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martedì 17 maggio 2011

Cassetta degli attrezzi

Che cos'è la favola
Le Favole sono narrazioni, per lo più di breve estensione, che hanno per protagonisti gli animali. A prima vista appaiono molto simili alle fiabe dato che, come le fiabe, raccontano una storia di fantasia, con sviluppo lineare e di grande lettura. Tuttavia le favole si caratterizzano per alcuni aspetti fondamentali.
  • In primo luogo, esse sono create da un determinato autore come prodotti letterari: sono nate, infatti, come testi scritti, vengono tramandati tramite la scrittura e sono destinate fruite mediante la lettura. Le fiabe, al contrario, nascono in una cultura orale e popolare, si diffondono e si tramandano oralmente, subendo anche modifiche o ampliamenti, sino a quando, eventualmente, vengano fissate nella scrittura da qualche letterato.
  • Inoltre, l'autore che compone le favole ha come scopo non quello di produrre narrazioni piacevoli, finalizzate al diletto degli ascoltatori o dei lettori, o di illustrare abitudini e costumi degli animali ma di evidenziare e colpire i comportamenti morali e sociali degli esseri umani. A questo fine, ogni storia vede per protagonisti quegli animali che meglio degli altri sono adatti a incarnare un difetto o una qualità, un vizio, un comportamento umano. Ad esempio, la volpe è il personaggio che simboleggia l'astuzia, il leone simboleggia la forza o la potenza, il corvo incarna la vanità e la stupidità, l'agnello simboleggia l'innocenza e spesso diventa vittima dei prepotenti, il lupo simboleggia la voracità da soddisfare anche con la violenza, il cane rappresenta la cieca fedeltà all'uomo, il bue la mitezza un pò stupida, la formica è per l'eccellenza il simbolo dell'economia, la cicala è il simbolo della della spensieratezza e della mancanza di previdenza, l'aquila rappresenta la capacità di sopraffare i deboli grazie ad una reale superiorità, e così via.
  • Sulla base delle caratteristiche dei singoli animali vengono istituiti anche i tipi di rapporti tra loro: in una favola si incontrano solitamente due personaggi dei quali il primo, che rappresenta l'aspetto negativo da condannare, si confronta con un altro, di caratteristiche opposte, che ha la funzione di fare emergere la negatività e talvolta la punizione del primo. Ad esempio, il mite ed innocente agnello viene sbranato dal famelico lupo, ma insieme dimostra la malvagità di quello, contro cui non esiste un'efficace difesa; la cicala, spensierata durante l'estate, arrivato l'inverno chiede inutilmente da mangiare alla prudente ed economica formica, della quale aveva deriso il lavoro durante l'estate; il leone si accorda con il lupo per catturare una preda, ma poi non la spartisce con lui e anzi lo minaccia con il suo prestigio da re della foresta.
  • In ogni favola l'animale che rappresenta il difetto da colpire e condannare finisce sempre punito, o perchè resta deluso nelle sue aspettative, o perchè va incontro a una sofferenza e talvolta alla morte. In questo modo si dimostra che ad una colpa segue sempre la punizione. L'autore delle favole, dunque, ha sostanzialmente un intento morale ed insegnamento.
  • Tutte le favole, infatti, contengono, solitamente alla fine e talvolta all'inizio, una morale, cioè il commento dell'autore, il quale dichiara ai lettori in modo esplicito qual è il difetto o il comportamento da evitare e condannare.
  • Le favole, dato che utilizzano, diffondendo e talvolta istituiscono l'associazione tra un animale e una specifica caratteristica, hanno contribuito a creare una serie di luoghi comuni e opinioni, talvolta anche errate, su taluni animali; queste opinioni e questi luoghi comuni si sono, tuttavia, fissati e tramandati nella mentalità e nelle culture, venendo a costituire gli stereotipi.

Il genere della favola è molto antico. Nella cultura occidentale troviamo le prime brevissime favole nei più antichi poemi greci di Omero ed Esiodo, dove esse sono inserite come brevi digressioni all'interno di un altro genere: il poema. Il primo e vero compositore di favole è Esodo, che ha fatto da modello per molti scrittori. Nel mondo romano le favole erano certamente diffuse; famoso è rimasto l'Apologo (una vera favola) che Menenio Agrippa (All'inizio del V sec. a.C.) raccontò ai plebei per convincerli ad interrompere il loro "sciopero" contro i nobili: quando gli arti del corpo "sciopereranno" contro lo stomaco rifiutando di portargi il cibo, si accorsero di indebbolirsi anch'essi e decisero di riprendere il loro lavoro.

Nel I sec d.C. Fedro compose un ampio volume di favole in versi, per le quali ebbe come modello Esopo, utilizzando come personaggi esemplari e simbolici sia gli animali che gli esseri umani.

Nei secoli successivi, e soprattutto nel Medioevo, la favola ha mantenuto la sua vitalità nella cultura europea, grazie alla sua capacità di consentire un insegnamento morale mediante storie gradevoli e apparentemente di facile comprensione. Una produzione particolarmente ricca di favole vi fu nel Settecento, in cui emergono specialmente G.E. Ledding in Germania e La Fontaine in Francia. La cultura del Romanticismo non coltivò la favola, sentita come troppo semplice e didascalica; il genere è stato ripreso nel Novecento da Trilussa, pseudonimo di Carlo Salustri, le cui favole in dialetto romanesco si avvicinano alla concezione della favola antica per lo spirito di critica pungente di vari aspetti della vita sociale.

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