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martedì 24 aprile 2012

Un pensiero sul mio taccuino...

Nel corso della mia vita volevo che le cose andassero diversamente, invece mi ha riservato sorprese inaspettate. Non ho mai saputo di preciso quale sia il giusto della vita, o le cose buone da poter sapere. Sapevo solo di vivere questa meravigliosa avventura, e condividere la gioia che offre con il mio vicino, o a malapena viverlo con onesta, sincerità e altruismo.
In un un mio giorno di silenzio, tramortita da una notizia che mi ha cambiato, ricordai una mia professoressa, sapete, sono quelle persone che quando le conosci non te ne dimentichi più, e le porti sempre con te, così chè da ricordartene quando vivi i momenti più critici. Nella sua prima lezione spiegava i punti interrogativi che la vita pone e che assorbiamo con il nostro caos quotidiano. Io, ricordando il mio piccolo mondo, notavo che ci sono così tante persone che non si sono mai fermate a considerare quale sia il significato della vita. Costoro ripensano agli anni trascorsi, si chiedono perché le loro relazioni si siano disintegrate e perché si sentano così vuote, sebbene possano aver adempiuto quanto si erano prefisse di compiere. A un giocatore di baseball che aveva sfondato nello sport fu chiesto che cosa avrebbe desiderato che qualcuno gli avesse detto, quando aveva cominciato a giocare per la prima volta a baseball. Costui rispose: "Vorrei che qualcuno mi avesse detto che, quando si arriva in cima, lì non c’è niente". Molte mète rivelano il loro vuoto solo dopo che sono stati sprecati interi anni per raggiungerle.
Dopo questa riflessione ci chiese di prendere un foglio e una penna e di scrivere cinque cose da fare nella vita. Cinque desideri fattibili che potevano appagarci in senso spirituale.
Cominciai ad abbozzare un foglio del mio taccuino, ma notavo che l'inchiostro non prendeva anima mentre scrivevo. Forse perchè conducevo una vita bellissima, coccolata e spensierata.
Dopo molti anni mi sono ritrovata a pensare a questo evento. Dopo che finalmente ho capito il senso di quel compito. Dopo aver capito di cosa è fatta la sofferenza. Ed ora la mia penna scrive forme in movimento. Ora l'inchiostro muove i fili di un'anima e di un desiderio. Un pensiero che vola alla ricerca dell'appagata tranquillità. Forse perchè gli ultimi eventi mi hanno portata a fare il resoconto di molti errori e non solo. Eppure, perseguitando i molti scopi prefissati, sentivo sempre lo stesso sentimento: una sensazione di vuoto che sembrava non poter essere colmato da niente.
Il mio foglio scritto:

1) Svegliarsi e avere il sole negli occhi;
2) Ridere fino alle lacrime;
3) Vedere qualcosa di maestoso e restare meravigliata dalla grandezza di Dio;
4) Assaporare qualcosa di etereo;
5) Conoscere l'amore e morire per esso.


martedì 17 aprile 2012

Lecco, 7 febbraio 2012

  Ora so cosa dirvi per augurarmi un buon compleanno e augurare a voi felicità.
  Stava per sfuggirmi.
  Per poco mi perdevo questo dono di consapevolezza.
  Mia madre mi aspetta a casa due volte al giorno almeno e ogni volta, dopo aver varcato la porta, mi cerca e mi bacia. In 30 anni quante volte sarà successo? Quasi mai ha mancato di farlo. E oggi sorprendo quello sguardo: “Sei felice di vedermi?!”. Realizzo. Mi stupisco per l’emozione dolce, quasi furtiva che prova nell’abbracciarmi. Lei sorride e glissa, discreta. Mio Dio, potevo non notarla quell’emozione. Ed è la cosa più bella che mi poteva capitare. Lo dico perché nella mia vita mi sono sentita rifiutata, non amata, non all’altezza e so che vuol dire la solitudine e il dolore. Per questo, questa può essere la stoffa del mio augurio e della mia speranza per la mia vita e per la vostra: l’amore che ognuno merita. Qualcuno vuole darcelo, attraverso un volto o uno sguardo. Vi auguro di accorgervene, mi auguro di accorgermene, sempre.

Buon Compleanno Lux

martedì 10 aprile 2012

L'amore?

