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mercoledì 1 settembre 2010

Come mai quest'arte è stata dimenticata?

Ho voluto postare un articolo tratto da "Ricamo italiano" per associarmi alle idee di Lucia Mangiafico, una ricamatrice siciliana che fa parte dell'associazione "Mani d'oro". Combatte per il mondo femminile e per l'arte creativa.
Non è facile incitare i giovani ad appassionarsi a questi lavori. Ora l'industria ha sostituito tempo e denaro con le loro manifatture, ma non dobbiamo abbatterci. La creatività è utile per non far invecchiare il cervello, per avere sempre le mani occupate, per avere sempre tanti amici, per rinnovare le idee e utilizzarle in modo economico e utile, per saper sorridere,... e per evitare l'alzaimer in vecchiaia!

"Lungi dal voler impartire una lezione di storia, alla storia devo rivolgermi
per poter rispondere ad una domanda che mi viene posta
da più parti. È una domanda semplice da cui io stessa sono partita
quando mi sono “ infiltrata ”, mio malgrado, in un settore che, da
giovane e poi da adulta, ho appena sfiorato: il settore delle Arti Applicate
Femminili. “Perché l’attività artistica manuale, tradizionalmente
del mondo femminile, è andata ‘nel dimenticatoio’ ?”. E
quando parlo di “attività artistica manuale” mi riferisco al ricamo,
al merletto, al cucito e consimili poiché, bene o male, le rimanenti
produzioni artistiche hanno continuato a vivere nelle mani degli
artisti, mentre l’industria ha letteralmente divorato la raffinata produzione
propria della manualità della donna. Credevo che la domanda
avesse avuto una risposta nella stessa scolarizzazione
universale femminile, soprattutto attraverso lo studio della storia
ed invece, con mia grande sopresa, viene fuori da quelle donne che
operano nel mondo della scuola, le quali, per prime, sull’onda della
ricerca delle proprie radici, si accostano con struggente nostalgia
al mondo delle arti applicate femminili. Quando io dico che ho iniziato
a volerne sapere di più dell’artigianato femminile, aggiungo
che l’avere militato nel femminismo( a modo mio!) ha determinato
il cammino dei miei studi recenti, supportati dallo studio della storia
che, come docente di lettere, ho insegnato nella scuola dell’obbligo
non porgendo fatti e dati, ma ricercando cause ed effetti degli
stessi e quindi andando in profondità e, nel caso specifico, chiedendomi
quale ruolo e quale posto avesse avuto e avesse in presente
la donna. È venuta fuori una figura piena di vita, che, nonostante
mortificata dall’egoismo maschile e sociale, ha saputo tenere le retini
della sua vita stessa allorchè si è liberata dalle catene imposte
dall’esterno. L’attività della donna non la si può disgiungere da
quella legata alla casa, dove dimora, in un primo momento, con la
famiglia d’origine e poi con quella che, per suo volere, costruisce
insieme all’uomo che sceglie per compagno e, oltre a darsi da fare
per nutrire i membri della sua famiglia, esercita le mani ed il cervello
per rendere bella ed accogliente la dimora, nonché per vestirne
i membri di essa e questo appare scontato, meno scontata
appare l’organizzazione che essa dà alla famiglia e alla sua vita
stessa. Nell’intimo di ogni individuo vi è un misterioso meccanismo
che lo porta a fare delle scelte d’impegno le quali, il soggetto, che
le vive, scopre, procendendo con intelligenza nell’ambito socio- comunitario
in cui agisce e con cui in vari modi viene in contatto, per
cui, man mano che la storia evolutiva porta l’elemento femminile
fuori dall’ambito casalingo, non solo la donna scopre quel mondo
sociale, che è stato prerogativa maschile, ma scopre se stessa agli
stimoli esterni: da qui’ le sue scelte. Se la donna per secoli ha accettato
quella manualità domestica a cui la natura e la società l’avevano
destinata, la storia contemporanea la spingerà , non dico
all’abbandono della casa e della famiglia, ma a trovare all’esterno
di esse la sua emancipazione e la sua espressione. Ciò comporta,
in un certo senso, anche l’abbandono di quella manualità che aveva
esercitato nell’ambito della famiglia, in cui si era formata, con orizzonti
purtroppo fortemente ristretti, e dentro cui , nonostante
tutto, esprimeva il suo ricco patrimonio naturale. Questo passaggio
evolutivo di carattere socio- culturale nella donna è avvenuto pari
pari alla storia e alla sua scolarizzazione, soprattutto la donna ha
saputo intuire che nel lavoro retribuito e nella sua preparazione
culturale stava ed è la sua autonomia. Cosi’, quando la rivoluzione
industriale ha facilitato, purtroppo apparentemente, il ritmo lavorativo,
dando anche soddisfazioni economiche, la donna ha abbandonato
la manualità, lenta ed insoddisfacente economicamente, per
aprirsi ad un’altra storia che di tradizionalmente femminile non
aveva nulla. Ha abbandonato l’ago, il filo, il cucito perché, del suo
lavoro tradizionale, il presente “ evoluto” non sapeva che farsene!
Cosa è necessario perché non si perda quel grande patrimonio
culturale che lei, la donna, ha saputo creare per secoli?
1. La formazione attraverso la frequenza di una scuola obbligatoria
che le dà dignità ed un ordinato modo di apprendere e di fare.
2. Una formazione artistica che oggi l’artigiana non ha, purtroppo
neppure colei che crede di averla. Il dibattito deve cominciare da
qui. La donna deve rendere accattivante ed utile quella manualità
che non ha mai abbandonato, né messo nel “dimenticatorio” poiché
non è mai venuta meno la sua Vocazione alla Bellezza e all’Unicità
Creativa. Ma perché tutto risorga con aspetti nuovi è necessario
non solo coinvolgere quel mondo tecnologico, che indubbiamente
aiuta arricchendo la sua cultrura, ma è necessario che essa si “introduca”
nel mondo dell’Arte e acquisisca altresì una Formazione
aperta alle richieste della storia di oggi, quella migliore, quella liberata
da falsi obbiettivi e da miti da cui le giovani sono sedotte.
Non mi stanco, piuttosto, di stimolare le Istituzioni a farsi carico di
un patrimonio e di una storia che sono vive e presenti nel mondo
femminile affinchè correttamente vengano trasferite alle nuove generazioni.
Non mi stanco neppure di esortare le signore, grazie
alle quali ancora vive il mondo delle arti applicate, a sensibilizzare
gli operatori della scuola e a richiamare all’attenzione dei nostri
governanti sul grande apporto economico femminile attraverso la
sua manualità: se prima non la sentiamo noi questa esigenza non
possiamo spingere le Istituzioni a darci ascolto!!!
Qui mi fermo, sperando che la giovane generazione si aiuti con l’intelletto
e la riflessione e poi con un corretto appello a chi di dovere!
Io mi scuso del mio tono discorsivo, ma credo che il sereno
parlare porti a veder chiaro!".


Lucia Mangiafico

da Ricamo italiani N° 69 di Luglio 2010

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