivoluzione dei Vespri.I motivi ornamentali sono, in quell’epoca, ancora limitati a pochi elementi fitomorfi (albero della vita, giglio) e zoomorfi (grifoni, pappagalli, aquile), resi in maniera schematica ed essenziale.Come esempio a se stante, relativo all’arredo, resta fondamentale l’arazzo di Bayeux, detto anche della Regina Matilde. Realizzato tra il 1066 e il 1077, su tela di lino grezza con lana colorata, racconta, con punti di ricamo semplici, quali il
punto erba e catenella, la conquista normanna dell’Inghilterra da parte di Guglielmo il Conquistatore.La rappresentazione è spontanea e viva e si immagina sia stato un combattente stesso a disegnarla, per le figure schematiche, ma efficaci. Le misure monumentali, m.70 per cm. 50, ne fanno un pezzo veramente unico e raro, nel contesto del ricamo profano romanico.Nel XIV secolo, anche l’Inghilterra vanta un’ottima scuola di ricamo, detta Opus anglicanum, caratterizzata dall’uso di sete policrome e dalla grande raffinatezza dei lavori. Nei lavori sono rappresentate per lo più simboli dell’Antico e del Nuovo Testamento e storie di Santi, con una chiara funzione didattica.Nel mantello di “Syon-Cope”, la disposizione dei Santi è in circoli concentrici, le figure sono racchiuse in ottagoni con archi, gli spazi vuoti sono riempiti da angeli. La caratteristica di questi manufatti è
data non tanto dai punti di ricamo utilizzati, che non variano molto da un paese all’altro, ma dallo stile con il quale sono rappresentati i personaggi, poiché sono tratteggiati in modo "terreno", con atteggiamenti teatrali. La Chiesa assegna al ricamo il compito di edificazione religiosa. Il materiale che il medioevo offriva per i soggetti era inesauribile: non solo figure del Vecchio e del Nuovo Testamento, ma anche la crescente schiera di Santi presentava un’infinita abbondanza di avvenimenti interessanti e meravigliosi che apportavano ai fedeli edificazione e meraviglia, ma anche timore e commozione. Dal Medioevo fino al XVI secolo inoltrato, i ricami sono sovente portatori di tradizioni popolari e di poesia, ma anche di leggende profondamente radicate nell’animo dei popoli.Anche in Germania il ricamo ha origini antiche; qui troviamo l’Opus Teutonicum, caratterizzata dal ricamo bianco su bianco, con una grande varietà di punti per creare un effetto a rilievo. Questo tipo di lavoro forse fu inventato per sopperire alla mancanza delle preziose sete colorate e fronteggiare, con l’abilità manuale, alla fastosità del colore. Con questa tecnica si prepararono tovaglie d’altare, drappi quaresimali, veli da calice. Anche in Svizzera si produce un ricamo, che oltre che svolgere uno scopo ornamentale di arredo, come gli arazzi in genere, anche uno scopo protettivo contro il freddo: lo realizzano le donne nobili, le borghesi e le suore nei conventi, tanto che il punto adoperato (punto croce semplice e or
ientale) sarà anche detto “monastero”.In Italia, fin dal Trecento, sono documentati laboratori in tutta la penisola e in particolare a Firenze. L’arte è conosciuta come Opus florentinum. Molti reperti di “pittura ad ago” attestano una grande qualità e una certa ariosità spaziale tipicamente italiana.Soprattutto nel quattrocento e nel cinquecento, è documentata la collaborazione fra le “arti maggiori” e le “arti minori”, così accade che grandi maestri di pittura, come il Botticelli e Bartolomeo di Giovanni, preparino i cartoni per i ricamatori che poi li trasferiranno su piviali o paliotti. L’arte del ricamo era prerogativa maschile, suo era il nome de
lla bottega, tuttavia ci sono prove documentali che comprovano anche la presenza femminile e non solo monacale.In particolare, era il passatempo preferito delle nobili dame ed è per queste che nel ‘500 sono pubblicati i primi libri di modelli di ricami. Una delle pubblicazioni più antiche sembra essere Il burato, libro de ricami, di Alex Paganino, senza data, ma probabilmente del 1527. Seguiranno di Giovanni Tagliente "Esemplario novo" che insegna alle donne a “cuscire, a recamare e a disegnare”.Grande successo avrà anche l’opera di Giovanni Ostaus, “La vera perfettione del disegno di varie sorti di ricami”, che sarà riedito varie volte, nel 1557 e nel 1591. I bellissimi disegni proposti presentano sia disegni geometrici, ispirati ai giochi decoratici dei giardini all’italiana, ma anche ai ghirigori e arabeschi orientaleggianti, e alle eleganti volute fitomorfe, di vite con grappoli d’uva e viticci, di quercia con ghiande, di melograni. I punti usati sono il punto scritto, il punto piatto, il punto pittura, l’erba, il catenella, il riccio, utilizzando finissimi fili di seta policromi e metalli preziosi.Dei ricami dell’epoca non mancano document
azioni iconografiche nella copiosa ritrattistica pittorica: sono così molto ben visibili i ricami di seta color ruggine, blu, rossa, nera oppure con filato d’oro, a sottolineare gli scolli e i polsi delle camice da giorno.Nell’arredo, su schienali e sedili di poltrone, si imita con l’ago, a punto croce o a piccolo punto, l’effetto arazzo delle “tapisseries” fiamminghe ed italiane.