Non si cerca. Non si aspetta. Non si sceglie. Nasce per caso, quando meno te lo aspetti. Arriva e basta. E lo può fare nel giorno più triste, nel periodo più buio, o addirittura quando hai perso le speranze e non lo desideri più.
Lui è così, non avvisa mai.

sabato 31 marzo 2012

Il silenzio

Chi conosce il silenzio venera il valore sacro delle parole ed esercita un controllo sulla sua esistenza.
Il silenzio è l'eloquenza del cuore. Solo nel silenzio s'impara ad ascoltare e comprendere.
Il silenzio è la ragione della saggezza.
Nel silenzio della vita nascono i pensieri più nobili perchè esso contiene il più saggio dei consigli, la parola più dolce, la verità più pura.
Il silenzio è il primo presupposto per sapere se il mondo circostante ci ascolta. S'impara ad udire nel silenzio, ma si apprende di più quando s'impara ad ascoltare.
E' nel cammino silenzioso che si costruiscono le grandi basi, i più forti cimenti, i più elementari pensieri che trasmettono la pace in ogni tempo.
Il silenzio apparentemente inesistente, è però infinitamente utile e chi lo conosce  dice di più con meno parole. Ogni parola che non si pronuncia è doppiamente poderosa se nasce dal silenzio con cui si manifesta il pensiero. Le parole siano il riflesso fedele di un'anima nobile. Solo così il silenzio darà il giusto equilibrio alle nostre anime, alle nostre menti e ai nostri cuori.
Il silenzio è la chiave per fermare le ambizioni, gli impeti e le energie debordanti.
Chi conosce il silenzio pensa più volte prima di parlare. La cosa fondamentale del silenzio è che nutre il pensiero, perchè ne è l'essenza.
Chi conosce il silenzio prima tace, poi osserva e finalmente decide l'utilità della parola.
Chi conosce il silenzio conosce la luce dell'esistenza suprema.
Nessuno sente con la stessa intensità: è solo possibile sentire in silenzio ed in solitudine che sono complementari.
La solitudine è il silenzio dell'anima ed il silenzio è la solitudine delle parole.
Poche volte quello che si dice è uguale a quello che si sente.
Un bell'insegnamento è quello sull'origine dell'eco che fu creato affinchè ci ricordassimo sempre che tutto ciò che diciamo ci tornerà sempre indietro.
Tratto dal web

giovedì 22 marzo 2012

A volte và così

Qualcuno mi ha chiesto giorni fa se, potendo rinascere, avrei vissuto la vita in maniera diversa. Lì per lì ho risposto di no, poi ci ho pensato un po' su e...
Potendo rivivere la mia vita, avrei parlato meno e ascoltato di più.
Non avrei rinunciato a invitare a cena gli amici soltanto perché il mio tappeto aveva qualche macchia e la fodera del divano era stinta.
Avrei mangiato briciolosi panini nel salotto buono e mi sarei preoccupata molto meno dello sporco prodotto dal caminetto acceso.
Avrei trovato il tempo di ascoltare la nonna quando rievocava gli anni della sua giovinezza.
Non avrei mai preteso, in un giorno d'estate, che i finestrini della macchina fossero alzati perché avevo appena fatto la messa in piega.
Non avrei lasciato che la candela a forma di rosa si sciogliesse, dimenticata, nello sgabuzzino. L'avrei consumata io, a forza di accenderla.
Mi sarei stesa sul prato  senza badare alle macchie d'erba sui vestiti.
Avrei pianto e riso di meno guardando la televisione e di più osservando la vita.
Avrei condiviso maggiormente le responsabilità del mio compagno.
Mi sarei messa a letto quando stavo male, invece di andare febbricitante al lavoro quasi che, mancando io, il mondo si sarebbe fermato.
...
Avrei detto più spesso: "Ti voglio bene" e meno spesso: "Mi dispiace"... ma soprattutto, potendo ricominciare tutto daccapo, mi impadronirei di ogni minuto...
lo guarderei fino a vederlo veramente.., lo vivrei... e non lo restituirei mai più.


