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lunedì 22 novembre 2010



22 novembre
Santa Cecilia
Vergine e Martire
Al momento della revisione del calendario dei santi tra i titolari delle basiliche romane solo la memoria di santa Cecilia è rimasta alla data tradizionale. Degli altri molti sono stati soppressi perché mancavano dati o anche indizi storici riguardo il loro culto. Anche riguardo a Cecilia, venerata come martire e onorata come patrona dei musicisti, è difficile reperire dati storici completi ma a sostenerne l'importanza è la certezza storica dell'antichità del suo culto. Due i fatti accertati: il «titolo» basilicale di Cecilia è antichissimo, sicuramente anteriore all'anno 313, cioè all'età di Costantino; la festa della santa veniva già celebrata, nella sua basilica di Trastevere, nell'anno 545. Sembra inoltre che Cecilia venne sepolta nelle Catacombe di San Callisto, in un posto d'onore, accanto alla cosiddetta «Cripta dei Papi», trasferita poi da Pasquale I nella cripta della basilica trasteverina. La famosa «Passio», un testo più letterario che storico, attribuisce a Cecilia una serie di drammatiche avventure, terminate con le più crudeli torture e conclusesi con il taglio della testa.

Con questa data cominciano le festività natalizie, e di conseguenza, le domeniche di avvento.
Nel mio paese, è tradizione mangiare le pettole per l'augurio di un felice cammino verso il Natale.

Pettole

500g di farina "00"
un palmo di farina di semola
acqua calda salata q..b.
mezzo cubetto di lievito di birra
olio extra vergine d'oliva

In una ciotola preparate le farine e mischiatele. Far sciogliere il lievito e amalgamare tutto con acqua calda salata. Coprire con un canovaccio e far lievitare per circa un'ora, un'ora e mezza.
In un pentolino per la frittura, a parete alta, aggiungere abbondante olio e fumarlo per bene. Quando l'olio è ben caldo aggiungere un cucchiaio per volta d'impasto e farle dorare. Asciugarle per bene con della carta assorbente e servire ben caldi con miele o semplicementi asciutti.
Si possono creare delle avarianti. La mia mamma, stufa della solita pettola, una sera li fece con prosciutto e mozzarella, basta solo aggiungerli nell'impasta, niente di complicato.
Ho sentito dire che a Taranto li fanno con la nutella. E in altri paesini aggiungono olive o salumi.
Tutto per accogliere le festività natalizie.

Buone feste

martedì 16 novembre 2010

Cassetta degli attrezzi

Che cos'è la fiaba

La fiaba è una narrazione popolare,, destinata inizialmente alla trasmissione orale e a un pubblico di bambini che racconta vicende ambientate in un mondo nel quale gli elementi magici e meravigliosi si intrecciano con tratti della vita reale.

Quello della fiaba è un mondo magico e meraviglioso, popolato di fate, re principi e principesse, orchi e draghi, animali parlanti dotati spesso di poteri straordinari, dove sono "normali" le trasformazioni, gli incantesimi, i miracoli, e dove la morte, spesso temporanea, si presenta come inghiottimento o divoramento da parte di animali favolosi (draghi, lupi, ecc...). Questo mondo fiabesco si integra, sotto certi aspetti, con quello reale: esistono infatti nelle fiabe, accanto a incantesimi e magie, anche situazioni verosimili (mestieri tradizionali, famiglie povere, giovani in cerca di fortuna e cosi via). L'intreccio fra magia e realtà non provoca alcun turbamento, dato che tutto ciò che rientra nella sfera del meraviglioso viene accettato sia dai personaggi delle fiabe sia dai lettori come qualcosa di naturale.

Luoghi e tempi sono indeterminati: è classico l'avvio C'era una volta..., grazie al quale ci troviamo fin dall'inizio trasportati in una dimensione dove il tempo, lo spazio e tutte le altre convenzioni umane hanno poca rilevanza. Il ritorno dal mondo meraviglioso della fiaba a quello della realtà è talora segnalato da formule di congedo di vario tipo, per esempio: Stretta la foglia, larga la via,/ dite la vostra, che ho detto la mia, oppure, chi non lo crede, paghi un tallero o ancora e vissero felici e contenti fra mille godimenti; a quelle nozze anch'io ci sono stato, e ciambelle a bizzeffe ho mangiato.

Le fiabe sono nate sulla bocca del popolo e sono state tramandate per tradizione orale dalle nonne che a loro volta le avevano raccolte dalla viva voce dei loro vecchi, e così via, a ritroso nel tempo. Anche se adesso noi le consideriamo un genere rivolto soprattutto ai bambini, esse in effetti costituiscono un serbatoio della saggezza popolare di tutti i tempi, elemento importante di quella che si chiama "letteratura popolare", e sono perciò oggetto di attenzione da parte degli studiosi di folklore e tradizioni popolario.

