Il Signore Risorto entra attraverso le porte chiuse del nostro cuore,domenica 24 aprile 2011
Cristo è veramente Risorto, Alleluja!
Il Signore Risorto entra attraverso le porte chiuse del nostro cuore,venerdì 15 aprile 2011
Sull'amicizia e altro...
E se un giorno fossimo persi, con una folla di preoccupazioni e incombenze in mente e una folla reale di gente sconosciuta intorno a noi che va di fretta con negli occhi le stesse ansie e pensieri e, improvvisamente, ci sentissimo schiacciati e soli? E se fra lo scorrere di volti ignoti vedessimo dei lineamenti amati, che riconoscendoci si illuminano, non ritroveremmo forse noi stessi, il nostro sorriso e il senso del nostro stare a questo mondo? O così potrebbe sembrarci, anche solo per un attimo. Ma quell’attimo dice molto, più di molte altre e più razionali definizioni di noi. Essere riconosciuti e amati da un altro al di fuori di noi che ci restituisce col suo sguardo i confini del nostro io, che sia questo un amico o un amore non è forse fra le cose che ci riconfermano che vale la pena di essere vissuto questo nostro viaggio nel tempo del mondo?domenica 3 aprile 2011
"Fratelli d'Italia"
Quando si ascolta l’inno nazionale italiano, almeno per chi italiano è, batte forte il cuore e un brivido su tutta la pelle del corpo si avverte per le emozioni che suscita, scaturite, forse dalle situazioni che in quel momento si stanno vivendo (ad esempio: la premiazione di un atleta, il giuramento di fedeltà alla patria da parte dei nostri militari). L’inno di una nazione è come il suo vessillo, il suo emblema, la sua carta d’identità. L’inno nazionale suscita spirito di abnegazione per la propria patria, di appartenenza al proprio popolo, ma soprattutto incita fratellanza. Ma chi è l’autore dell’inno nazionale italiano? Sicuramente per la maggior parte degli italiani la risposta sarebbe scontata e direbbero senz’altro che l’opera è di Goffredo Mameli, poeta e patriota nato a Genova nel 1827 e morto da eroe a Roma nel 1849, dopo un’agonia di diciotto giorni dovuta all’amputazione di una gamba andata in cancrena. Tanto è frequente definire come inno nazionale italiano “l’inno di Mameli”. Ma è proprio lui il padre dell’inno nazionale italiano? Ottavio Rossani nel suo articolo “Ma che Mameli, Fratelli d’Italia è l’inno di Canata” uscito il 24/12/2002 sul “Corriere della sera” sostiene che “l’inno di Mameli non è di Mameli, ma di un padre scolopio. Il giovane Goffredo ricopiò in bella […]un testo scritto nel 1846 da padre Atanasio Canata e lo inviò nel novembre 1847 all’amico Michele Novaro che lo mise in musica”. Ad avvalorare la sua tesi, scrive nel suo articolo di uno storico, Aldo Mola, che afferma : “lo scrittore non può aver scritto Fratelli d’Italia, il testo è troppo complesso, elaborato e pieno di riferimenti storici”. Sicuramente un giovane come Mameli non poteva avere tutte quelle conoscenze che probabilmente aveva Canata. Nello stesso articolo Ottavio Rossani scrive: “ c’è la testimonianza di padre Ameri. Lo stesso Mameli invia una lettera all’avvocato Giuseppe Canale, in cui mostra di padroneggiare poco la grammatica e la sintassi”. Quindi non era “farina del suo sacco”. Se Mameli fosse stato un nostro contemporaneo sicuramente avrebbe avuto richieste di risarcimento da parte di padre Canata, per aver violato i diritti d’autore e con buona probabilità avrebbe ricevuto un “ tapiro d’oro” da parte di quelli di “Striscia la notizia”. Ma “ padre Canata non protestò, per non sbugiardare l’eroe” afferma Rossano. Per quanto riguarda il componimento musicale è grazie a Michele Novaro che “Fratelli d’Italia” (inizialmente conosciuto come “ Canto degli Italiani”) è quell’inno così coinvolgente che tutti gli italiani amano e apprezzano. Ma molti si chiederanno: chi è costui? Nell’articolo “L’inno nazionale è soprattutto di Novaro, non soltanto di Mameli” l’autore afferma: “ colui che della musica dell’inno fu l’autore, Michele Novaro: chi sia egli, è vergognosamente trascurato anche dalle più piccole enciclopedie […] le quali ne omettono addirittura la voce “ Novaro Michele”. Quindi un perfetto sconosciuto per la maggior parte della gente, finito nel dimenticatoio e nell’ indifferenza. Una vera ingiustizia per chi dovrebbe avere gli onori e il merito di riuscire a mandare il “cuore in gola” agli italiani. Il merito di Mameli, quindi è solo quello di aver favorito la divulgazione dell’inno, grazie soprattutto alla sua fama di eroe del risorgimento, non certo per la sua onestà. Sarebbe però triste e umiliante pensare che la storia dell’inno d’Italia sia fondata sull’ omissione, sulla menzogna o peggio ancora sul furto. A questo punto, si potrebbe dire che il fine giustifica i mezzi, che Mameli, padre Canata e Novaro abbiano contribuito, ognuno a modo loro, a regalarci “L’Inno d’Italia” di cui gli italiani sono fieri ed orgogliosi.