lunedì 20 febbraio 2012

Io e l'endometriosi


Eccomi quà. Di ritorno da questa avventura. Molti sono stati gli scalini in salita, e in mezzo a piccole amarezze e lacrime per sdrammatizzare gli eventi accaduti, sono quì, a raccontare quest'avventura. Questa fantastica avventura, fatta anch'essa d'amore,  se pur lastricata di sofferenza.
Come potrei rosicare la vita dopo tutto quello che mi è successo?
Ora la voglio vivere a pieno, cogliendo le opportunità che mi offre, che qualcuno lassù mi ha voluto offrire.
Raccontare tutta la storia sarebbe come rivivere il dolore. Ma cominciamo a parlare:
cos'è l'endometriosi?
L’endometriosi è una malattia spesso progressiva, dove alcune cellule della mucosa uterina s’impiantano al di fuori dell’utero. I focolai endometriosici si trovano soprattutto nel basso ventre (ovaie, intestino o vescica), più raramente in altri organi (cute, polmoni) dove vengono stimolati dagli ormoni che provocano il ciclo mestruale. Come la mucosa uterina – denominata en...dometrio – i focolai endometriosici ciclicamente crescono e sanguinano.
 La causa dello sviluppo dell’endometriosi, non è stata ancora chiarita. Emorragie mestruali prolungate o cicli abbreviati ne aumentano il rischio. Ma anche fattori genetici e sostanze inquinanti, come ad es. la diossina, aumentano la predisposizione all’endometriosi.
 Una delle cause nella formazione dell’endometriosi è la mestruazione retrograda, che vuol dire un flusso parziale del sangue mestruale attraverso le tube nella cavità addominale. Questo sangue contiene delle cellule vitali della mucosa uterina. Se cellule possiedono una resistenza particolare e la donna presenta una certa debolezza della difesa organica, possono sopravvivere nell’addome, aderire al peritoneo e perfino crescervi.
 I medici invitano tutte le Donne ad effettuare una visita ginecologica ogni sei mesi e il pap-test per la prevenzione dell'endometriosi. Ricordate: il pap-test e la colposcopia è GRATUITA!!!
Quando il medico mi ha detto di avere questa malattia l'unica risposta che gli ho saputo dire è stato: "Non lo so dottore... so solo che sto male".
L'endometriosi, arrivata all'ultimo stadio nel mio addome, mi ha reso invalida per sei mesi. E dire che per dodici anni ne ho sofferto e medici incompetenti mi hanno detto che era solo stress. Le continue emorragie, i dolori perenni, gli antibiotici cambiati ogni dieci giorni che provocavano sonnolenza e il continuo inspiegabile malessere, mi portavano ad uno stato morboso della malattia, di stanchezza.
Vorrei che dottori non trascurassero tutte le ipotesi di diagnosi possibili per noi donne.
Noi donne siamo il fulcro dell'umanità. Siamo le uniche creature che riescono a dare vita ad un altro essere umano. Perchè toglierci questa benedizione?
Eppure sono quì, ne parlo serenamente. Vorrei che voi capiate questo mio stato di malessere, che non so spiegare, che io stessa non so comprendere ancora.
Io non avrò mai un figlio, per via di questa malattia che riduce notevolmente il nostro dono della procreazione. Io non sognerò mai un bambino, mi è vietato farlo, mi è vietato apprendere quella curiosità e di farmi le stupide domande: sarà biondo, sarà bruno, assomiglierà al padre...? So già per certa che non posso illudermi a questa realtà.
Da un paio di mesi lavoro  per concretizzare un'idea che traducesse visivamente quello che noi donne con l'endometriosi proviamo.
Ho sempre creduto nella potenza delle immagini .
Cosi' ho raccolto sguardi sofferenti, corpi dolenti, frammenti e schegge di vita... Sensazioni e sentimenti degli occhi di molte donne ...
Donne travolte ogni giorno da doglie senza parto... Donne malate di Endometriosi.
Non dimentichero' mai quegli sguardi ,sguardi che violentano il cuore e l'anima...
La raccolta di foto si e' trasformata giorno dopo giorno quanto volevo esprimere e soprattutto il mondo di sentimenti che volevo far giungere a voi intatto nella sua essenza.
Il mio lavoro vuole essere una campagna di informazione affinche' attraverso una serie di messaggi diffusi dai mass-media si riesca a smuovere le coscienze di chi ha il potere, politico o di opinione .
In particolare uno strumento utile soprattutto per i nostri mariti e i nostri compagni che spesso, troppo spesso, a causa del nostro dolore, sono vittime inconsapevoli dell'endometriosi.
Lux

martedì 31 gennaio 2012

Ti amo

"Ti amo perchè hai un’anima chiara, il sorriso negli occhi e la festa nel cuore.
L’amore è un’emozione che nasce da qualcosa di ignoto che entra all’improvviso nella nostra vita.
E’ una felicità che fa sorridere il cuore e ci dà l’illusione di non essere più soli.
E’ un sentimento capace di infonderci gioia, energia, di evocare l’immagine del cielo e della terra.
L’amore è una risorsa alla quale possiamo attingere quando ci sentiamo insicuri, un dono prezioso carico di emozioni che ci fanno apparire la persona amata come un essere superiore, avvolto da una luce particolare.
E’ la voglia di spartire la propria vita, le emozioni, le preoccupazioni con chi sa ascoltarci.
Spesso porta con se anche la sofferenza. Temiamo che la persona, di cui amiamo il cuore, scompaia all’improvviso senza darci la possibilità di renderla felice.
Nelle parole che seguono c’è il senso dei sentimenti, delle impressioni, sensazioni, passioni e desideri. Il vissuto ha radici profonde, ha storie importanti da raccontare, ha sofferenze difficili da dimenticare, ma ha pure tutta la vitalità di un sentimento unico, tutta la felicità di uno spirito libero, la limpidezza di un’anima chiara. Tutto ciò che si ha dentro.
... sento che dentro di me si sta sciogliendo quel nodo che mi opprime ...
 In questa libertà provo invece un incontenibile desiderio di fusione con l’uomo che amo. Vorrei perdermi tra le sue braccia. Da tempo pensavo a questo giorno, a come ci saremmo amati. Ora, finalmente, vicina a lui, provo desiderio, passione, tenerezza. L’uomo che amo sa suscitare in me emozioni profonde. Il suo sguardo, le sue mani, la sua pelle risvegliano in me tante sensazioni. Non riesco a trattenermi dall’accarezzarlo, dal dirgli quanto lo amo e che mai smetterò di amarlo.
… io mi sento in balia dell’amore ... Mentre lo bacio, lo accarezzo dolcemente senza mai smettere, sento il suo piacere fondersi con il mio e comincio a piangere in silenzio tanto sono felice. Avverto momenti di grande dolcezza, mi pare che i nostri cuori si tocchino, quasi li sento battere. Provo una gioia immensa, vorrei restare per sempre con lui, morire insieme con le nostre anime piene di desiderio.
All’inizio ho avuto paura di affrontare l'amore... ora, nulla più si frappone tra me ed il mondo dei desideri. Solo per l’uomo che amo ho superato un importante passaggio della mia vita ed ora un mondo di emozioni si sta impadronendo di me. Questo amore,  mi ha aperto nuove prospettive di vita. Sono felice di aver creduto nella spinta interiore che mi suggeriva di vivere questo amore e di iniziare così un cammino diverso da quello che avevo percorso prima d’allora.”

