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martedì 17 giugno 2014

Rita Levi-Montalcini. Il mio ideale di donna

Un vecchio post iniziato dopo la festa delle donne per celebrare una donna per me speciale. Non importa se lo posto con tutte le imperfezioni di quando lo scrissi, ma ho voglia di parlarvene per darne visione e elogi ad una  piccola, ma grande esempio di vita. 

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Rita Levi-Montalcini

✰        22 Aprile 1909

+ 30 Dicembre 2012

                      9 marzo 2014
Salve a tutti,
oggi voglio parlarvi di una donna, sì  una donna speciale. Voglio  dedicarle un post in questa domenica di vento e di tempesta.
Presa dai postumi dell'8 marzo voglio farvi conoscere Rita Levi-Montalcini, ma non come una ricerca scolastica o come una  consultazione su Wikipedia, ma come l'ho  incontrata  io, con occhi di sconosciuta ammirata, tramite interviste e fatti letti nel web, unica fonte che posseggo per documentarmi.
Inizio a scrivere il perché di questa scelta. 
Non ho mai avuto la fortuna di conoscere Rita Levi-Montalcini, ma ho ammirato la sua opera da sempre. Da piccola ne parlavano i miei fratelli. Da adolescente ne ho studiato la  scoperta. Da grande ne ho ammirato la potenza.
Dalla statura minuta e fragile, con i suoi occhi piccoli ed espressivi, con i suoi vestiti dal gusto antiquato, si mostrava una donna felice di fare quello che faceva. Fino alla fine ha portato alla gloria la sua missione e il suo desiderio di ricerca per appagare la sua curiosità. Forse è questo che mi accomuna a questa donna: la Curiosità. La curiosità di sapere, di soddisfare la mia sete di conoscenza e far disvelare i perché delle cose e di quello che accade.
In una delle sue ultime interviste, a "Che tempo che fa" di Fabio Fazio, ha dichiarato che "Il '900 è l'anno della grande fiducia nella scienza (...). " Considerazione che condivido a pieno per la grande rivoluzione tecnologica e industriale che il mondo è stato testimone.  Con le nuove risorse tecnologiche l’industria e l’economia si sono evolute in poco tempo, un fatto che non sempre è stato positivo nel corso della storia.  Purtroppo, la mia eroina, ha vissuto in un epoca di mentalità antiquate. Essendo nata nel 1909 è stata testimone delle due guerre mondiali. Guerre che, oltre a portare distruzione e depressione, ha portato un filo di pensiero corrotto e violento: le leggi razziali. A queste leggi lei era più forte del pensiero in corso e sorrideva quando riceveva calunnie perché aveva una sua teoria, detta da lei Stupida: “L’uomo non nasce autore del male, ma diventa autore del male perché gregario”(…). 
Gioì quando vide la prima donna bigliettaia perché capì che il mondo stava cambiando in meglio dando un posto in società alla donna, non considerandola inferiore. Tradusse questa sua euforia in modo positivo pensando che finalmente i suoi studi possono essere capiti anche da altri senza l’appellativo di donna.
 “L’uomo è un fossile che porta il ricordo del passato” (…).
Quest’espressione mi colpì particolarmente perché in qualche modo ha saputo scrutare fra le nubi del mio animo e accettare la realtà delle cose che mi accadevano in quel momento.
 Ma non è di questo che voglio parlarvi. Voglio invece sottolineare a cosa si basava la sua vita. In molte interviste ha raccontato la sua storia e diventava sempre più frequente la domanda: “Perché non vi siete mai sposata?”. Un episodio che gli ha colpito profondamente fu a l'età di 5 o 6 anni, quando lei, entusiasta di una passeggiata domenicale con il padre, sfoggiava un grazioso  cappellino, a suo padre non piacque e glielo tolse con prepotenza. Fin dalla tenera età ha capito che mai un altro uomo avrebbe usato prepotenza contro di lei: “Non mi sposerò e non avrò figli perché nessun uomo mi debba comandare”(…).
Negli anni duri della seconda guerra mondiale si rifugiò in un piccolo appartamentino di Torino, si costruì un laboratorio di ricerca nella sua camera da letto e andava in giro per le colline a cercare uova. Una falsità smentita da lei stessa a Che tempo che fa di Fabio Fazio per invogliare i giovani a seguire le orme della ricerca. Sorridendo raccontava che con l’albume e un ago da cucito si inoltrava nelle scoperte dell’embrione e con il tuorlo ci faceva la frittata, ricordando il fratello  a cui non piaceva la pietanza.
Sempre umile, sempre grata alla vita di averle regalato un secolo di cui godeva magnificamente, tanto lucida da portare un messaggio hai giovani: “ La morte non conta niente. E’ necessaria, ma quello che conta è il messaggio che una persona tramanda(…)”. Positiva al testamento biologico, dichiarava che bisognava decidere per la propria vita e non per quella degli altri.

La sera della telefonata del premio nobel per la medicina lei leggeva un giallo di Aghata Cristie: Chi era l’assassino?

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