sabato 19 marzo 2011
martedì 8 marzo 2011
Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
Donne

In Italia è molto diffusa una storia che fa risalire l'origine della festa ad un grave incidente avvenuto negli Stati uniti, l'incendio dell'industria tessile Cotton. Questa storia è un falso storico accertato che fu elaborato dalla stampa comunista ai tempi della guerra fredda, ma in Italia recentemente è stata riportata come la vera origine della festa della donna dai telegiornali creando così una "leggenda".Secondo questa storia nel 1908 a New York, alcuni giorni prima dell'8 marzo, le operaie dell'industria tessile Cotton iniziarono a scioperare per protestare contro le condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero proseguì per diversi giorni finché l'8 marzo Mr. Johnson, il proprietario della fabbrica, bloccò tutte le vie di uscita. Poi allo stabilimento venne appiccato il fuoco (alcune fonti parlano di un incendio accidentale). Le 129 operaie prigioniere all'interno non ebbero scampo.
Effettivamente non esiste alcun tipo di prova e documento che affermi l'esistenza di un fatto storico che confermi l'episodio delle oltre 129 donne bruciate vive in un incendio di una fabbrica dal proprietario perché le donne erano scese in sciopero.
Questa storia prende spunto da un reale fatto di cronaca, un incendio avvenuto nel 1911 (quindi dopo, e non prima della tradizionale data di nascita della festa, il 1910), a New York, nella Triangle Shirtwaist Company. Le lavoratrici non erano in sciopero, ma erano state protagoniste di una importante mobilitazione, durata quattro mesi, nel 1909. L'incendio, per quanto le condizioni di sicurezza del luogo di lavoro abbiano contribuito non poco al disastro, non fu doloso. Le vittime furono oltre 140, ma non furono tutte donne, anche se per il tipo di fabbrica erano la maggior parte. I proprietari della fabbrica si chiamavano Max Blanck e Isaac Harris, vennero prosciolti nel processo penale ma persero una causa civile. Ma soprattutto l'8 Marzo non ha nulla a che fare né con lo sciopero (iniziò il 22 Novembre) né con l'incendio (avvenne il 25 Marzo).
La versione comunista fu riportata in Italia nel 1952 da "La lotta", settimanale edito dalla sezione bolognese del Partito Comunista Italiano. L'Unione Donne Italiane distribuì nello stesso anno alle iscritte libretti con un resoconto dell'incendio di New York. Nel 1954 Il Lavoro, settimanale della Cgil aggiunse un fotomontaggio di Mr. Johnson con la bombetta che si fa largo tra la massa di donne tenute dalla polizia.
La Giornata Internazionale dell'Uomo
La Giornata Internazionale dell'Uomo è il 19 Novembre a Trinidad e Tobago.La tradizione iniziò nel 1999, probabilmente per analogia con la Giornata Internazionale della Donna.Il riconoscimento e il supporto per questa festa sono limitati; a Malta è celebrata il 7 febbraio, nel Brasile il 15 luglio, in Ucraina il 23 febbraio, in India il 19 novembre e in Oltenia (regione della Romania) il 9 marzo. In Norvegia il 7 ottobre e in Canada il 25 novembre.