domenica 29 gennaio 2012

Come le mele

Le donne sono come le mele su un albero: le migliori sono in cima. La maggior parte degli uomini non vogliono arrivare alle migliori perchè hanno paura di cadere e farsi male, così preferiscono prendere quelle che sono cadute a terra e che, pur non essendo così buone, sono facili da raggiungere. A volte le mele che stanno sulla cima dell’albero pensano che ci sia qualcosa che non va in loro, quando in realtà sono semplicemente “meravigliose”, devono solo essere pazienti e aspettare che l’uomo giusto arrivi, colui che sia cosi coraggioso da arrampicarsi fino alla cima dell’albero. Non devono cadere per essere raggiunte: chi avrà bisogno di loro e le ama farà di tutto per raggiungerle… 

lunedì 16 gennaio 2012

Luoghi Manzoniani

Vista del Lago a Lecco
Alessandro Manzoni
Il brano più celebre della letteratura italiana di Alessandro Manzoni 'I Promessi Sposi': "Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti..."(...). Nasce propio dai minuziosi ricordi visivi del paesaggio che dalla villa del Caleotto, sua dimora d'infanzia e delle vacanze estive, si svolge il centro del romanzo.
Con questo delizioso ricordo voglio cominciare la mia avventura fra le stradine di Lecco, solcate da monti e ruscelli che attraversano la città. Una metropoli nuova, niente da invidiare ad altre grandi città che la circondano (Milano, Como, Bergamo...). Il Manzoni ne era profondamente rapito dalla bellezza di questi luoghi. Bellezza che col tempo è mutata dalla tecnologia e dalla ricchezza urbanistica, ma che ha conservato il suo incanto negli occhi dei visitatori. Chi non conosce Lecco non può capire tale trasporto, quello che crea all'immaginazione, rapisce il cuore e gli occhi. Vedendo questo grande paesino accucciato sotto grandi rocce, le montagne che la proteggono e la nascondono, come per conservare la sua bellezza naturale per donare allo straniero una visuale pura e incontaminata dal progresso.
La villa del Caleotto appartenuta alla famiglia Manzoni
Eppure nel 1818 lo scrittore vende la villa del Caleotto e quasi tutte le sue proprietà a Lecco e quì non tornerà mai più.
Ma come ha fatto a staccarsi di tanta grazia agli occhi?
Si sa da sempre che lo scrittore ha bisogno di grandi fonti d'ispirazione per comporre le propie odi, ma pare che Lecco, nel suo cuore ha sempre viaggiato con esso, col suo bagaglio nel cuore.
Gli anni lecchesi di Alessandro Manzoni, i suoi primi venti, costituiscono il periodo della sua vita di cui si conosce di meno: anzi, esclusi pochissimi aneddoti, tutti riferiti da altri e qualche lettera, dei primi anni dello scrittore non è rimasto quasi nulla.
I dati sono talmente labili che si potrebbe perfino dubitare del suo lungo soggiorno a Lecco se non fosse per un tesimone indiscutibile, Manzoni stesso che, nel capitolo iniziale del Fermo e Lucia, la prima stesura del romanzo rimasta a lungo inedita, scrive in proposito:
    "...La giacitura della riviera, i contorni, e le viste lontane, tutto concorre a renderlo
     un paese che chiamerei uno dei più belli del mondo, se avendovi passata gran
     parte dell'infanzia e della puerizia, e le vacanze autunnali della prima giovinezza,
     non riflettessi che è impossibile dare un giudizio spassionato dei paesi a cui sono
     associate le memorie di quegli anni"(...).
L'infanzia, l'adolescenza e le vacanze autunnali, fino ai venti anni, insomma tutto il periodo della vita che ci lega indissolubilmente ad un luogo per sempre, un posto di cui conosciamo ogni cosa, la luce del cielo nelle giornate di vento, il colore del lago d'inverno, i nomi di tutte le montagne:
     "...Cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non