In Francia la riorganizzazione dell’Arti e dell’Artigianato determinata dall’accorta politica di Jean Baptiste Colbert, ministro di Luigi XIV, riunisce in un unico luogo, dov’era esistita la manifattura d’arazzi di Gobelins, tutti i laboratori destinati a produrre soltanto per il re. Sotto la direzione del pittore Le Brun, dal 1663, una équipe di artisti rinomati, tra cui scultori, architetti, ebanisti, incisori, tessitori e ricamatori, vengono riuniti nella “Grande Fabrique” per creare gli arredi dei sontuosi interni ed il guardaroba personale del loro sovrano.La moda dei ricami coinvolge le “nobili et virtuose donne” europee, che continuano a trovare in quest’arte un modo materiale e spirituale di evadere dalla quotidianità familiare. A Venezia si occupa di ricamo persino suor Arcangela Tarabotti, la scrittrice femminista ante litteram.Si diffondono ovunque gli Istituti di religiose che accolgono giovinette abbandonate per insegnare loro un mestiere, di ricamatrice o merlettaia, e per aiutarle poi, anche con l’apporto di una dote messa da parte in anni di lavoro all’interno del collegio, ad inserirsi degnamente in società.Nel Settecento si assiste addirittura ad un aumento di ricami, anche se forse meno rilevati e spessi.Viene usato prevalentemente per l’abbigliamento maschile, “camiciole” e “velade” si arricchiscono di bassorilievi auro-serici lungo le bottonerie e sui bottoni, attorno alle tasche, a sottolineare gli orli degli scolli, gli spacchi, risvolti, sui paramani delle maniche sagomate. Sono per lo più fiori, di tutte le tipologie, a mazzi, a tralci a ghirlande, intrecciati a nastri, nodi d’amore, nappe, conchiglie e piume. Quanto all’arredo si accrescono le occasioni per utilizzare superfici ricamate: si assiste per esempio alla creazione di una varietà di sedie sconosciute in precedenza, come i “canapès”, le “Bergeres” con poggiatesta, i poggiapiedi, i paraventi, ed infine i letti, con baldacchino, tendaggi, mantovane, buonegrazie. È il trionfo del piccolo punto, delle raffigurazioni allegoriche e mitologiche, delle grottesche arricchite di animali esotici. Questo lavoro a punti contati su canovaccio è il più facile di tutti i ricami, così che tutte le dame del mondo vi s’impegnarono molto. La stessa Maria Antonietta realizzò tappezzerie di questo genere che destinava al suo appartamento da Caccia alla Tuileries.Una nuova “Rinascenza” dell’Arte del ricamo si avrà nell’Ottocento

el XVI secolo è direttamente connesso alla diffusione del ricamo dilettantesco. Le dame delle classi agiate dedicavano ormai molto del loro tempo al ricamo e il sampler era usato come una sorta di quaderno di appunti, nel quale registrare motivi decorativi e punti di lavorazione da consultare alla bisogna.Nel XVI secolo la forma degli imparaticci riflette il loro scopo pratico di campionario.Sono composti da rettangoli lunghi e stretti, generalmente pari alla larghezza del telaio, il tessuto di base è il lino e i ricami sono eseguiti generalmente con un filo di seta. In alcuni casi si hanno imparaticci lavorati in ambo i sensi tanto che gli alfabeti possono apparire capovolti. I motivi sono disposti senza ordine, aggiunti a caso gli uni agli altri. Questi imparaticci stretti e lunghi erano spesso avvolti intorno ad un manico o arrotolati dentro ad un cestino da lavoro,
affichè la ricamatrice potesse facilmente consultarli e trarne ispirazione per i suoi lavori. L’imparaticcio più antico che esiste è conosciuto come SAMPLER DI JANE BOSTOCKE, 1598, conservato a Londra, nel Victoria and Albert Museum. Gli elementi figurativi, floreali e geometrici sono chiaramente ispirati ai libri di modelli cinquecenteschi d’origine italiana; è stato eseguito con fili di seta con l’aggiunta di perline, fili metallici, in una gran varietà di punti. La disposizione arbitraria degli elementi figurativi e dei motivi decorativi sono la riprova della funzione di promemoria dell’imparaticcio.Nel XVII secolo, gli