
lunedì 22 novembre 2010

martedì 16 novembre 2010
Cassetta degli attrezzi
di animali favolosi (draghi, lupi, ecc...). Questo mondo fiabesco si integra, sotto certi aspetti, con quello reale: esistono infatti ne
lle fiabe, accanto a incantesimi e magie, anche situazioni verosimili (mestieri tradizionali, famiglie povere, giovani in cerca di fortuna e cosi via). L'intreccio fra magia e realtà non provoca alcun turbamento, dato che tutto ciò che rientra nella sfera del meraviglioso viene accettato sia dai personaggi delle fiabe sia dai lettori come qualcosa di naturale.
al quale ci troviamo fin dall'inizio trasportati in una dimensione dove il tempo, lo spazio e tutte le altre convenzioni umane hanno poca rilevanza. Il ritorno dal mondo meraviglioso della fiaba a quello della realtà è talora segnalato da formule di congedo di vario tipo, per esempio: Stretta la foglia, larga la via,/ dite la vostra, che ho detto la mia, oppure, chi non lo crede, paghi un tallero o ancora e vissero felici e contenti fra mille godimenti; a quelle nozze anch'
io ci sono stato, e ciambelle a bizzeffe ho mangiato.
titudini, le fiabe si ripetono secondo uino schema che rispecchia gli aspetti e le tappe fondamentali della vita dell'uomo, sia pure in chiave magica e favolosa. Ritroviamo infatti nelle fiabe: la nascita, che colloca l'individuo in condizioni favorevoli o sfavorevoli, il distacco dalla casa paterna e le prove da superare per diventare maturo, la divisione degli esseri viventi in ricchi e poveri che non ne altera la sostanziale uguaglianza, la persecuzione di un innocente, l'amore, il condizionamento di forze complesse, interne ede esterne, e lo sforzo per liberarsene da soli o con l'aiuto degli altri, la scoperta che la virtù e la bellezza autentiche possono talora essere nascoste sotto un'apparenza umile e sgradevole. A differenza di quanto accade nella realtà, nel mondo fiabesco, però, il bene è sempre ricompensato, i cattivi primi o poi v
engono puniti, il male è sconfitto.- La storia comincia con la descrizione della situazione iniziale;
- l'eroe (o l'eroina) si allontana da casa per un viaggio, per cercare i mezzi di sostentamento, per adempire ad un incarico, ecc.;
- Inizia una serie di peregrinazioni durante le quali hanno luogo le più svariate avventure;
- L'eroe incontra un'antagonista, rappresentato da una persona "cattiva", che per contrastarlo riccorre all'inganno, alla magia, alla violenza;
- L'eroe cade nel tranelllo preparato dall'antagonista;
- L'eroe si trova nella necessità di superare una prova;
- L'eroe fruisce dell'aiuto di uno o più personaggi, un aiutante o più aiutanti;
- Superato l'ostacolo l'eroe ritorna a casa in una situazione migliore di quella iniziale;
- L'antagonista, il cattivo è punito;
- La vicenda in molte fiabe si conclude con le nozze regali dell'eroe.
I "motivi" sono dei temi ricorenti che fanno parte del mondo fiabesco e danno vita a innume
revoli trame. Tra i motivi più frequenti ricordiamo: la matrigna cattiva, l'animale parlante, tre sorelle o tre fratelli, di cui l'ultimo è buono e gli altri sono malvagi, la casetta nel bosco, gli stivali magici, la bacchetta magica, l'intervento di un personaggio riconoscente, la trasformazione di un essere umano in animale, ecc...
Il linguaggio che viene usato nelle fiabe è usualmente semplice, caratterizzato da frasi e periodi tendenzialmenti brevi, dalla prevalenza della coordinazione sulla subordinazione e dei discordi diretti su quelli indiretti. Il lessico è quotidiano e riflettere esperienze e modi di dire propi del mondo popolare, anche se nelle fiabe raccolte e riscritte da persone di cultura appaiono qua e là parole un pò più ricercate.