Sotto tutte le latitudini, le fiabe si ripetono secondo uino schema che rispecchia gli aspetti e le tappe fondamentali della vita dell'uomo, sia pure in chiave magica e favolosa. Ritroviamo infatti nelle fiabe: la nascita, che colloca l'individuo in condizioni favorevoli o sfavorevoli, il distacco dalla casa paterna e le prove da superare per diventare maturo, la divisione degli esseri viventi in ricchi e poveri che non ne altera la sostanziale uguaglianza, la persecuzione di un innocente, l'amore, il condizionamento di forze complesse, interne ede esterne, e lo sforzo per liberarsene da soli o con l'aiuto degli altri, la scoperta che la virtù e la bellezza autentiche possono talora essere nascoste sotto un'apparenza umile e sgradevole. A differenza di quanto accade nella realtà, nel mondo fiabesco, però, il bene è sempre ricompensato, i cattivi primi o poi vengono puniti, il male è sconfitto.

La particolare "verità della fiaba, la sua capacità di rappresentare il comune destino degli uomini spiegano perchè, pur nell'appartenente verità dei personaggi, delle situazioni, dei luoghi d'origine, le fiabe siano costruite secondo uno schema sempre uguale.

Vengono chiamate "funzioni" le azioni compiute dai personaggi e definite in base al significato che hanno per lo sviluppo del racconto. E' sufficiente soffermarsi sullo schema base che si ripete pressochè identico in tutte le narrazioni fiabesce:
  • La storia comincia con la descrizione della situazione iniziale;
  • l'eroe (o l'eroina) si allontana da casa per un viaggio, per cercare i mezzi di sostentamento, per adempire ad un incarico, ecc.;
  • Inizia una serie di peregrinazioni durante le quali hanno luogo le più svariate avventure;
  • L'eroe incontra un'antagonista, rappresentato da una persona "cattiva", che per contrastarlo riccorre all'inganno, alla magia, alla violenza;
  • L'eroe cade nel tranelllo preparato dall'antagonista;
  • L'eroe si trova nella necessità di superare una prova;
  • L'eroe fruisce dell'aiuto di uno o più personaggi, un aiutante o più aiutanti;
  • Superato l'ostacolo l'eroe ritorna a casa in una situazione migliore di quella iniziale;
  • L'antagonista, il cattivo è punito;
  • La vicenda in molte fiabe si conclude con le nozze regali dell'eroe.

I "motivi" sono dei temi ricorenti che fanno parte del mondo fiabesco e danno vita a innumerevoli trame. Tra i motivi più frequenti ricordiamo: la matrigna cattiva, l'animale parlante, tre sorelle o tre fratelli, di cui l'ultimo è buono e gli altri sono malvagi, la casetta nel bosco, gli stivali magici, la bacchetta magica, l'intervento di un personaggio riconoscente, la trasformazione di un essere umano in animale, ecc...

Il linguaggio che viene usato nelle fiabe è usualmente semplice, caratterizzato da frasi e periodi tendenzialmenti brevi, dalla prevalenza della coordinazione sulla subordinazione e dei discordi diretti su quelli indiretti. Il lessico è quotidiano e riflettere esperienze e modi di dire propi del mondo popolare, anche se nelle fiabe raccolte e riscritte da persone di cultura appaiono qua e là parole un pò più ricercate.

Come abbiamo detto, le fiabe sono narrazioni anonimetramandati oralmente da narratori popolari; non sono mancati, però, scrittori, che, attingendo a questo patrimonio, gli hanno dato forma letteraria, arricchendo e variando le versioni originarie. E' il caso di Charles Perrault, dei fratelli Grimm, di Hans Christian Andersen; i quali, affidandole alla scrittura, hanno reso famose le storia di Cappuccetto Rosso, di Biancaneve, di Cenerentola, della Sineretta, e inumerevoli altre.

giovedì 11 novembre 2010

11 novembre
La sera dell’11 novembre, e per gli altri 3 giorni successivi è tradizione mangiare le castagne
La castagna in acqua cotta prende il nome di ballotta,
arrostita e profumata prende il nome di bruciata

Antichi sapori di festa :

Ballotte:


Castagne, pizzico di sale, acqua, semi di finocchio, foglia di alloro.

Fatele bollire per 30 – 40 minuti. Nell’aria si sprigionerà un aroma particolare, di festa e di gioia. Sarà uno dei primi sapori che annunciano il Natale ormai vicino…


Caldarroste:
Castagne, Barbeque, una padella traforata.

Ricordiamo che non avremo mai sul fornello di casa la fragranza delle caldarroste fatte alla brace del venditore all’angolo della strada, salvo usare il nostro caminetto a legna o di una brace al barbeque.
Procuriamoci delle castagne buone, scegliendole una ad una per accertarci che siano senza alcuna macchia o buco, poi con un coltellino affilato “castriamo” i marroni, intaccando la superficie e praticando un taglio di circa 4 cm di lunghezza fino alla polpa.
Usiamo la padella bucherellata per cuocerle, usando il fornello a gas frapponiamo una piastra di ferro alla padella per non bruciarle. Mettiamo tutte le castagne nella padella e facciamo arrostire a fuoco lento girandole spesso. A cottura avvenuta togliamole dalla padella e mettiamole in un panno caldo.