imparaticci cominciano a perdere la loro funzione di campionario, data la crescente diffusione di libri di modelli e motivi di ricamo, e vengono così ad assumere la funzione di dimostrazione di bravura. Molti dei capi presentano un elevato livello d’abilità tecnica e una vasta gamma di punti che include: il punto raso, catenella, asola, croce e spina. Era molto diffusa inoltre la tecnica dei punti tagliati e dei fili tirati.Gli alfabeti appaiono per la prima volta nel 1643 (anche se è un motivo già presente nei testi di modelli cinquecenteschi), generalmente venivano scritte tutte le lettere, eseguite in diverse dimensioni, maiuscole, minuscole, semplici o contornate col punto scritto, o in scrittura gotica.Di questo periodo si conoscono due tipi di Sampler: uno a strisce e uno a schema libero.Il sampler a strisce è solitamente lungo e stretto e ricamato con bordure a fascia o a file di disegni ripetute. In questo periodo si diffonde la pratica di scrivere il nome della ricamatrice e la data d’esecuzione. Tipico del periodo quest’esemplare, (1657) ricamato in seta policroma, che presenta tre strisce di fiori stilizzati e una fila di lettere alla base. I motivi delle strisce attingono ancora ai libri di modelli d’origine italiana, perlopiù basati su soggetti naturali, quali ghiande, tralci d’uva e foglie d’acanto, in perfetto stile rinascimentale.Nell’imparaticcio a schema libero, di forma quadrata, i motivi sono distribuiti su tutta la superficie e presenta una varietà di motivi naturalistici e figurativi posti a piacere e brevi sezioni di bordure. Sono assai diffusi garofani, cardi, tulipani, e tralci d’uva, inoltre cervi, uccelli e farfalle, non ché insetti, a dimostrazione dell’interesse dell’epoca per la natura.Questo tipo d’imparaticci, sebbene raramente firmati o datati, sembrano assai popolari nel corso dell’intero secolo e suscitano un certo fascino naïf.
Nel XVIII secolo lo scopo pratico delle origini è ormai dimenticato. L’imparaticcio diventa più che altro un oggetto decorativo, con uno schema generale di motivi ben bilanciati e disposti attorno ad un asse centrale. I motivi architettonici divengono uno dei motivi più popolari, si ricamano grandi case signorili, come la casa di famiglia o un edificio di una qualche importanza della città, mulini a vento, pagode, templi classici, raffigurati assieme a pastorelli, cani, cervi e una grande varietà d’animali. Appare nel 1709 anche il motivo di Adamo ed Eva che ebbe molta fortuna e popolarità.L’imparaticcio assume anche una funzione morale ed educativa, così appaiono trascritte poesie o preghiere o brani della Bibbia. Questi sono presenti soprattutto nei sampler di ambiente anglosassone, perché trascrivere b
rani religiosi aveva un duplice fine: esercitare la scrittura ed insegnare alle giovani i precetti morali. Così attraverso un metodo di lavoro si diffondeva una capillare e costante educazione alle virtù religiose e ad una migliore alfabetizzazione.Alla crescente quantità di poesie ricamate corrisponde una diminuzione di varietà dei punti usati. La difficile lavorazione a punti tagliati e tecniche complesse sono gradualmente abbandonate e viene sempre più usato il solo punto croce.Il XIX secolo è il secolo d’oro del punto croce. Con il progresso della stampa, da Berlino si diffondono in tutta Europa schemi di punto croce stampati su carta quadrettata e colorati a mano: la domanda è tale che nel 1840 se ne pubblicheranno ben 14.000!Il ricamo diviene l’occupazione privilegiata sia per le aristocratiche dame, che lo fanno per diletto, che delle classi popolari che lo fanno per