Come abbiamo detto, le fiabe sono narrazioni anonimetramandati oralmente da narratori popolari; non sono mancati, però, scrittori, che, attingendo a questo patrimonio, gli hanno dato forma letteraria, arricchendo e variando le versioni originarie. E' il caso di Charles Perrault, dei fratelli Grimm, di Hans Christian Andersen; i quali, affidandole alla scrittura, hanno reso famose le storia di Cappuccetto Rosso, di Biancaneve, di Cenerentola, della Sineretta, e inumerevoli altre.
giovedì 11 novembre 2010
La sera dell’11 novembre, e per gli altri 3 giorni successivi è tradizione mangiare le castagneLa castagna in acqua cotta prende il nome di ballotta,
Antichi sapori di festa :
Fatele bollire per 30 – 40 minuti. Nell’aria si sprigionerà un aroma particolare, di festa e di gioia. Sarà u
no dei primi sapori che annunciano il Natale ormai vicino…Ricordiamo che non avremo mai sul fornello di casa la fragranza delle caldarroste fatte alla brace del venditore all’angolo della strada, salvo usare il nostro caminetto a legna o di una brace al barbeque.
Procuriamoci delle castagne buone, scegliendole una ad una per accertarci c
he siano senza alcuna macchia o buco, poi con un coltellino affilato “castriamo” i marroni, intaccando la superficie e praticando un taglio di circa 4 cm di lunghezza fino alla polpa.Usiamo la padella bucherellata per cuocerle, usando il fornello a gas frapponiamo una piastra di ferro alla padella per non bruciarle. Mettiamo tutte le castagne nella padella e facciamo arrostire a fuoco lento girandole spesso. A cottura avvenuta togliamole dalla padella e mettiamole in un panno caldo.
Vi voglio raccontare la leggenda che tutte le sere dell’11 Novembre la nonna raccontava.Tutti conoscono la storia di San Martino che spezzò in due il mantello per donarlo ad un mendicante che in verità era poi il Signore, ma forse pochi conoscono quella che si ricordava tanto tempo fa nella notte tra il 10 e l’11 Novembre, soprattutto nelle campagne, a grandi e piccini riuniti nella stalla, riscaldati dal fiato delle mucche. Un anziano sedeva sulla sedia, raccoglieva tutti d’intorno e cominciava a raccontare, mentre fuori faceva freddo, c’era nebbia e tirava forte forte il vento... Man mano che il racconto si faceva più terrificante, ci si stringeva stretti stretti e si ascoltava col cuore in gola… C’era una volta una povera famiglia di contadini che non riusciva ad avere un bambino. Erano talmente stanchi e disperati che avrebbero accettato di tutto : anche far patto col diavolo. Infatti una notte l’uomo sognò un signore tutto vestito di nero, ma molto elegante che disse : Concederò a tua moglie di avere un bambino, ma la notte che compirà diciott’anni verrò a prenderlo e sarà mio. Al mattino il pover’uomo raccontò tutto alla moglie e con tanta tristezza decisero di accettare.. Passarono gli anni e il bimbo divenne grande: era la consolazione e il bene della famiglia. I due anziani genitori quasi non ricordavano l’accordo, ma l’11 novembre quando il ragazzo doveva compiere proprio i diciott’anni furono presi dalla paura. Fuori era freddo, ululava il vento e c’era tanta neve: si chiusero in casa, sbarrarono tutte le finestre e spensero le candele. Ad un certo punto sentirono bussare alla porta e una voce gentile disse : Vi prego, ho tanto freddo... Fatemi entrare! Sono un povero viandante, non vi disturberò. Loro però non aprirono. Il viandante bussò 3 volte, finchè la terza volta mossi a compassione aprirono e videro entrare un vecchietto magro magro e tutto rattrappito, coperto da un tabarro (mantello) lungo lungo… Si mise vicino al fuoco del caminetto seduto sulla sedia, sorrise, ringraziò dell’ospitalità e cominciò a riposare. Le ore passarono lente lente e giunse mezzanotte… Si sentirono tre colpi fortissimi sul tetto: “Bum…Bum…Bum!!” e dopo uno spaventoso silenzio una voce cupa e cavernosa domandò :
"Chi è?"
I dolori della Madonna
Le undici verginelle
I dodici Apostoli
ve ricerca sul significato di tale detto. Ecco cosa è emerso:San Martino aveva appena dodici anni quando, contro la volontà dei suoi genitori, che credevano negli dei di Roma, si fece battezzare e divenne cristiano. La legge romana lo obbligava a entrare nell’ esercito come suo padre, così, malgrado fosse un tipo molto pacifico, dovette diventare soldato. Su di lui si raccontano molte leggende. La più famosa è questa:
nno, mentre usciva da una delle porte della città francese di Amiens, dove viveva, vide un povero vecchio, mezzo nudo e tremante per il freddo. Martino si impietosì e sguainò la spada, tagliò il suo bel mantello di lana e ne diede la metà al povero. Immediatamente il sole si mise a scaldare come in estate. Per questo, si chiama l’estate di San Martino quel periodo agli inizi di novembre in cui spesso accade che la temperatura si faccia più mite.Tradizionalmente durante questi giorni si aprono le botti per il primo assaggio del vino novello, che solitamente viene abbinato alle prime castagne.