Curiosità: Per ottenere buone caldarroste bagniamo un sacchetto di carta e ricopriamo le castagne in cottura facendo attenzione che non si asciughi.Durante la cottura bagniamolo di frequente così permetterà alle caldarroste di cuocere mantenendo la loro umidità, rimanendo più morbide e più saporite. Oppure: Proviamo a bagnare le castagne con il vino prima del termine della cottura, oppure saliamole leggermente. Potremo gustarle con un sapore ancor più caratteristico e campagnolo!


Vi voglio raccontare la leggenda che tutte le sere dell’11 Novembre la nonna raccontava.Tutti conoscono la storia di San Martino che spezzò in due il mantello per donarlo ad un mendicante che in verità era poi il Signore, ma forse pochi conoscono quella che si ricordava tanto tempo fa nella notte tra il 10 e l’11 Novembre, soprattutto nelle campagne, a grandi e piccini riuniti nella stalla, riscaldati dal fiato delle mucche. Un anziano sedeva sulla sedia, raccoglieva tutti d’intorno e cominciava a raccontare, mentre fuori faceva freddo, c’era nebbia e tirava forte forte il vento... Man mano che il racconto si faceva più terrificante, ci si stringeva stretti stretti e si ascoltava col cuore in gola…

C’era una volta una povera famiglia di contadini che non riusciva ad avere un bambino. Erano talmente stanchi e disperati che avrebbero accettato di tutto : anche far patto col diavolo. Infatti una notte l’uomo sognò un signore tutto vestito di nero, ma molto elegante che disse : Concederò a tua moglie di avere un bambino, ma la notte che compirà diciott’anni verrò a prenderlo e sarà mio. Al mattino il pover’uomo raccontò tutto alla moglie e con tanta tristezza decisero di accettare.. Passarono gli anni e il bimbo divenne grande: era la consolazione e il bene della famiglia. I due anziani genitori quasi non ricordavano l’accordo, ma l’11 novembre quando il ragazzo doveva compiere proprio i diciott’anni furono presi dalla paura. Fuori era freddo, ululava il vento e c’era tanta neve: si chiusero in casa, sbarrarono tutte le finestre e spensero le candele. Ad un certo punto sentirono bussare alla porta e una voce gentile disse : Vi prego, ho tanto freddo... Fatemi entrare! Sono un povero viandante, non vi disturberò. Loro però non aprirono. Il viandante bussò 3 volte, finchè la terza volta mossi a compassione aprirono e videro entrare un vecchietto magro magro e tutto rattrappito, coperto da un tabarro (mantello) lungo lungo… Si mise vicino al fuoco del caminetto seduto sulla sedia, sorrise, ringraziò dell’ospitalità e cominciò a riposare. Le ore passarono lente lente e giunse mezzanotte… Si sentirono tre colpi fortissimi sul tetto: “Bum…Bum…Bum!!” e dopo uno spaventoso silenzio una voce cupa e cavernosa domandò :
"Chi è?"
Il viandante rispose :
"Fuori di Dio non c'è nessuno
Il sole e la luna
I tri Re Magi

I Quattro Evangelisti
Le Cinque le piaghe del Signore
I dolori della Madonna
L’Arca di Noè
Le nove Corti Angeliche
I dieci comandamenti

Le undici verginelle
I dodici Apostoli

E qui calò ancora il silenzio…
Poi la voce del viandante continuò, forte e sicura:
"Tredici non c’è, non c’è mai stato, tu eri all’inferno , ci puoi tornare".
Altri minuti di pauroso silenzio e la voce tenebrosa esclamò :
San Martino San Martinino,
non si può fare un piccolo bucato che ci metti il tuo fazzolettino!!
Seguirono altri tre colpi fortissimi sul tetto :“Bum…Bum…Bum.. !!” E tutto tornò alla calma.
La famigliola guardò vicino al focolare e non vide più nessuno : la sedia era vuota ed il viandante sparito. Fuori il vento s’era calmato e non faceva più tanto freddo... Il viandante era S. Martino: il Signore l’aveva mandato per salvarli. Nei tre giorni successivi anche il cielo festeggiò l’evento: il sole tornò a splendere e a riscaldare l’aria anche se era quasi invernoE da allora ogni anno, e per ogni anno a venire l’estate del Santo tornerà, per ricordare a tutti ancora una volta il suo generoso gesto: ecco perché “l’estate di San Martino dura tre giorni e un pochino.



Tanti anni fa, l’11 Novembre scadeva l’anno di lavoro dei fittavoli: era il giorno del trasloco. Dovevano caricare tutto ciò che avevano sul carro, in genere tirato non da 2 mucche (che in pochi possedevano) ma dai componenti stessi la famiglia… cercare alloggio e nuovo padrone…Ecco perchè nel linguaggio comune fare sammartino equivale a trasloccare.