      meno che lo sia l'aspetto de' suoi più familiari; torrenti, de' quali distingue lo
      scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul
      pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio"(...).
I promessi sposi
L' "Addio monti sorgenti dalle acque"(...) di Lucia è l'addio di Manzoni ai paesi suoi. Sulla vendita di quella che non era una qualsiasi villa di vacanze ma la casa di famiglia da oltre due secoli sono state fatte le più diverse e contrastanti ipotesi, di natura finanziaria  e persino psicanalitica, ma la verità è più semplice.
Gabbianelle
Piazza del centro, Lecco
Manzoni vende tutte le sue propietà a Lecco per colpa di un'amministratore disonesto. Lascia la casa tanto amata costruita da un trisavolo, il fondatore della potenza del ramo lecchese della famiglia, il primo ad abitare stabilmente al Caleotto, fu Giacomo Maria, che accumulò un ingente patrimonio costituite da fucine, opifici, altiforni per la lavorazione del ferro, diventando il maggiore imprenditore siderurgico del Ducato di Milano. Signorotto potente e prepotente si circondava di Bravi e l'Archivio di Stato di Milano conserva gli atti dei numerosi processi che subì come mandante di numerosi omicidi. Nel 1630 durante la Grande Peste fu accusato di aver indotto dei monatti ad ungere le porte dei suoi concorrenti per propagare la peste. I due monatti furono messi a morte, mentre un'inchiesta del Senato di Milano lo scagionò dalle accuse.
Morì nel 1643, implicato in un ulteriore processo come mandante di un nuovo omicidio. E' probabile che la prima aspirazione dei Promessi Sposi, il romanzo del lontano nipote, derivi propio dalle sue vicende. La produzione siderurgica lecchese era allora, particolarmente importante, anche perchè gli Spagnoli, che governavano il Ducato di Milano, contavano molto sul ferro lecchese per armare i propi eserciti.
Mezzo di trasporto del 1600,
 attribuito all'episodio di Lucia
 che abbandona le terre natie
Nel 1818 il Manzoni delega lo zio, Giulio Beccaria, suo procuratore generale, di vendere tutte le sue propietà a Lecco, la casa in via Morone a Milano, e la villa di Brusuglio, ereditata dalla madre. Cambiamenti repentini e radicali come questo contrassegnano tutta la sua vita e sgorgano all'improvviso, ma si tratta dello sbocco di percorsi interiori. Propio in questi anni egli vive una delle sue più profonde crisi esistenziali, una crisi che, forse, si illude di risolvere tagliando ogni legame col passato e con l'Italia trasferendosi in Francia.
"Quella Francia che" come aveva scritto nel 1810 "non si può abbandonare senza che al ricordo di averla abitata (...) non si mescoli (...) una profonda sensazione d'esilio" (...).
Monumento dedicato ad
Alessandro Manzoni con le scene de
 "I promessi Sposi"
Lecco
E in esilio si sentiva il Manzoni nella Milano del ritorno degli Austriaci, tanto remota e provinciale rispetto all'amata Parigi.
Le trattative su queste ulteriori vendite vanno per le lunghe, Manzoni esce dalla profonda crisi in cui si ritrova, ma, ormai, la vendita della villa del Caleotto è perfezionata e non si può tornare indietro (venduta alla famiglia Scola, che non avendo eredi la donò al Comune di Lecco e ne fece un museo in ricordo dell'illustre compaesano).
Stefano Stampa, il suo figliastro, autore di una documentatissima biografia del patrigno, scrive parlando del finale dei Promessi Sposi: "Egli (Manzoni) sentì fortemente un'invidia mentale verso de' suoi stessi personaggi, se li avvesse fatti vivere felici nel loro delizioso territorio, nel quale egli possedeva quella casa da lui tanto amata. E lì trasportò nel Bergamasco, come Lui da Lecco si era trasportato a Brusuglio".