Detti popolari
L’estate di San Martino, tre giorni e un pocolino.
A San Martino, si veste il grande e il piccino.
Buon San Martino
sabato 23 ottobre 2010
Siamo quasi a novembre e dalle mie parti comincia a fare freddo. Ormai non ci sono più da anni gli spaventosi freddi di quando ero piccola, ma quest'anno con questo autunno non autunno è tutto più strano, e pensando mi è venuta in mente Cicely Mary Barker, l'ideatrice delle fate dei fiori. Cicely impiegò i bambini della scuola materna di sua sorella come modelli per le fate e disegnò personalmente i loro costumi. Nella foto è rappresentata la fata dei narcisi, che identifica, a mio avviso, la stagione in corso. Le fate dei fiori sono creaturine alate che abitano in centinaia i giardini,i boschi,le radure; ad ognuna di loro è associata una pianta o albero e le fatine vivono in essa e hanno il compito di prendersene cura, per farla crescere in salute,dato che la vita della pianta è direttamente proporzionale a quella della fata. Se si vuole vedere una fata bisogna armarsi di pazienza e attenzione, perchè non si vogliono far vedere. Il momento migliore per vedere una fata è il crepuscolo, l'alba, il mezzogiorno e la mezzanotte.la sua risata si infranse in mille e mille piccoli pezzi,

Il termine "fata" deriva dal plurale latino di fatum, destino. Le fate sono esseri soprannaturali, protagoniste di vicende fantastiche, la cui caratteristica è quella di avere un aspetto umano accompagnato da poteri sovraumani magici: l'invisibilità, la possibilità di assumere aspetti diversi, predire il futuro, aiutare gli innocenti e riparare ai torti. Oltre all'aspetto, le fate possono avere anche l'indole simile a quella degli uomini: a volte, infatti, possono essere maligne e vendicative...
Alcuni sostengono che le fate siano angeli caduti dal cielo, altri suggeriscono che siano le anime dei bambini non battezzati. Ogni tradizione ha stabilito un'origine particolare e ha attribuito a queste entità, frutto delle credenze popolari, un nome e un potere particolare. La certezza che abbiamo è che il mondo delle fate è antichissimo ed è esistito sotto forme varie in molte parti del mondo. Queste creature sono accompagnate da una serie di altri esseri dai poteri soprannaturali (elfi, folletti...), che con loro vivono in un limbo di mistero. Il Regno delle fate è sfuggente agli occhi, ma non per questo è invisibile: a volte è sopra la linea dell'orizzonte, altre sotto i nostri piedi... Può svelarsi senza preavviso in qualunque luogo e sparire con la stessa rapidità. In genere sono i puri di cuore o i bambini a scorgerlo con maggiore facilità. Secondo la credenza più diffusa le fate sono soprannaturali ma non immortali; c'è un modo però per salvarle dalla fine credendo in loro e battendo le mani per dimostrarlo.