San Martino
ogni mosto diventa vino


Nella mia mente tale giorno mi è sempre rimasto impresso perchè identificato come “l’estate di San Martino”: i miei genitori me lo ripetono ogni anno (…oggi è l’estate di San Martino…ogni mosto si fa vino) tramandandomi quelle tradizioni e detti popolari che oggi, ahimé, sono un po’ andati perduti. Il sole di queste giornate mi induce ad effettuare una breve ricerca sul significato di tale detto. Ecco cosa è emerso:
San Martino aveva appena dodici anni quando, contro la volontà dei suoi genitori, che credevano negli dei di Roma, si fece battezzare e divenne cristiano. La legge romana lo obbligava a entrare nell’ esercito come suo padre, così, malgrado fosse un tipo molto pacifico, dovette diventare soldato. Su di lui si raccontano molte leggende. La più famosa è questa:
Un giorno d’autunno, mentre usciva da una delle porte della città francese di Amiens, dove viveva, vide un povero vecchio, mezzo nudo e tremante per il freddo. Martino si impietosì e sguainò la spada, tagliò il suo bel mantello di lana e ne diede la metà al povero. Immediatamente il sole si mise a scaldare come in estate. Per questo, si chiama l’estate di San Martino quel periodo agli inizi di novembre in cui spesso accade che la temperatura si faccia più mite.

L’estate di san Martino è il nome con cui viene indicato un eventuale periodo autunnale in cui, dopo le prime gelate, si verificano condizioni climatiche di bel tempo e relativo tepore. Nell’emisfero australe il fenomeno si osserva eventualmente in tardo aprile – inizio maggio. Nei paesi anglosassoni viene chiamata Indian summer.
Tradizionalmente durante questi giorni si aprono le botti per il primo assaggio del vino novello, che solitamente viene abbinato alle prime castagne.

Detti popolari
L’estate di San Martino, tre giorni e un pocolino.
A San Martino, si veste il grande e il piccino.
Infatti, se non è oggi sarà domani, la neve è vicina.
Da San Martino l’inverno è in cammino
Per San Martino ogni mosto è vino
Buon San Martino

sabato 23 ottobre 2010

Siamo quasi a novembre e dalle mie parti comincia a fare freddo. Ormai non ci sono più da anni gli spaventosi freddi di quando ero piccola, ma quest'anno con questo autunno non autunno è tutto più strano, e pensando mi è venuta in mente Cicely Mary Barker, l'ideatrice delle fate dei fiori. Cicely impiegò i bambini della scuola materna di sua sorella come modelli per le fate e disegnò personalmente i loro costumi. Nella foto è rappresentata la fata dei narcisi, che identifica, a mio avviso, la stagione in corso. Le fate dei fiori sono creaturine alate che abitano in centinaia i giardini,i boschi,le radure; ad ognuna di loro è associata una pianta o albero e le fatine vivono in essa e hanno il compito di prendersene cura, per farla crescere in salute,dato che la vita della pianta è direttamente proporzionale a quella della fata. Se si vuole vedere una fata bisogna armarsi di pazienza e attenzione, perchè non si vogliono far vedere. Il momento migliore per vedere una fata è il crepuscolo, l'alba, il mezzogiorno e la mezzanotte.

"Quando il primo bambino rise per la prima volta,
la sua risata si infranse in mille e mille piccoli pezzi,
che si dispersero scintillando per tutto il mondo:
così nacquero le fate".
(da Peter Pan di James M.Barrie)




Il termine "fata" deriva dal plurale latino di fatum, destino. Le fate sono esseri soprannaturali, protagoniste di vicende fantastiche, la cui caratteristica è quella di avere un aspetto umano accompagnato da poteri sovraumani magici: l'invisibilità, la possibilità di assumere aspetti diversi, predire il futuro, aiutare gli innocenti e riparare ai torti. Oltre all'aspetto, le fate possono avere anche l'indole simile a quella degli uomini: a volte, infatti, possono essere maligne e vendicative...

Alcuni sostengono che le fate siano angeli caduti dal cielo, altri suggeriscono che siano le anime dei bambini non battezzati. Ogni tradizione ha stabilito un'origine particolare e ha attribuito a queste entità, frutto delle credenze popolari, un nome e un potere particolare. La certezza che abbiamo è che il mondo delle fate è antichissimo ed è esistito sotto forme varie in molte parti del mondo. Queste creature sono accompagnate da una serie di altri esseri dai poteri soprannaturali (elfi, folletti...), che con loro vivono in un limbo di mistero. Il Regno delle fate è sfuggente agli occhi, ma non per questo è invisibile: a volte è sopra la linea dell'orizzonte, altre sotto i nostri piedi... Può svelarsi senza preavviso in qualunque luogo e sparire con la stessa rapidità. In genere sono i puri di cuore o i bambini a scorgerlo con maggiore facilità. Secondo la credenza più diffusa le fate sono soprannaturali ma non immortali; c'è un modo però per salvarle dalla fine credendo in loro e battendo le mani per dimostrarlo.