Inoltre la Russia e il Kirghizistan festeggiano il Defender of the Fatherland Day il 23 febbraio, che in tempi recenti è praticamente diventata la versione della Giornata Internazionale dell'Uomo in questi paesi.
Save Indian Family, una importante associazione per i diritti degli uomini in India, ha iniziato una campagna per creare consenso sulla Giornata Internazionale dell'Uomo per il 19 novembre. Come primo passo ha accettato il 19 novembre per celebrare in India la festa dell'uomo.
domenica 6 marzo 2011
Sii allegro e divertente
Il divertimento è vitale per la felicità.lunedì 31 gennaio 2011
Il perdono
E' motivo di grande gioia per me poter condividere la mia entusiasmante "chiamata" alla vita dell'amore.
traverso il profeta Osea, dicendomi:"La attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore... Ti farò mia sposa per sempre... e tu conoscerai il Signore (Os. 2,14-20).Spesso ho letto e sentito: "Gesù ti ama come sei" ed è il Signore il nostro punto di riferimento, la nostra luce, che ci porta anche in braccio se gli consentiamo di farlo. Ma io, con tutte le mie povertà, le mie miserie, la mia difficoltà ad accettare l'errore mio come quello degli altri, riuscirò in tanto?
Perdonare, Amare quindi, e comunicare il mio disagio, la ferita all'altro che mi ha deluso, nella speranza che non accada più, che comprenda, perchè Amare... mi ricordo bene... vuol dire anche Non Uccidere...
Sono stata anch'io la tua pena, sono stata anch'io un ladrone, sono stata anch'io tra la folla a gridare contro l'adultera, ma non voglio discutere nessuna condanna. Sicuramente non meritiamo il dolore... chi può meritarlo? domenica 16 gennaio 2011
Una risposta all'amore
(…) I due astri più belli del firmamento, chiamati ad illuminare altri mondi, pregarono gli occhi di lei di assumere il loro posto. Se le stelle si fossero sostituite ai suoi occhi, e i suoi occhi prendessero il posto di quelle, lo splendore delle sue gote farebbe impallidire quegli astri. Come la luce del giorno offusca il chiarore di una lampada.Questo passo tratto da “Romeo e Giulietta” di Shakespeare indica come la donna sia protagonista dell’amore. Cosa può suscitare la bellezza e la delicatezza di una donna ad un uomo? Ma cos’è l’amore?
Grandi poeti hanno cercato di spiegare questo sentimento che adorna la vita, la riempie, essendo così essenza vitale.
Il poeta ha un animo sensibile e noi uomini siamo fatti di desiderio, siamo fatti di domande, e mai una risposta è sufficiente per l’anima.
Alla domanda: Beatrice o Laura non si può arrivare ad una conclusione affrettata, ma bisogna fare uno studio appropriato sulle tracce lasciate da queste donne a uomini che hanno rapito il cuore, e, ansimando per loro, si avviavano verso strade diverse. Sono Laura e Beatrice che hanno ispirato la poesia a due Grandi: Dante e Petrarca.
Se con Dante si ammira Beatrice, non si può amare Laura con l’amore di Petrarca. C’è una differenza. Per Dante la donna è un viaggio verso la salvezza. Per Petrarca, invece, è l’inizio di una perdita spirituale.
La donna di Dante vive come creatura spirituale che suscita ammirato stupore. Questa “angiola giovanissima”, nella Vita Nuova, si riveste di significati allegorici e mistici, che la sollevano concettualmente come “donna angelicata” coinvolgendo Dante in un cammino spirituale verso la salvezza e la perfezione che segna il passaggio di una vita profondamente rinnovata.
Nel sonetto “Tanto gentile e tanto onesta pare”, della Vita Nuova”, delinea una donna lodata per la sua bellezza che passa per via, che al saluto crea un’atmosfera mistica di onestà e soavità. I suoi tratti fisici acquistarono un significato spirituale, indicano un miracolo mostrato dal cielo.
Il compito salvifico della Beatrice terrena prelude a quella della Beatrice teologale che, nell’aldilà, si fa simbolo della scienza divina senza mai venir meno alla sua femminilità: corre in soccorso di Dante, quando egli si trova nella “selva selvaggia” e “oscura”, invocando Virgilio con amorosa e umana sollecitudine; gli appare austera, alla sommità del Purgatorio e lo rimprovera per il suo traviamento; poi diventa sua guida amorosa attraverso i cieli del Paradiso, in un’ascesa intellettuale, morale e religiosa che si conclude con la visione di Dio.