lavoro. Avvenendo in convento l’educazione delle fanciulle di buona famiglia, gli imparaticci abbondano di simboli religiosi, come cuori trafitti, crocefissi, figure di madonne e santi. Il clima romantico influenza anche le frasi ricamate negli imparaticci, così abbondano celebrazioni all’amore, all’amicizia, alla morte. Vengono usati copiosamente anche animali come: cani, gatti, pappagalli oltre che trionfi di fiori spampanati.Con il progresso della chimica, i fili da ricamo crescono di una infinità di colori. Tuttavia le cifre sulla biancheria restano rosse, perché il rosso è il solo in grado di resistere ai lavaggi. Il filato di seta viene sostituito dal cotone e dalla lana. Il tessuto di lino viene sostituito dal cotone; si inventa il canovaccio “Penelope”, con due trame orizzontali attraversate da due orditi verticali, che permette di alternare punti grandi e piccoli.A partire dalla s
econda metà del XIX secolo, gli imparaticci svolgono una semplice funzione didattica e perciò perdono spontaneità e creatività. L’interesse delle fanciulle si rivolge ora verso il “ricamo artistico”, forma creativa di ricamo che si sviluppò per l’influenza di William Morris, artista inglese interessato alla storia del ricamo e al revival del lavoro ad ago che considerava una cosa seria.Oggi l’imparaticcio è diventato un oggetto da collezione. Il suo interesse sta nella sua testimonianza storica e anche se non può essere considerato in senso stretto un’opera d’arte, l’imparaticcio ci trasmette sensazioni d’altri tempi e preziosi informazioni dei pensieri della vita delle fanciulle nostre antenate.
La storia dei fazzoletti
Durante il Medioevo, la Chiesa trasforma i fazzoletti romani in manipoli e purificatoi, per i riti della Santa Messa.
Durante il XV secolo, i corredi annoverano decine di fazzoletti: sessantadue in quello di Lucrezia de’ Medici quando andò in sposa a Bernardo Rucellai, ben centodiciannove in quello di Anna Maria Sforza.
Le buone maniere consigliano di piegarlo in due per esibirlo fra le dita o tenerlo nel palmo della mano, affinché sbuffi il centro e siano in vista i lati ornati di frange e ricami in seta rossa o nera. A Venezia, già nel 1540, il fazzoletto si pone in tasca, è sempre grande, più ricco, di tela finissima, ornato di nappine agli angoli, bordato di “merli” ad ago o fuselli.
Nel 1594, il "Journal de l’Estoil" riferisce che Enrico IV regala cinque fazzoletti "d’ouvrage d’or, d’argent et soie" alla sua favorita Gabrielle d’Estrees, affinché li esibisca durante i ricevimenti a corte.
Soggetto alle leggi suntuarie, mai osservate, il fazzoletto si arricchisce di costosissimi pizzi a punto in aria e a fuselli.
Nel XVII secolo si diffonde l’uso di cifrarli, tanto erano preziosi, per poterli ritrovare in caso di smarrimento.
Nel corso del Settecento, il fazzoletto andrà a nascondersi nei manicotti, nelle tasche, nelle ampie scollature, uscirà, quale sottile arma di seduzione, solo per asciugare le lacrime di qualche svenevole damina.
Gli elenchi dotali ne riportano ancora in numero elevato e tutti adorni di ricami e merletti preziosi: piccoli quelli da nascondere nell’abito, grandi fino a 70 cm quelli da giorno e da notte.
I ricami occupano quasi tutto l’intera superficie del fazzoletto e illustrano paesaggi fantastici, scene di vita campestre, architetture, cineserie. L’abitudine di fiutare il tabacco, anche da parte delle damine incipriate, comporta la diffusione di grandi fazzoletti dai toni scuri. Lo sviluppo delle piantagioni di cotone americane, verso la fine del settecento, portarono alla diffusione di questo genere di fazzoletto.
Fu Luigi XVI, sollecitato dalla moglie Marie Antoniette, a stabilire la forma quadrata, quale unica adatta all’eleganza e alla praticità.
La rivoluzione Francese cancellerà tutte le raffinatezze "ancien regime" ed il fazzoletto dovrà attendere alcuni decenni prima di tornare alla moda.
Nel corso dell’Ottocento, il fazzoletto diverrà imprescindibile da ogni toilette femminile; diverrà simbolo di signorilità e pegno d’amore, rivelatore di capricci, raccoglitore di lacrime, detentore di segreti. Stando ai pettegolezzi dell’epoca, fu Giuseppina Beauharnais, futura imperatrice di Francia, a rilanciare il fazzoletto: lo usa in modo civettuolo per nascondere i denti malsani.