Girovagando fra i vari blog ho trovato queste informazioni, e anche una bellissima favola. Voglio farvela conoscere, perchè le favole non sono solo adatte ai bambini, ma soprattutto anche a noi grandi. L'ho pescata a questo indirizzo:
http://http//www.readme.it/libri/Fiabe/Il%20mondo%20dei%20sogni.shtml
Questa che vedete è la Valle del Sorriso, un posto lontano lontano ove vivono creature fantastiche. In questa Valle nascono i sogni che popolano le notti di tutti i bambini del mondo. Sogni allegri o paurosi, colorati o grigi di tristezza. Sogni rumorosi o colmi di musica. I sogni di ogni bambino, anche i tuoi. Vedete gli alberi, quegli alberi alti e scuri? Sono gli Alberi di Stoffa, ed hanno delle finestrelle cucite tra i rami. Sembrano le toppe che la mamma cuce qualche volta sui pantaloni, le vedete? Attraverso quelle finestrelle passano i Volazzurri, per portare, ogni notte, a tutti i bimbi, i loro sogni. Ma forse è meglio che vi spieghi c
hi sono i Volazzurri. Sono creaturine con le ali colorate e luminose, ali grandi e seriche; di giorno si nascondono tra i rami degli Alberi di Stoffa, e di notte ne volano via, silenziosi. Ci sono quattro tipi di Volazzurri: quelli con quattro ali color del sole e due campanellini appesi alle antenne; quelli luminosi, con otto ali lunghe e sottili, color dell'arcobaleno; e ci sono i Volazzurri del Silenzio, che portano negli occhi dei bambini sogni in cui tutto è pace, e silenzio; e infine ci sono i Volazzurri Ventagli, fatti di fiocchi rubati alle nuvole, soffici e bianche, che si muovono lentamente, portati dal vento, e distribuiscono i sogni del mattino. Ma andiamo avanti con la scoperta di questo mondo tanto strano. Scommetto che vi state chiedendo: "Ma come nascono i sogni che i Volazzurri portano ai bambini del mondo?". Ora ve lo spiego. Tra l'erba della Valle del Sorriso, in un angolo rigoglioso di grandi foglie e di fiori, vi sono molti funghetti bianchi e rossi, funghi piccoli piccoli, che quasi non si vedono. Quello è il Villaggio dei Paciocchi, i più buffi personaggi che io conosca.. Sembra quasi che siano stati fatti per scherzo, incomi
nciati e mai terminati. E forse è proprio così. Infatti, i Paciocchi non sono come noi, ora buoni ora dispettosi, magari un po' golosi, e capricciosi, ma anche allegri e gentili, arrabbiati o sorridenti. I Paciocchi possono avere solo una di queste caratteristiche. E così, c'è il Paciocco Sospettoso, che si guarda intorno preoccupatissimo, e per questo ha tanti occhietti, due su ogni testina pelata; e c'è il Paciocco Indeciso, che non sa mai scegliere, e dove andare, e per questo si allunga un po' di qua e un po' di là, senza concludere nulla. E poi ci sono il Paciocco Goloso, il Paciocco Dispettoso, il Paciocco Saggio, e quello Chiacchierone, e quello Allegro, e tanti, tanti altri. Ma che cosa fanno i Paciocchi nella Valle del Sorriso? Sono i creatori, gli inventori dei sogni: ogni giorno, i Paciocchi scendono al Lago Magico, e con il fango delle rive costruiscono case e castelli, animali e bambini, mostriciattoli e dolci, giocattoli e montagne. Tutti piccoli piccoli, che li potresti tenere sulla punta delle dita. Certo però questi sogni sono grigi, e spenti, niente affatto belli. Ma in una grossa zucca tutta colorata, con il camino in pietra e i gradini di legno, chiamata La Zucca dal Colore profumato, vivono delle creature gentili, abilissime pittrici che danno ai sogni di fango il colore del grano maturo, i riflessi del cielo quando il sole va a tramontare, e -magicamente- il profumo del mare, delle fragole, della menta… Sono creature molto dolci, e belle, le nostre amiche pittrici. Sono le Zuccotte colorate, e hanno visetti color dell'oro, e i piedini a forma di stella, e i sogni, dalla loro mani leggere come foglie di seta escono trasformati. Ma ci manc
a ancora qualcosa di molto importante, perché i sogni siano pronti ad incontrare i bambini; la vita. Sulla Collina Verde sorge il
Castello degli Spiriti; là vivono gli Spiriti della Saggezza, dell'Allegria, della Fantasia, della Bontà. Non li possiamo vedere, perché sono come soffi di vento, tiepido e dolce, che si posa sui sogni di fango colorato e li fa vibrare di vita. I sogni ora sono pronti; hanno nei loro piccoli cuori la gioia, l'allegria e la tenerezza dei sogni che affollano le vostre notti. Allora i Volazzurri escono dagli Alberi di Stoffa, si caricano sulla schiena i sogni e -attraverso le finestrelle- entrano nel nostro mondo. Tutto questo è molto bello. Allora, come mai talora, nel buio della notte, qualche bambino si sveglia piangendo, perché i sogni lo hanno spaventato? C'erano mostri, e uomini cattivi con lunghi coltelli, e temporali con fu