Dante con Beatrice è riuscito poeticamente a divinizzare l’umano nella Vita Nuova e a temperare il divino nella Commedia. Oltre l’eternità sopravvive “lo suo mirabile riso” (Vn.XXI,8) che lo aveva innamorato durante la vita: Beatrice, pur trasfigurata nella gloria della Beatitudine, è sempre stilnovisticamente ella e ridente” (Pd.XIV,79) pronta a vincerlo “col lume d’un sorriso” (Pd.XVIII,19).
Dante nella sua ascesa dal Purgatorio al Paradiso, narra nel primo canto, che tornato nell’Enoè, vede Beatrice volta a sinistra a fissare il sole. Anch’egli fa altrettanto e, riuscendo a sfrigolarvi gli occhi, scorge una grande luce. Tornato con lo sguardo a Beatrice si sente trasudare; pur non accorgendosene, sta salendo con la sua donna verso il cielo; solo da un fatto nuovo è colpito: una dolce armonia e una straordinaria luminosità.
La novità della dolce armonia e della grande luminosità suscita in Dante il desiderio di conoscerne le ragioni, poiché egli crede ancora di essere sulla terra. Beatrice che legge il dubbio nella mente di Dante, senza essere interrogata, gli spiega che essi stanno salendo velocissimamente verso il cielo.
Sorge in Dante un dubbio: come mai egli, corpo pesante, possa trascendere? Ne chiede la ragione a Beatrice e questa gli spiega come tutte le cose siano ordinate e dirette al proprio fine, per raggiungere una forza speciale, l’istinto dà loro l’impulso. Il fine dell’uomo è Dio, da cui però la creatura può, ingannata da beni fallaci, deviare volontariamente. Ma Dante è purificato (battezzato al fiume in purgatorio) e libero da ogni legame terreno, e per questa forza naturale tende verso Dio: ci sarebbe invece da meravigliarsi se in tale rinnovellata condizione fosse rimasto sulla terra, come se la fiamma viva non tendesse in alto verso la propria sfera.
Beatrice sorprende Dante con la sua presenza, lo fa vergognare delle sue distrazioni e dice di risentire i “segni dell’antica fiamma”. E’ la vista di Beatrice, nel finire della commedia che da commozione durante la lettura.
Altro che “giovanile errore” di Petrarca.
Il “Canzoniere” è il racconto di un itinerario del poeta in cui Laura non è nemmeno citata. Laura è descritta come bellezza terrena, oggetto di adorazione estatica, ma di palpitante desiderio. E’ rielaborata in modo nuovo. La sua immagine non contiene significati o riferimenti morali o religiosi.
Nella lirica “Chiare e fresche et dolci acque” sembra proprio di vedere un corso d’acqua che scorre, che vicino ad essa va a sedersi una donna che il poeta è innamorato. Riproponendo il motivo stilnovistico della donna intermediario tra la terra e il divino, egli, nella terza strofa, immagina Laura, commossa per la sua morte, che ottiene da Dio il perdono dinnanzi alla sua tomba.
Due figure diverse tra loro: Beatrice condusse Dante in seno a Dio, Laura deviò Petrarca dalla retta strada.
sabato 1 gennaio 2011
Buoni propositi per il nuovo anno
Cosa posso avere per il nuovo anno? lunedì 6 dicembre 2010
he fossero presenti un asino e un bue, lo dicono solo alcuni testi che la Chiesa rigetta come apocrifi. Che tutto avvenisse in una grotta, idem. Infine, che nel cielo notturno brillasse una cometa, è una suggestiva leggenda inventata di sana pianta nel clima culturale del tardo Medioevo, 13 secoli dopo i fatti, quando Carlo Magno era già morto da 500 anni e Dante Alighieri aveva già doppiato il famoso "mezzo del cammin" della sua vita. Dunque come fu, in realtà, il primo Natale della storia, quello che si festeggiò a Betlemme due millenni (abbondanti) fa? La domanda è di quelle che Mike Bongiorno avrebbe definito "da cento milioni", perchè le fonti di notizie sono scarsissime. Dei quattro evangelisti canonici, due (Marco e Giovanni) non dicono nulla sul tema; un terzo dedica al Natale un versetto telegrafico:"Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode" (Matteo, 2:1). Solo il vangelo di Luca indugia su qualche dettaglio.
re giorni dopo la nascita del Signore, Maria uscì dalla grotta ed entrò in una stalla; mise il bambino nella mangiatoia e il bue e l'asino lo adorarono".