Girovagando fra i vari blog ho trovato queste informazioni, e anche una bellissima favola. Voglio farvela conoscere, perchè le favole non sono solo adatte ai bambini, ma soprattutto anche a noi grandi. L'ho pescata a questo indirizzo:

http://http//www.readme.it/libri/Fiabe/Il%20mondo%20dei%20sogni.shtml

Il mondo dei sogni

Questa che vedete è la Valle del Sorriso, un posto lontano lontano ove vivono creature fantastiche. In questa Valle nascono i sogni che popolano le notti di tutti i bambini del mondo. Sogni allegri o paurosi, colorati o grigi di tristezza. Sogni rumorosi o colmi di musica. I sogni di ogni bambino, anche i tuoi. Vedete gli alberi, quegli alberi alti e scuri? Sono gli Alberi di Stoffa, ed hanno delle finestrelle cucite tra i rami. Sembrano le toppe che la mamma cuce qualche volta sui pantaloni, le vedete? Attraverso quelle finestrelle passano i Volazzurri, per portare, ogni notte, a tutti i bimbi, i loro sogni. Ma forse è meglio che vi spieghi chi sono i Volazzurri. Sono creaturine con le ali colorate e luminose, ali grandi e seriche; di giorno si nascondono tra i rami degli Alberi di Stoffa, e di notte ne volano via, silenziosi. Ci sono quattro tipi di Volazzurri: quelli con quattro ali color del sole e due campanellini appesi alle antenne; quelli luminosi, con otto ali lunghe e sottili, color dell'arcobaleno; e ci sono i Volazzurri del Silenzio, che portano negli occhi dei bambini sogni in cui tutto è pace, e silenzio; e infine ci sono i Volazzurri Ventagli, fatti di fiocchi rubati alle nuvole, soffici e bianche, che si muovono lentamente, portati dal vento, e distribuiscono i sogni del mattino. Ma andiamo avanti con la scoperta di questo mondo tanto strano. Scommetto che vi state chiedendo: "Ma come nascono i sogni che i Volazzurri portano ai bambini del mondo?". Ora ve lo spiego. Tra l'erba della Valle del Sorriso, in un angolo rigoglioso di grandi foglie e di fiori, vi sono molti funghetti bianchi e rossi, funghi piccoli piccoli, che quasi non si vedono. Quello è il Villaggio dei Paciocchi, i più buffi personaggi che io conosca.. Sembra quasi che siano stati fatti per scherzo, incominciati e mai terminati. E forse è proprio così. Infatti, i Paciocchi non sono come noi, ora buoni ora dispettosi, magari un po' golosi, e capricciosi, ma anche allegri e gentili, arrabbiati o sorridenti. I Paciocchi possono avere solo una di queste caratteristiche. E così, c'è il Paciocco Sospettoso, che si guarda intorno preoccupatissimo, e per questo ha tanti occhietti, due su ogni testina pelata; e c'è il Paciocco Indeciso, che non sa mai scegliere, e dove andare, e per questo si allunga un po' di qua e un po' di là, senza concludere nulla. E poi ci sono il Paciocco Goloso, il Paciocco Dispettoso, il Paciocco Saggio, e quello Chiacchierone, e quello Allegro, e tanti, tanti altri. Ma che cosa fanno i Paciocchi nella Valle del Sorriso? Sono i creatori, gli inventori dei sogni: ogni giorno, i Paciocchi scendono al Lago Magico, e con il fango delle rive costruiscono case e castelli, animali e bambini, mostriciattoli e dolci, giocattoli e montagne. Tutti piccoli piccoli, che li potresti tenere sulla punta delle dita. Certo però questi sogni sono grigi, e spenti, niente affatto belli. Ma in una grossa zucca tutta colorata, con il camino in pietra e i gradini di legno, chiamata La Zucca dal Colore profumato, vivono delle creature gentili, abilissime pittrici che danno ai sogni di fango il colore del grano maturo, i riflessi del cielo quando il sole va a tramontare, e -magicamente- il profumo del mare, delle fragole, della menta… Sono creature molto dolci, e belle, le nostre amiche pittrici. Sono le Zuccotte colorate, e hanno visetti color dell'oro, e i piedini a forma di stella, e i sogni, dalla loro mani leggere come foglie di seta escono trasformati. Ma ci manca ancora qualcosa di molto importante, perché i sogni siano pronti ad incontrare i bambini; la vita. Sulla Collina Verde sorge il Castello degli Spiriti; là vivono gli Spiriti della Saggezza, dell'Allegria, della Fantasia, della Bontà. Non li possiamo vedere, perché sono come soffi di vento, tiepido e dolce, che si posa sui sogni di fango colorato e li fa vibrare di vita. I sogni ora sono pronti; hanno nei loro piccoli cuori la gioia, l'allegria e la tenerezza dei sogni che affollano le vostre notti. Allora i Volazzurri escono dagli Alberi di Stoffa, si caricano sulla schiena i sogni e -attraverso le finestrelle- entrano nel nostro mondo. Tutto questo è molto bello. Allora, come mai talora, nel buio della notte, qualche bambino si sveglia piangendo, perché i sogni lo hanno spaventato? C'erano mostri, e uomini cattivi con lunghi coltelli, e temporali con fulmini e tuoni dal cielo nero. Questi non sono sogni, ma incubi… Vi siete mai chiesti perché questi sogni terribili vi tormentano? Torniamo per un attimo nella Valle del Sorriso; vedete quel vecchio grosso tronco d'albero grigio, vuoto dentro come una scura caverna, e pieno di scricchiolii e brividi? Guardatelo bene ma non avvicinatevi. In quell'albero morto oramai da tanti anni vivono gli Incubini. Sono folletti, gnomi, e certe bruttissime creature, che si divertono un mondo a spaventare la gente. Ci sono gli Incubini dal Lungo pelo, con la voce gracchiante dei corvi, e Incubini Folletti, con un lunghissimo cappello a punta, con barba e baffi, che indossano una camiciona color fumo, e Incubini Ranocchi, con la cuffia da notte a strisce, che tengono sempre in mano un osso. Tutti questi Incubini, che di giorno si nascondono nel Tronco dei Brividi, al tramonto escono, silenziosi e attenti, e si appostano vicino agli Alberi della Stoffa. Quando i Volazzurri passano di lì, con il loro carico di sogni, per andare nel mondo dei bambini, gli Incubini cercano di saltare sulla loro schiena, di nascosto; poiché però sono molto maldestri, riescono a partire con i Volazzurri solo raramente. Ed è una fortuna. Perché, se riescono ad avvicinarsi al sogno di un bambino, lo trasformano in un incubo. I coniglietti diventano mostriciattoli pelosi dai lunghi denti aguzzi, gli alberi sembrano fantasmi, le stelle gli occhi brillanti di spiriti cattivi. Ogni cosa bella cui gli Spiriti del Castello hanno dato vita si distrugge, e allora i bambini si svegliano piangendo. Ma questo, per fortuna, succede poche volte, proprio poche. Perciò, non dovete spaventarvi. Ed ogni sera, bambini, quando andate a letto, e al buio attendete il sonno, e con il sonno i sogni, pensate ai Paciocchi, e alle Zuccotte colorati, ai Volazzurri con le campanelle ed agli Spiriti del Castello. Pensate e questa valle sorridente, e i vostri sogni saranno certamente bellissimi.