lmini e tuoni dal cielo nero. Questi non sono sogni, ma incubi… Vi siete mai chiesti perché questi sogni terribili vi tormentano? Torniamo per un attimo nella Valle del Sorriso; vedete quel vecchio grosso tronco d'albero grigio, vuoto dentro come una scura caverna, e pieno di scricchiolii e brividi? Guardatelo bene ma non avvicinatevi. In quell'albero morto oramai da tanti anni vivono gli Incubini. Sono folletti, gnom
i, e certe bruttissime creature, che si divertono un mondo a spaventare la gente. Ci sono gli Incubini dal Lungo pelo, con la voce gracchiante dei corvi, e Incubini Folletti, con un lunghissimo cappello a punta, con barba e baffi, che indossano una camiciona color fumo, e Incubini Ranocchi, con la cuffia da notte a strisce, che tengono sempre in mano un osso. Tutti questi Incubini, che di giorno si nascondono nel Tronco dei Brividi, al tramonto escono, silenziosi e attenti, e si appostano vicino agli Alberi della Stoffa. Quando i Volazzurri passano di lì, con il loro carico di sogni, per andare nel mondo dei bambini, gli Incubini cercano di saltare sulla loro schiena, di nascost
o; poiché però sono molto maldestri, riescono a partire con i Volazzurri solo raramente. Ed è una fortuna. Perché, se riescono ad avvicinarsi al sogno di un bambino, lo trasformano in un incubo. I coniglietti diventano mostriciattoli pelosi dai lunghi denti aguzzi, gli alberi sembrano fantasmi, le stelle gli occhi brillanti di spiriti cattivi. Ogni cosa bella cui gli Spiriti del Castello hanno dato vita si distrugge, e allora i bambini si svegliano piangendo. Ma questo, per fortuna, succede poche volte, proprio poche. Perciò, non dovete spaventarvi. Ed ogni sera, bambini, quando andate a letto, e al buio attendete il sonno, e con il sonno i sogni, pensate ai Paciocchi, e alle Zuccotte colorati, ai Volazzurri con le campanelle ed agli Spiriti del Castello. Pensate e questa valle sorridente, e i vostri sogni saranno certamente bellissimi.
sabato 9 ottobre 2010
mi fa ricordare il motto di una mia vecchia vicina di casa, classe 1920, salita al cielo all’alba del terzo millennio :
Le ricette ed i suoi commenti, ricordano che l’infanzia della mia generazione di gente comune è fatta di eterne pastasciutte con contorno di niente subito e il resto poco per volta, brodini di dado Star con la raccolta punti obbligatoria. La carne alla domenica c’era quando andava bene, la besciamella noi l’abbiamo scoperta da grandi, Arlecchino e Fagiolino eternamente affamati di cose buone, sono sempre stati molto vicini e solidali ai nostri cuori. Non sono indicazioni da “ristorante alla moda”, ma semplici, un po’ invadenti e senza inutili pretese d’originalità : piatti da sperimentare subito, veloci, somma d’ ingredienti tradizionali (forse con un po’ troppo prezzemolo aggiunto…) , solari, quelli che probabilmente abusandone fanno l’occhiolino al fegato e alla digestione, ma che sprigionano il profumo di cose buone, come soltanto cipolla, aglio e peperone rosolati nell’ olio possono fare.
E qualche volta tocca a tutti, ma così restiamo anche più sani ….
Siamo tutti convinti che i condimenti esaltano il gusto dei cibi : sarà proprio vero sino in fondo ?
Se è vero che la salute passa dallo stomaco, basta saper distinguere tra il troppo e il troppo poco. Dopo queste “perle di saggezza”, bisogna purtroppo riconoscere che mangiare oggi è una lotta contro il tempo, contro le tentazioni, contro i prezzi. Se guardo le calorie degli alimenti cucinati perdo la gioia di vivere : il “peccato di gola” non mi interessa se nel complesso “mangio sano” ma non disdegno gli alimenti già pronti nelle magiche bustarelle se ho frigorifero desolatamente vuoto.Piena di buona volontà decido sempre prima (o quasi) cosa acquistare, decido come e dove cuocere. Il mangiare e il bere devono rimanere un sano piacere e una delle gioie della vita. Detto questo devo precisare che non ho mai peccato con sostanze stupefacenti o alcolici : soltanto qualche cioccolata in tazza e qualche bicchiere (ai pasti e alle feste “comandate” di vini bianchi da meditazione, preferibilmente dolce e frizzante. Il peso corporeo sotto controllo , una dieta sana ed equilibrata sono i segreti per vivere bene : però a me piace mangiare bene. Quello che più irrita il mio sistema elettrico e le sfaccettature della mia personalità è che alcune persone mangiano come porcellini e non ingrassano : io poverina per qualche cosina in più accumulo chili alla velocità della luce e metabolizzo anche l’aria che respiro. Con il colesterolo e la glicemia che “mi tengono d’occhio”, cerco di consolarmi pensando che in caso di carestia ho riserve (non) nascoste a tempo indeterminato.