Nel 1659 lo stesso provvedimento fu varato in America, nelle colonie fondate dai puritani espatriati dall'Inghilterra. Nel massachusetts la festività del Natale fu bandita almeno fino al 1681.
Molti la considerano la più bella favola di Natale, paragonandola a un miracolo. Nei libri di Storia non ce n’è quasi traccia, tuttavia se ne parla in film e romanzi, nonché in una struggente canzone folk dell’artista inglese Mike Harding, dal titolo Christmas 1914. Eccone alcuni versi: “I fucili rimasero in silenzio […] senza disturbare la notte. Parlammo, cantammo, ridemmo […] e a Natale giocammo a calcio insieme, nel fango della terra di nessuno”. La partita in questione si svolse realmente, e fu giocata il 25 dicembre 1914 nei pressi della cittadina belga di Ypres. Campo di gioco: la no man’s land (“terra di nessuno”), lo spazio che divideva le trincee inglesi da quelle tedesche. Fu il momento culminante di quella che passerà alla Storia come “tregua di Natale”.
GIU' LE ARMI. Il compito di punire i soldati che si fossero mostrati troppo concilianti con i nemici spettava agli ufficiali dei comandi, gli unici che avrebbero potuto stabilire una tregua. Tale regola, a Ypres e in altre zone del fronte, sarebbe però stata infranta nel dicembre del 1914. Dopo aver dato ordine alle truppe di non interrompere per nessun motivo i combattimenti, i comandi dei due eserciti fecero arrivare nelle prime linee piccoli pacchi dono (era pur sempre Natale) contenenti dolci, liquori, tabacco, alberelli natalizi e candele. A Ypres, la sera della vigilia, i tedeschi addobbarono le postazioni scambiandosi gli auguri e cantando motivetti natalizi; in una trincea qualcuno intonò la canzone Stille nacht, Silent night per gli inglesi. Da quel momento, e per buona parte della serata, i soldati dei due eserciti non smisero più di cantare, ognuno nella propria lingua e ognuno al riparo della propria postazione. “Quando addobbammo gli alberi e accendemmo le candele, dall’altra parte giunsero fischi di gioia e applausi […]. Poi cantammo tutti quanti assieme” testimonierà in seguito il soldato tedesco Kurt Zehmisch, nel libro Silent night: the story of the World war I Christmas truce, il libro dello storico americano Stanley Weintraub che negli Anni ’80 ricostruì la vicenda. Al momento di andare a dormire un po’ tutti erano ormai convinti che qualcosa di straordinario stesse per verificarsi: all’alba i tedeschi esposero infatti piccoli cartelli con le scritte “Buon Natale” e “Non sparate, noi non spariamo”. Era il segnale d’inizio.
SIPARIO. In alcuni casi la tregua durò fino a Capodanno, ma quasi ovunque tutto finì la sera stessa di Natale. “Ci salutammo e rientrammo nelle trincee […] poi udimmo dei colpi […]: la guerra era ricominciata” ricorderà malinconico il capitano inglese J. C. Dunn. Ma gli alti comandi dei due eserciti non ebbero nessuna nostalgia di quell’evento. Si diedero da fare per impedire che altre scandalose tregue si ripetessero: si andò dalla minaccia di corte marziale per chiunque avesse avuto contatti con il nemico all’idea di bombardare le trincee nei giorni precedenti ogni Natale. Inoltre, per evitare che i soldati familiarizzassero col nemico, fu deciso di spostarli a turno in diverse zone del fronte. Partì anche un’operazione di censura di qualsiasi notizia che riguardasse la tregua del 1914 e si arrivò a negare ufficialmente che fosse mai avvenuta. Tutto ciò non bastò a impedire futuri “gemellaggi”. Ma lo spirito di quel primo Natale di guerra non fu mai più eguagliato. Lo riassumono i ricordi del soldato inglese George Eade: “Un tedesco mi sussurrò con voce tremante: oggi abbiamo avuto la pace, ma da domani tu combatterai per il tuo Paese e io per il mio. Buona fortuna”. Poi, in silenzio, tornò dalla propria parte. Il miracolo era finito.