sabato 9 ottobre 2010

“Le cose buone nella vita o sono illegali, o sono immortali o fanno ingrassare”
Arthur Bloch

mi fa ricordare il motto di una mia vecchia vicina di casa, classe 1920, salita al cielo all’alba del terzo millennio :
“…Quel che non ammazza ingrassa..”
Mutatecchia
L’ autrice di questo blog, simpatica e diversamente magra, è amante della buona tavola a dispetto delle solite esili fattucchiere che propone la TV. Viso solare che sprizza simpatia ovunque guardi, è svelta e chiara nelle spiegazioni, cuoca perfetta quando non ha il fornello troppo vissuto e affollato, quando non le cadono per terra coltello, forchetta, verdure o ammucchia come può avanzi di cucina sul tavolo : capita a tutti nella nostra intimità culinaria ma difficilmente lo confessiamo ad altri . Non è eccessivamente precisa come lo sono invece certi cuochi inamidati e rigidi, cultori di mini porzioni fantasiose di alimenti combinati con estro discutibile, in sfondi sfuocati e d’effetto.C’è da comprare il libro anche senza sapere cosa ci sia scritto, fosse anche la spiegazione dettagliata di un uovo al tegamino con spruzzata di prezzemolo e olio d’oliva.
Le ricette ed i suoi commenti, ricordano che l’infanzia della mia generazione di gente comune è fatta di eterne pastasciutte con contorno di niente subito e il resto poco per volta, brodini di dado Star con la raccolta punti obbligatoria. La carne alla domenica c’era quando andava bene, la besciamella noi l’abbiamo scoperta da grandi, Arlecchino e Fagiolino eternamente affamati di cose buone, sono sempre stati molto vicini e solidali ai nostri cuori. Non sono indicazioni da “ristorante alla moda”, ma semplici, un po’ invadenti e senza inutili pretese d’originalità : piatti da sperimentare subito, veloci, somma d’ ingredienti tradizionali (forse con un po’ troppo prezzemolo aggiunto…) , solari, quelli che probabilmente abusandone fanno l’occhiolino al fegato e alla digestione, ma che sprigionano il profumo di cose buone, come soltanto cipolla, aglio e peperone rosolati nell’ olio possono fare.
Il cibo non si deve condurre soltanto alla bocca, bisogna sentirlo anche nel cuore, perchè cucinare è sorridere, è donare la dolcezza e il piccante racchiusi nell’anima a chi vogliamo bene. Agli altri un po’ meno…..
Se proprio ci tocca… !!
Mi veniva da aggiungere, prima di conoscere alcuni “trucchetti” accanto ai fornelli……
E qualche volta tocca a tutti, ma così restiamo anche più sani ….