Terza pagina
Introduzione
Frutta caramellata, marmellate
Creme, salse e glasse
Pasta briseè e frolla
Pasta soffice
Dolci tradizionali
Dolci al cucchiaio
Dolci di frutta
Gelati
Piccola pasticceria
sabato 2 ottobre 2010
giovedì 23 settembre 2010

L'autunno è la mia stagione preferita, per i suoi colori in natura, che variano tra il rosso, il marrone, il giallo, l'arancione, il beige,... per il suo clima non afoso e i profumi che la natura ci regala. In particolare, nel mio paese, quando passeggi, o vai a fare la spesa, senti emanare dalle finestre gli odori tipici del nostro pane, le nostre caldarroste sul fuoco, i funghi grigliati, l'odore dei mandarini, fritti tipici del posto, torte calde... e poi la meravigliosa fragranza delle orecchiette con le cime di rape. Un piatto tipico pugliese che si sposa bene di questi periodi.
"La primavera e l'autunno erano le stagioni che duravano meno. Erano, fuorchè nei monti che sorgevano di là dalle colline, tante delicate e tenere, minacciate a ogni istante dal loro stesso progredire nei colori e nelle forme che creavano sulla terra, che per goderle accorrevo là dove mi sembrava fossero presenti più che in altri luoghi: nei campi, in cui nei campi le piante rinverdivano dopo l'inverno o appassivano dopo l'estate macchiando di giallo il terreno; sulla sommità delle colline d'un tratto folte e spoglie. Guardavo il sole precipitare oltre le colline e i monti. Nessuna novità poteva sfuggirmi: le macchie gialle nella uniformità cupa dei boschi; un raggio di sole che colpiva come una lama il fianco di una collina, un uccello nero e disperato che attardatosi nella sera si smarriva.
In primavera e in autunno la città ritrovava i suoi colori più veri, i colori delle materie con cui era costruita da secoli: mattoni, marmo e pietra: rosso, bianco e nero, grigio. il marmo e la pietra erano nudi e vivi come nelle cave delle colline e dei monti; i mattoni rossi come la terra che circondava la città. La primavera e l'autunno erano le stagioni che lasciavano intatti i colori dei palazzi, delle chiese e dei giardini. Il marmo occupa i luoghi preminenti della città, incastonato quale gemma nella massa dominante dei mattoni e della pietra.
D'inverno, ed era ancora pomeriggio, i lampioni venivano accesi presto perchè le strade della città si facevano subito buie. la loro luce schiariva gli alti palazzi di pietra e di marmo contro il cielo già cupo per le nubi grandi e pesanti che venivano ad addentrarsi su di essi, ampliava le austere facciate, le torri, i merli, accentuandone e indurendone le linee. I palazzi di mattoni si protendevano in avanti, chiudevano le strade , creando ombre più folte di quelle di una foresta; tutto era una muraglia spessa, implacabile, oltre e dentro la quale era perfino impossibile immaginare che esistessero terrazze, verande, piazze e giardini. Io pensavo che a noi giovani mancava di aver visto nascere una città. La città si raccoglieva su sé stessa e chiamava i suoi abitanti a immergersi nel chiuso delle sue mura. Allora scendevo il versante della vallata opposta a quella che custodiva la piscina. Un viottolo portava a un'altra fonte, anch'essa alta, a tre archi, e poi si perdeva nei campi. A poco a poco l'ombra invadeva la campagna lontana e vicina e si incupiva nel fondo della valle, dove boschi di lecci e di querce correvano a fare argini ai prati. L'ombra copriva le strade che morivano tra i campi, i fianchi delle colline. La valle da rossa e grigia di terra diventava turchina, contro un cielo violaceo e poi focoso. Tutto tornava infine nitido, approssimandosi la notte. Il bosco toccando il cielo lo tingeva di nero. Ogni albero era distinto dall'altro, le strade macchiate di sangue. Pensavo che le strade non avrebbero mai potuto proseguire oltre da dove si erano arrestati nei campi; anche i miei pensieri risentivano di quella fine improvvisa e imperscrutabile. Colmo di una vaga angoscia risalivo verso la citta".
venerdì 10 settembre 2010
domenica 5 settembre 2010
Guardate tutti su http://iconsiglidellanonna-lux.blogspot.com/ le foto della corrida svoltasi ieri sera a Francavilla Fontana (BR).