mercoledì 4 gennaio 2012

La Befana

Un giorno i Re Magi partirono carichi di doni (oro, incenso e mirra) per andare da Gesù. Attraversarono molti paesi guidati da una stella, e in ogni luogo in cui passavano, gli abitanti accorrevano per conoscerli e unirsi a loro.
La leggenda narra che ci fu solamente una vecchia signora che si rifiutò di seguirli nella fredda notte.
Il giorno dopo, pentita, preparò un cesto di doni per il Bambin Gesù e cercò di raggiungere i Re Magi, che però erano già troppo lontani. Per questo la vecchina non vide Gesù Bambino, nè quella volta nè mai.
Da allora ella, nella notte fra il 5 e il 6 gennaio, volando su una scopa con un sacco sulle spalle, passa per le case a portare ai bambini buoni i doni che non ha dato a Gesù. Calandosi dai camini riempie le calze lasciate appese dai bambini. Questi da parte loro, preparano per la buona vecchia, in un piatto, un mandarino o un'arancia e un bicchiere di vino. Il mattino successivo insieme ai regali -caramelle, dolcetti, noci, mandarini e carbone per le marachelle dell'anno- troveranno il pasto consumato e l'impronta della mano della Befana sulla cenere sparsa nel piatto.

martedì 20 dicembre 2011

La posta di Babbo Natale

Si è diffusa nel tempo l'idea che Babbo Natale possa esaudire i desideri dei bambini, portando loro ciò che più desiderano, grazie alle lettere che questi gli scrivono.
Curioso è il fatto che nel 1974 tre impiegati delle poste canadesi di montreal, avendo notato la grande massa di lettere che arrivavano ogni anno per Babbo Natale, decisero di rispondere alle centinaia di bambini, dando vita alla vera e propia posta di Babbo Natale.
L'anno successivo ricevettero ancora più lettere, e poi sempre di più, tanto che nel 1983, le poste canadesi hanno indetto un servizio di posta speciale solo per Santa Claus (Babbo Natale), in cui il codice di avviamento postale è "HOH OHO".

venerdì 16 dicembre 2011

La vera storia di Babbo Natale

Antica illustrazione datata 1881
 di Thomas Nast
che insieme
 a Clemente Clark
 ha contribuito a creare
la moderna immagine di
 Babbo Natale
Il Babbo Natale che oggi tutti conosciamo è vestito con un abito ed un cappello rosso fuoco bordato da una pelliccia bianca che sembra quasi neve, porta i regali a tutti i bambini buoni del mondo con la sua slitta trainata da renne nella notte più magica dell'anno, abita nel Polo Nord, entra dal camino per lasciare i doni sotto l'albero addobbato per l'occasione. Ma qual'è la vera storia di Babbo Natale?
Nel 1931 il disegnatore della Coca-Cola, Huddon Hubbard Sundblom, ispirandosi a una descrizione ideale di un commesso viaggiatore pieno di pacchetti arrivò a disegnare l'attuale immagine di Babbo Natale. Esiste però un antecedente di Babbo Natale in San Nicola di Bari, vescovo di Myra. La leggenda più antica su San Nicola ha subito leggere correzioni per renderla adatta ai bambini, ma così raccontava: un padre, ridotto all disperazione dalla grave situazione nella quale viveva e non avendo la possibilità di assegnare una dote alle tre figlie, decise di farle prostituire. San Nicola prendendo a cuore la situazione delle tre fanciulle, per due notti consecutive lanciò un sacco di monete d'oro all'interno della loro casa. Al terzo giorno trovò le finestre chiuse ed allora calò il sacco dal camino. Intorno ad esso erano stese delle calze che si riempirono di monete d'oro. Grazie a questo, il padre riuscì a dare in moglie una delle tre figlie, allontanandole dal peccato, Nicola era solito fare regali generosi e nell'immaginario comune diventò il "portatore di doni" nella notte del 6 dicembre (San Nicola) e successivamente nella notte di Natale.
Il culto di San Nicola che si era diffuso nel nord Europa, fu poi portato dagli immigrati olandesi in America. Il santo in olandese veniva chiamato "Sinter Klass" ma negli Stati Uniti si affermò come Santa Klaus.
Con il trascorrere del tempo il suo aspetto mutò, il cappello vescovile divenne un cappuccio a punta, l'abito pur rimanendo rosso si trasformò in giacca e pantaloni orlati di pelliccia bianca, mantenne la folta barba bianca ma ingrassò non poco, infine dall'America tornò in Europa trasformato nel Babbo Natale sorridente e instancabile nel distribuire i regali, propio come San Nicola di cui mantiene lo spirito e la capacità di donare.

martedì 13 dicembre 2011

Santa Lucia

In alcune città d'Italia esiste una tradizione legata ai "doni di Santa Lucia" e il 13 dicembre è una ricorrenza molto attesa dai bambini. Secondo la tradizione, la bella fanciulla siciliana fu accecata e propio per questo è considerata e festeggiata come la santa della luce. La notte dell'attesa sembra ai bambini interminabile ed è famoso il proverbio: "la notte di Santa Lucia è la più lunga che ci sia". nella fantasia dei più piccoli, favorita dai racconti degli adulti, Santa Lucia arriva dal cielo, su un carretto pieno di doni, trainato da un asinello. Perciò mettono sulle porte di case fieno e latte per l'asinello e biscotti per la santa. Spesso nei giorni che precedono la ricorrenza qualcuno, per rendere più suggestiva l'attesa, passa nelle strade suonando un campanello. I bambini, preoccupati, si nascondono perchè, secondo la leggenda, non possono vedere la santa, che potrebbe gettare nei loro occhi la cenere.