Il fazzoletto Impero misura 55 centimetri per lato e può essere rifinito a picot da un’alta bordura di Valenciennes o Malines o pizzo d’Inghilterra.
Con la Restaurazione il fazzoletto di fine batista propose scene ricamate relegate negli angoli, personalizzato da stemma e cifre.
Già nel 1822, l’uomo porta un fazzoletto bianco ripiegato nella tasca del frac che servirà ad asciugare perle di sudore, ad offrirlo alla signora commossa, a pulire le lenti degli occhiali.
Per le signore, già nel 1835 il “Corriere delle dame” riporta le novità che suggeriscono fazzoletti ricamati a “trapunto”, alquanto ricchi fino a non rivelarne il fondo, ormai il fazzoletto è tornato ad essere sinonimo di eleganza tanto da essere ricordato puntualmente dai giornali di moda che ne rivelano le diversità di stagione in stagione. Sono fazzoletti tanto costosi per la grande profusione di ricami floreali che propongono elaborate lavorazioni quasi da capogiri.
Dalla fine degli anni Trenta, gli angoli iniziano ad essere stondati, una moda questa che resterà fino agli anni sessanta dell’Ottocento. Il fazzoletto è prescritto per ogni abito da indossare durante il corso della giornata. Piccoli e rigorosamente bianchi, ricchi di ricami e merletti quelli matrimoniali: cupidi sfreccianti, fedi intrecciate offerte da immacolate colombe. Sempre di fine battista, con salici piangenti, rose, viole del pensiero, campanule, gigli, cornucopie, blasoni coronati, cifre e monogrammi sono quelli esibiti nelle cerimonie, durante le visite, per le passeggiate, per il teatro, pranzi e balli, tenuti in mano con civetteria dalle dame.
Curiosità: si offrono all’innamorato i fazzoletti ricamati con i capelli dell’amata!
Dal 1870 in poi, quest’accessorio come strumento di seduzione deve lottare con il ventaglio, i guanti, gli occhiali, il bouquet, l’ombrellino, le borsette dove ben presto sarà nascosto.
Pur restando la distinzione fra quelli da giorno e quelli da gala, il fazzoletto semplifica la sua ornamentazione, non viene dimenticato, infatti, tutti i giornali di moda e quelli dei lavori femminili li riportano con una certa frequenza fino allo scoppio della prima guerra mondiale.
lunedì 26 luglio 2010
Questo è un esempio di come realizzare un ricamo. Per prima cosa bisogna segnare il progetto, cioè il ricamo che si vuole realizzare e i punti da impiegare (quì, per esempio, ho scelto dei fiori e delle foglie e i punti impiegati sono il punto erba e il punto pieno; si possono utilizzare schemi già preparati, i cosiddetti "decalcabili"). Di solito è consigliabile lavorare su tele come il lino o il bisso lino, ma è possibile usare anche il cotone, l'emiane di cotone o il cotone pelleovo (un panno molto morbido al tatto). La scelta dell'ago deve essere diligente in quanto sottile perchè i punti non devono apparire sulla tela (cioè, piccoli buchi che si creano tra un punto e l'altro). Questo antico attrezzo, strumento principe della creatività femminile, è il simbolo delle varie evoluzioni industriali, infatti da questo, nella fine del 700, molti inventori hanno voluto agevolare i lavori femminili con le famose macchine per cucire, ispirandosi agli antichi telai già in uso dal Medioevo. Ma torniamo al nostro ricamo. Quello che manca ora è un cerchietto e il filo da ricamare. Si può ricamare anche con il mulinè, il cotone per il punto a croce, ma varie ditte hanno realizzato dei cotoni adatti per il ricamo italiano. Io personalmente uso l'Anchor (naturalmente la scelta delle marche varia da ricamatrice a ricamatrice).