La nascita del più famoso porta doni, tra folletti nordici e santi cristiani, fino alla Coca-Cola.
Quando è nato Babbo Natale? Anzi: quando, come e soprattutto dove? Tre Paesi
(Norvegia, Svezia e Finlandia) si disputano la cittadinanza esclusiva e la paternità del personaggio simbolo del Natale laico. Che però è figlio di molti padri e molte patrie (inclusi gli Usa) e ha varie date di nascita, sgranate fra l'alba dei tempi e gli Anni '30 del Novecento. Insomma, l'odierno Babbo Natale è nato "a tappe" dalla sovrapposizione di personaggi diversi, fra qui vari genietti dei miti nordici e un paio di santi cristiani.
FOLLETTO. Non c'è dubbio che l'anziano dispensatore di doni abbia le sue radici nel Nord Europa, dove conta tre residenze "ufficiali", dotate di uffici postali dedicati, che gestiscono le lettere spedite dai bambini: in Finlandia c'è Rovaniemi, cittadina sul Circolo polare; in Svezia Tomteland, sul lago Siljan, a nord-est di Stoccolma; in Norvegia Drobak, sul fiordo di Oslo. La tripla residenza è logica, perchè Babbo Natale ha antenati in tutte e tre i Paesi: i tomten in Svezia, i nissen in Norvegia e joulupukki in Finlandia.
I tomten e i nissen sono folletti della mitologia vichinga, che secondo la tradizione vivono sotto le abitazioni degli uomini e campano dei loro avanzi. Per questo nelle campagne scandinave, ogni giovedì sera, per tutto l'anno i bambini mettono fuori dalla porta i resti della cena. I folletti ricambiano in inverno, portando loro dei doni. Quanto a joulupukki, porta doni a sua volta, ma è una capra che secondo un'antica leggenda lappone vivrebbe sulla Korvatunturi, una strana altura a forma di orecchia, a ridosso del confine russo.
COLLEGHI. A questi portatori di doni dal Dna pagano si sono affiancati due "colleghi" cristiani: san Basilio nel mondo slavo e san Nicola in quello germanico. Il primo, in origine, non girava per le case a Natale, ma a Capodanno. E tutt'ora il secondo fa lo stesso il 6 dicembre, vestito da vescovo e in compagnia di un diavolo (Krampus). Si tratta di figure ben diverse dai folletti nordici, eppure propio san Nicola (in olandese Sinter Klaas, storpiato poi in "Santa Claus") ha finito per fondersi coi tomten-nissen.
FATTO VERDE. Ma dove ha avuto luogo l'improbabile sovrapposizione? In America, a inizio '800: la più antica traccia scritta di questo "sincretismo" è una poesia pubblicata nel 1823 sul Sentinel, un giornale di Troy (New York) è dedicata a un "Santa Claus" che però somigliava ai nissen e viaggiava su una slitta con renne. L'iconografia saltò il fosso più tardi, nel 1875, quando una pittrice svedese, Jenny Nystrom, lanciò una serie di cartoline augurali con le prime immagini di un Babbo Natale moderno, ma che vestiva di verde. Fu l'illustratore americano Haddon Sundblom, nel 1930, a codificare l'abito biancorosso che conosciamo. Perchè la scelta? Perchè la committente di Sundblom era la Coca-Cola, che usò poi Babbo Natale come testimonial fisso della sua bibita, venduta in lattina con gli stessi colori. Così Santa Claus partì alla conquista del mondo, in tandem con la Coca. Cui il mondo comunista reagì rispolverando la figura di Ded Moroz (Nonno Gelo).