sabato 10 dicembre 2011

Il presepio

Dobbiamo il "nostro" presepe attuale a San Francesco d'Assisi, che nel 1224 decise di creare la prima Natività come era veramente descritta nella Bibbia. Egli amava il Signore con tutto il suo essere e voleva ricordare agli uomini la nascita di Gesù nella povertà e nei disagi.
Il frate assistette nel 1222 a Betlemme alle funzioni liturgiche della sua nascita. Ne rimase talmente colpito che, tornando in Italia, chiese a papa Onorio III di poterle ripetere per il Natale successivo. Ma il papa, essendo vietati dalla Chiesa i drammi sacri, gli permise solo di celebrare la messa in una grotta naturale invece che in chiesa. Il presepe che San Francesco creò nella grotta di Greggio, fatto di figure intagliate, paglia e animali veri, divenne molto popolare, di una popolarità travolgente che crebbe fino ad espandersi in tutto il mondo. Il primo presepe con tutti i personaggi risale al 1283, per opera di Arnolfo di Cambio, scultore di otto statuine lignee che rappresentavano la natività e i Magi. Questo presepe e conservato nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma.
Molti sono i personaggi e i significati simbolici. di un presepe: il bue e l'asinello rappresentano il popolo ebreo e dei pagani; i Magi sono simbolo delle tre età dell'uomo (gioventù, maturità e vecchiaia) e delle tre razze in cui si divide l'umanità (semita, giapetica e camita) e i loro doni (l'incenso, oro e mirra) rapresentano rispettivamente la Divinità di Gesù: la sua umanità e la sua regalità; gli angeli sono esempi di creature superiori; i pastori sono l'umanità da dirimere.

giovedì 8 dicembre 2011

Immacolata Concezione

L’Immacolata Concezione di Maria è un dogma della Chiesa Cattolica, proclamato ufficialmente l’8 dicembre 1854 da Papa Pio IX. Come la maggior parte dei dogmi, tuttavia, anche questo non introduce alcuna novità, ma viene a “certificare ufficialmente” e formalmente una realtà già ampiamente riconosciuta e di antica tradizione.
Già gli antichi Padri della Chiesa d’Oriente, nell’esaltare la Madre di Dio, avevano avuto espressioni che la ponevano senza alcun dubbio al di sopra del peccato originale. L’avevano chiamata: “Intemerata, incolpata (nel senso di “senza colpa”), bellezza dell’innocenza, più pura degli Angioli, giglio purissimo, germe non- avvelenato, nube più splendida del sole, immacolata “.
L’indicare il dogma dell’Immacolata Concezione come una “invenzione del 1800″ è un clamoroso falso storico, poichè la tradizione di Maria Immacolata e senza peccato risale ai primi secoli del cristianesimo. Papa Pio IX ha solo “certificato” e ufficializzato tale lunga ed affermata tradizione.
Con questo dogma dell’Immacolata Concezione di Maria si vuole infatti indicare quel particolare privilegio in virtù del quale la Madonna, piena di grazia e benedetta tra le donne, in vista della nascita e della morte di Cristo, fu sin dal primo momento della sua concezione, per singolare privilegio di Dio, preservata immune da ogni macchia della colpa originale.
Al contrario di come molti erroneamente pensano, la festa dell’Immacolata Concezione dell’8 dicembre si riferisce al concepimento “immacolato” di Maria e non al concepimento verginale di Gesù.
Spesso parlando dell’Immacolata Concezione ci si sofferma esclusivamente sull’assenza del peccato originale, mentre è anche molto importante evidenziare l’aspetto della pienezza di grazia che questo singolare privilegio ha comportato per la Madonna (come recitiamo nell’Ave Maria). In virtù del suo immacolato concepimento, Maria è l’unica creatura che ha vissuto davvero in pienezza la propria esistenza secondo il piano di Dio, l’unica che ha sempre amato Dio profondamente e in modo pieno sopra ogni cosa.