Siamo tutti convinti che i condimenti esaltano il gusto dei cibi : sarà proprio vero sino in fondo ?
Se è vero che la salute passa dallo stomaco, basta saper distinguere tra il troppo e il troppo poco. Dopo queste “perle di saggezza”, bisogna purtroppo riconoscere che mangiare oggi è una lotta contro il tempo, contro le tentazioni, contro i prezzi. Se guardo le calorie degli alimenti cucinati perdo la gioia di vivere : il “peccato di gola” non mi interessa se nel complesso “mangio sano” ma non disdegno gli alimenti già pronti nelle magiche bustarelle se ho frigorifero desolatamente vuoto.Piena di buona volontà decido sempre prima (o quasi) cosa acquistare, decido come e dove cuocere. Il mangiare e il bere devono rimanere un sano piacere e una delle gioie della vita. Detto questo devo precisare che non ho mai peccato con sostanze stupefacenti o alcolici : soltanto qualche cioccolata in tazza e qualche bicchiere (ai pasti e alle feste “comandate” di vini bianchi da meditazione, preferibilmente dolce e frizzante. Il peso corporeo sotto controllo , una dieta sana ed equilibrata sono i segreti per vivere bene : però a me piace mangiare bene. Quello che più irrita il mio sistema elettrico e le sfaccettature della mia personalità è che alcune persone mangiano come porcellini e non ingrassano : io poverina per qualche cosina in più accumulo chili alla velocità della luce e metabolizzo anche l’aria che respiro. Con il colesterolo e la glicemia che “mi tengono d’occhio”, cerco di consolarmi pensando che in caso di carestia ho riserve (non) nascoste a tempo indeterminato.
Un valido aiuto nelle mie preparazioni, l'ho avuto da un antichissimo libro famiglia che parla di dolci. Un residuo bellico su come preparare i più antichi dolci della tradizione italiana. Io e mio fratello le abbiamo sperimentate tutte e mesi fa per curiosità abbiamo tenuto il conto degli anni della nostra "Bibbia culinaria" divisa in vari settori.

Mio fratello lo acquistò 25 anni fà, con rate di £ 1.890 per 24 mesi. Insomma, costo £ 45.000. A quei tempi tale cifra era esorbitante per un libro. Ora è diventato oggetto di culto e di contesa della mia famiglia. Lo uso con molta parsimonia, ma i segni del tempo si vedono lo stesso!


Copertina de "Il grande libro dei dolci"

Prima pagina

Seconda pagina

Terza pagina

Introduzione


Frutta caramellata, marmellate


Creme, salse e glasse

Pasta briseè e frolla


Pasta sfoglia


Pasta lievitata


Pasta soffice


Dolci tradizionali

Dolci al cucchiaio


Dolci di frutta

Dolci fritti



Sorbetti e granite



Gelati


Piccola pasticceria

sabato 2 ottobre 2010

Il ricamo bizantino



Il punto bizantino è un ricamo il cui disegno risalta da un fondo lavorato in un'unica tinta. Per la sua esecuzione si esegue dapprima con il contorno a punto erba (in un colore scuro o nella stessa tinta del fondo), dopodichè si riempie lo sfondo a punto stuoia o risparmiato.


Potrete ammirare questa creazione su:

Un pò di storia
Il punto bizantino nasce a Ravenna, dove l'arte bizantina arrivò nel VI secolo d.C. dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, quando l'esercito dell'imperatore Giustiniano liberò l'Italia dai barbari, permettendo la diffusione dell'arte di Bisanzio nell'importante centro culturale. Le forme e i colori del ricamo, infatti, si rifanno alle decorazioni delle architetture bizantine e ai celebri mosaici del territorio ravennate.

giovedì 23 settembre 2010




L'autunno



Il 23 settembre ha inizio l'equinozio d'autunno, e termina il giorno del solstizio d'inverno, il 21 dicembre.
L'autunno è la mia stagione preferita, per i suoi colori in natura, che variano tra il rosso, il marrone, il giallo, l'arancione, il beige,... per il suo clima non afoso e i profumi che la natura ci regala. In particolare, nel mio paese, quando passeggi, o vai a fare la spesa, senti emanare dalle finestre gli odori tipici del nostro pane, le nostre caldarroste sul fuoco, i funghi grigliati, l'odore dei mandarini, fritti tipici del posto, torte calde... e poi la meravigliosa fragranza delle orecchiette con le cime di rape. Un piatto tipico pugliese che si sposa bene di questi periodi.
A tal proposito, vorrei proporre un testo che ho sempre adorato. Si tratta di una lettura di Romano Bilenchi: "Le stagioni".
In questa tematica si nota come l'autore si serva dei colori per descrivere le stagioni, che vengono descritte nel loro trascorrere, soprattutto come i colori che mutano da gradazioni tenui a tinte forti, dalla piena luce all'ombra e all'oscurità.