BREVE STORIA DELLE MACCHINE PER CUCIRE
La prima macchina per cucire, brevettata nel 1790 dall'inventore britannico Thomas Saint, non fu commercializzata. Era progettata per cucire pelle e tela robusta e impiegava un singolo filo, formando punti a catenella. Il tessuto da cucire veniva forato con un punteruolo, quindi un meccanismo portava il filo sopra il foro e un'asticella sottile, con la punta a forcella, lo faceva passare dall'altra parte del tessuto, dove un uncino lo agganciava e lo portava in avanti all'altezza del foro successivo. Ripetendo il ciclo, sul rovescio del tessuto si formava un secondo cappio legato a catena con il primo, che fermava il punto. Nel 1829 il sarto francese Barthélemy Thimonnier costruì una macchina per cucire che conobbe una certa diffusione. Come la macchina di Saint, cuciva a punto a catenella, ma impiegava un ago con la punta a uncino che veniva mosso verso il basso da un pedale e risaliva grazie a una molla. La prima macchina a punto di spola, che faceva uso di un ago con la cruna vicina alla punta e di una navetta oscillante, fu inventata intorno al 1834 dallo statunitense Walter Hunt ma non venne brevettata. Una macchina simile fu invece brevettata nel 1846 dall'inventore statunitense Elias Howe. In seguito un altro inventore statunitense, Isaac Merrit Singer, propose una macchina con caratteristiche simili ma, persa la causa intentatagli da Howe per violazione di brevetto, si dedicò alla soluzione di numerosi ostacoli che si opponevano alla produzione in serie di macchine per cucire, svolgendo un ruolo fondamentale nella loro commercializzazione. _Altre importanti invenzioni furono quelle del rocchetto rotante e del meccanismo per far avanzare il tessuto tra un punto e l'altro, introdotte nel 1850 in una macchina per cucire brevettata dallo statunitense Allen Benjamin Wilson. Il piedino di pressione, un dispositivo a molla per premere il tessuto contro il piano di lavoro, fu invece inventato da Singer. Le prime macchine per cucire erano azionate girando manualmente una manovella. Successivamente fu introdotto il pedale, che permetteva a chi cuciva di usare entrambe le mani per guidare il tessuto sotto l'ago. Attualmente tutte le macchine per cucire sono dotate di motore elettrico.
L'invenzione della macchina da cucire, ed il largo impiego che ne è stato fatto nel corso del tempo, hanno permesso di velocizzare i meccanismi di produzione degli indumenti, degli abiti, delle pelli e delle stoffe di ogni genere; questo ha costituito il duplice vantaggio di avere prodotti di buona, se non ottima, qualità e, vista la capacità di velocizzare di tempi dell'attività produttiva, ad un costo ridotto.
La ricca richiesta di prodotti sempre nuovi ha indubbiamente favorito la nascita e lo sviluppo di alcune aziende, col tempo divenute leader nel settore, produttrici di macchine da cucire. Tra queste aziende citiamo quelle che hanno conosciuto un maggiore sviluppo nel passato e che tuttora producono decine di modelli di macchine da cucire per la loro vendita a livello mondiale: la Necchi, che è una azienda italiana, la Singer, americana, e la Pfaff, di origini tedesche.

DATE UN'OCCHIATA AL MIO FORNO:
Congratulandosi per la realizzazione del mio blog, una mia amica mi ha voluto fatto dono di una delle sue stupende poesie. Spero gradirete anche voi.
RICAMO DI UN MATTINO DI PRIMAVERA
Fisso lo sguardo sul ricamo,
mentre l'ago va punto su punto
tessendo una nuova vita.
Assaporo il ricamo di un mattino di primavera,
avvolto al pensiero del tuo amore
che dipinge poesia sulle stelle dell'anima.
Guardo fuori,nuvole giocare e osservo il profilo del tuo corpo di seta
e il mio ritagliato dietro una finestra.
Maria Giovanna Tanese
Nella sezione http://ilpuntodeldisordine.blogspot.com/ scoprirete la mia passione per le calle.
Scoprite su http://lefantasiediunmestolo.blogspot.com/ cosa si può realizzare amalgamando questi ingredienti?...
Finalmente le giornate si sono rinfrescate... auguriamoci felicità con "Voglio vivere così" cantata da Pavarotti ed Elisa.
http://www.youtube.com/watch?v=CFegogm6eRc
So che può sembrare strano, ma queste aree sono sempre state le mie preferite.
Film consigliato: "Pane, amore e...". Un film di Vittorio De Sica con Sophia Loren.
http://www.youtube.com/watch?v=WBzr1pbSzuk
A mio avviso, uno dei film d'arte di De Sica, con una Sophia Loren sensuale e travolgente, anche nei panni di una pescivendola.
lunedì 12 luglio 2010
Ogni anno, di questa stagione,
mio papà mi fa dono dei suoi prodotti
coltivati biologicamente dal suo orto.
Io con tanto entusiasmo trasformo
questa benedizione in ottimi
manicaretti da gustare in famiglia.
Potete gustare le mie ricette nell'elenco affianco, "la via delle mele", visitando il sito "Le fantasie di un mestolo" .