mercoledì 7 dicembre 2011

L'agrifoglio

L'usanza di decorare la casa con ramoscelli di pungitoglio è una delle più antiche e gioiose tradizioni natalizie. Si credeva che le foglie acuminate e pungenti come armi di difesa avessero il potere di scacciare gli spiriti maligni. Pianta sempre verde e simbolo di vita perenne, con le sue bacche rosse esprime esultanza e gioia e si accompagna bene alla letizia della nascita di Gesù.
Una leggenda narra la storia di un piccolo orfanello che viveva presso alcuni pastori quando gli angeli araldi apparvero annunciando la lieta novella della nascita di Cristo. Sulla via di Betlemme, il bimbo intrecciò una corona di rami d'alloro per il neonato re. Ma quando la pose davanti a Gesù, la corona gli sembrò così indegna che il pastorello si vergogno per il suo dono e cominciò a piangere. Allora Gesù bambino toccò la corona, fece in modo che le sue foglie brillassero di un verde intenso e cambiò le lacrime dell'orfanello in bacche rosse. Queste ultime sono anche uno dei cibi preferiti del pettirosso, l'uccellino che cercò di alleviare la sofferenza di Gesù sulla croce, beccando le spine della dolorosa corona, tanto da avere il petto arrossato dal sangue divino.

mercoledì 30 novembre 2011

Le ghirlande

Si racconta che una vigilia di Natale, quando Gesù andò a Benedire gli alberi di Natale, notò che l'albero di una casa era coperto di ragnatele tessute da strani ragni.
Quando diede la benedizione all'albero, Gesù trasformò le ragnatele in stupende ghirlande d'oro e d'argento. Da allora noi le usiamo per decorare i nostri abeti a Natale. 
Le campane
I pastori si affollarono a Betlemme mentre viaggiavano per incontrare il neonato re. Un piccolo bimbo cieco sedeva sul lato della strada maestra e, sentendo l'annuncio degli angeli, pregò i passanti di condurlo da Gesù Bambino. Ma nessuno aveva tempo per lui.
Quando la folla fu passata e le strade tornarono silenziose, il bimbo udì in lontananza il lieve rintocco di una campana da bestiame. Pensò: "Forse quella mucca si trova propio nella stalla dov'è nato Gesù Bambino!".  E seguì la campana fino alla stalla dove la mucca portò il bimbo cieco fino alla mangiatoia dove giaceva il Figlio di Dio.

lunedì 28 novembre 2011

L'Albero di Natale

Molte leggende raccontano che l'abete è uno degli alberi del giardino dell'Eden.
Uno narra che esso è l'albero della Vita le cui foglie si avvizzirono ad aghi quando Eva colse il frutto proibito e non fiorì più fino alla notte in cui nacque Gesù Bambino. Un'altra racconta che Adamo portò un ramoscello dell'albero del Bene e del Male con lui dall'Eden. Questo ramoscello più tardi divenne l'abete che fu usato per l'albero di Natale e per la Santa Croce.
L'origine dell'abete come simbolo natalizio ci è narrata da molte altre antiche storie: la più importante è quella del miracolo compiuto dal Santo Bonifacio, missionario nei dintorni di Geismar nella Germania settentrionale, che notò alcuni pagani adorare una quercia per preparare il sacrificio del piccolo principe Asulf al dio Thor. San bonifacio li fermò ed abbattè la quercia. Appena essa cadde, apparve un'abete: San Bonifacio spiegò allora al popolo che l'abete, sempreverde, era l'albero della vita e che rappresentava Cristo.
Un'altra leggenda racconta di un uomo che in Alsazia, rientrando a casa la notte di Natale vide il meraviglioso spettacolo delle stelle che brillavano attraverso i rami di un abete. Per spiegare alla moglie ciò che aveva visto tagliò un piccolo abete e lo ornò di candeline accese. Nacque così il primo albero di Natale.
L'albero di Natale è una consuetudine dei culti solari che venivano celebrati nelle foreste nordiche d'Europa ed è simbolo dell'assoluto perchè punto d'incontro fra cielo e terra. Per ringraziare la Terra della sua generosità ed in segno di buon auspicio per i successivi raccolti, i contadini appendevano sugli alberi i frutti dei loro raccolti. Dopo gli alberi si arricchirono di frutti colorati, ghirlande e candeline.
La prima ripresa di questa usanza avvenne  a Strasburgo in Germania nel 1539, ma solo nel 1800 diventò un'usanza generale. Fabbricanti tedeschi e svizzeri cominciarono a produrre ninnoli di vetro soffiato, successivamente gli americani aggiunsero l'idea delle lampadine. Poi nel 1840 la duchessa di Orleans, imitando l'ambasciatore asburgico, fece addobbare un enorme  albero nel giardino di Tuilleries e la moda dilagò tra tutte le corte europee.
Oggi quella dell'albero di Natale è, con il presepe,  una delle più diffuse tradizioni natalizie. Palline, fiocchi colorati di tessuto, festoni, fili perlati, miniluci elettriche, decorazioni in pasta di sale e marzapane, frutta secca, arance e piccoli personaggi (Babbo Natale, angeli, renne e così via) addobbano l'abete, sotto il quale è usanza porre i regali.
L'albero di Natale più grande del mondo è quello di Gubbio, un collage di corpi luminosi disseminati lungo le pendici del monte Iginon che ha vinto il Guinnes dei primati nel 1991.