Tratto da "Focus Storia", dicembre 2009
lunedì 22 novembre 2010

martedì 16 novembre 2010
Cassetta degli attrezzi
di animali favolosi (draghi, lupi, ecc...). Questo mondo fiabesco si integra, sotto certi aspetti, con quello reale: esistono infatti ne
lle fiabe, accanto a incantesimi e magie, anche situazioni verosimili (mestieri tradizionali, famiglie povere, giovani in cerca di fortuna e cosi via). L'intreccio fra magia e realtà non provoca alcun turbamento, dato che tutto ciò che rientra nella sfera del meraviglioso viene accettato sia dai personaggi delle fiabe sia dai lettori come qualcosa di naturale.
al quale ci troviamo fin dall'inizio trasportati in una dimensione dove il tempo, lo spazio e tutte le altre convenzioni umane hanno poca rilevanza. Il ritorno dal mondo meraviglioso della fiaba a quello della realtà è talora segnalato da formule di congedo di vario tipo, per esempio: Stretta la foglia, larga la via,/ dite la vostra, che ho detto la mia, oppure, chi non lo crede, paghi un tallero o ancora e vissero felici e contenti fra mille godimenti; a quelle nozze anch'
io ci sono stato, e ciambelle a bizzeffe ho mangiato.
titudini, le fiabe si ripetono secondo uino schema che rispecchia gli aspetti e le tappe fondamentali della vita dell'uomo, sia pure in chiave magica e favolosa. Ritroviamo infatti nelle fiabe: la nascita, che colloca l'individuo in condizioni favorevoli o sfavorevoli, il distacco dalla casa paterna e le prove da superare per diventare maturo, la divisione degli esseri viventi in ricchi e poveri che non ne altera la sostanziale uguaglianza, la persecuzione di un innocente, l'amore, il condizionamento di forze complesse, interne ede esterne, e lo sforzo per liberarsene da soli o con l'aiuto degli altri, la scoperta che la virtù e la bellezza autentiche possono talora essere nascoste sotto un'apparenza umile e sgradevole. A differenza di quanto accade nella realtà, nel mondo fiabesco, però, il bene è sempre ricompensato, i cattivi primi o poi v
engono puniti, il male è sconfitto.- La storia comincia con la descrizione della situazione iniziale;
- l'eroe (o l'eroina) si allontana da casa per un viaggio, per cercare i mezzi di sostentamento, per adempire ad un incarico, ecc.;
- Inizia una serie di peregrinazioni durante le quali hanno luogo le più svariate avventure;
- L'eroe incontra un'antagonista, rappresentato da una persona "cattiva", che per contrastarlo riccorre all'inganno, alla magia, alla violenza;
- L'eroe cade nel tranelllo preparato dall'antagonista;
- L'eroe si trova nella necessità di superare una prova;
- L'eroe fruisce dell'aiuto di uno o più personaggi, un aiutante o più aiutanti;
- Superato l'ostacolo l'eroe ritorna a casa in una situazione migliore di quella iniziale;
- L'antagonista, il cattivo è punito;
- La vicenda in molte fiabe si conclude con le nozze regali dell'eroe.
I "motivi" sono dei temi ricorenti che fanno parte del mondo fiabesco e danno vita a innume
revoli trame. Tra i motivi più frequenti ricordiamo: la matrigna cattiva, l'animale parlante, tre sorelle o tre fratelli, di cui l'ultimo è buono e gli altri sono malvagi, la casetta nel bosco, gli stivali magici, la bacchetta magica, l'intervento di un personaggio riconoscente, la trasformazione di un essere umano in animale, ecc...
Il linguaggio che viene usato nelle fiabe è usualmente semplice, caratterizzato da frasi e periodi tendenzialmenti brevi, dalla prevalenza della coordinazione sulla subordinazione e dei discordi diretti su quelli indiretti. Il lessico è quotidiano e riflettere esperienze e modi di dire propi del mondo popolare, anche se nelle fiabe raccolte e riscritte da persone di cultura appaiono qua e là parole un pò più ricercate.
Come abbiamo detto, le fiabe sono narrazioni anonimetramandati oralmente da narratori popolari; non sono mancati, però, scrittori, che, attingendo a questo patrimonio, gli hanno dato forma letteraria, arricchendo e variando le versioni originarie. E' il caso di Charles Perrault, dei fratelli Grimm, di Hans Christian Andersen; i quali, affidandole alla scrittura, hanno reso famose le storia di Cappuccetto Rosso, di Biancaneve, di Cenerentola, della Sineretta, e inumerevoli altre.