"La primavera e l'autunno erano le stagioni che duravano meno. Erano, fuorchè nei monti che sorgevano di là dalle colline, tante delicate e tenere, minacciate a ogni istante dal loro stesso progredire nei colori e nelle forme che creavano sulla terra, che per goderle accorrevo là dove mi sembrava fossero presenti più che in altri luoghi: nei campi, in cui nei campi le piante rinverdivano dopo l'inverno o appassivano dopo l'estate macchiando di giallo il terreno; sulla sommità delle colline d'un tratto folte e spoglie. Guardavo il sole precipitare oltre le colline e i monti. Nessuna novità poteva sfuggirmi: le macchie gialle nella uniformità cupa dei boschi; un raggio di sole che colpiva come una lama il fianco di una collina, un uccello nero e disperato che attardatosi nella sera si smarriva.

In primavera e in autunno la città ritrovava i suoi colori più veri, i colori delle materie con cui era costruita da secoli: mattoni, marmo e pietra: rosso, bianco e nero, grigio. il marmo e la pietra erano nudi e vivi come nelle cave delle colline e dei monti; i mattoni rossi come la terra che circondava la città. La primavera e l'autunno erano le stagioni che lasciavano intatti i colori dei palazzi, delle chiese e dei giardini. Il marmo occupa i luoghi preminenti della città, incastonato quale gemma nella massa dominante dei mattoni e della pietra.

D'inverno, ed era ancora pomeriggio, i lampioni venivano accesi presto perchè le strade della città si facevano subito buie. la loro luce schiariva gli alti palazzi di pietra e di marmo contro il cielo già cupo per le nubi grandi e pesanti che venivano ad addentrarsi su di essi, ampliava le austere facciate, le torri, i merli, accentuandone e indurendone le linee. I palazzi di mattoni si protendevano in avanti, chiudevano le strade , creando ombre più folte di quelle di una foresta; tutto era una muraglia spessa, implacabile, oltre e dentro la quale era perfino impossibile immaginare che esistessero terrazze, verande, piazze e giardini. Io pensavo che a noi giovani mancava di aver visto nascere una città. La città si raccoglieva su sé stessa e chiamava i suoi abitanti a immergersi nel chiuso delle sue mura. Allora scendevo il versante della vallata opposta a quella che custodiva la piscina. Un viottolo portava a un'altra fonte, anch'essa alta, a tre archi, e poi si perdeva nei campi. A poco a poco l'ombra invadeva la campagna lontana e vicina e si incupiva nel fondo della valle, dove boschi di lecci e di querce correvano a fare argini ai prati. L'ombra copriva le strade che morivano tra i campi, i fianchi delle colline. La valle da rossa e grigia di terra diventava turchina, contro un cielo violaceo e poi focoso. Tutto tornava infine nitido, approssimandosi la notte. Il bosco toccando il cielo lo tingeva di nero. Ogni albero era distinto dall'altro, le strade macchiate di sangue. Pensavo che le strade non avrebbero mai potuto proseguire oltre da dove si erano arrestati nei campi; anche i miei pensieri risentivano di quella fine improvvisa e imperscrutabile. Colmo di una vaga angoscia risalivo verso la citta".



venerdì 10 settembre 2010

Fare le "alici sotto sale"


Le acciughe sotto sale sono uno dei metodi di conservazione del pesce più antichi che ci siano. Si tratta di scegliere, pulire e salare il pesce, al fine di poterlo conservare a temperatura ambiente, in contenitori di vetro, fino a due o tre anni. Nella salatura delle acciughe, bisogna fare attenzione a diversi punti essenziali che sono: periodo in cui comprarle, freschezza del pesce, pulizia dalle interiora, salatura, desalatura, presentazione e consumo e altri esperimenti.

Nel mio paese, o nelle altre regione tipiche del meridione si usano farli nel periodo tra agosto e ottobre, quando l'aria si fa fresca, ma si può ancora godere di giornate gradevoli.
Dovete fare attenzione alla "luna piena", pare che in questo periodo non se ne trovano nel mare perchè sviano per la riproduzione, sono solo due settimane.

domenica 5 settembre 2010

La Corrida



Guardate tutti su http://iconsiglidellanonna-lux.blogspot.com/ le foto della corrida svoltasi ieri sera a Francavilla Fontana (BR).

Ha partecipato anche il mio fidanzato Antonio .
Questa è la coppa della vittoria.
Peccato che lui non abbia vinto, ma, credetemi, è stata già una vittoria vedere il mio amore sopra quel palco!