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sabato 21 settembre 2013

Il tè: storia, tradizione e curiosità della bevanda nazionale victoriana

 
Prima di iniziare preciso di essere un assidua consumatrice di tè al limite della droga fisica
o dell'iniezione per via endovenosa. Signore e signori state parlando con una drogata del tè, che odia il caffè.
 Mi piace e me lo bevo. Così ho pensato di approfondire una delle mie bevande preferite e ho fatto una ricerca tra vari blog e ho fatto un copia-incolla di tutto quello che mi piaceva e volevo far conoscere.
Ci sono molti vizi al mondo è questo è il mio: bere una tazza di tè, soprattutto caldo, sorseggiato piano, con alla finestra un autunno che fa da quadro al tepore di casa e la magia che ne emana.

Il tè può essere considerata la bevanda più consumata nel mondo dopo l'acqua, è universale e allo stesso tempo particolare, specialmente con le tradizioni che caratterizzano questo rituale in ciascun paese.
Particolarmente consumato negli stati dell'Estremo Oriente, ovvero Cina, Giappone, Corea, Malesia, Indonesia e Tailandia specialmente nella versione da noi chiamata verde, è altrettanto diffuso in Europa nei paesi anglosassoni e in Olanda, qui però nelle sue varianti essiccate.

Generalità
La parola deriva dal cinese min (pronuncia tei) contrassegnato dal carattere .
Questa radice cinese sta alla base della parola con cui la bevanda viene identificata in molte lingue, ovvero: malese, danese, inglese, spagnolo, svedese, yiddish, ebraico, cingalese, tamil, finlandese, francese, italiano, lettone, tedesco, olandese e ungherese.
Dalle pronunce piuttosto simili del carattere cinese 茶 nei dialetti settentrionali (Pinyin: chá) derivano i nomi del tè in: giapponese, persiano, arabo, turco, russo, portoghese, ceco, slovacco, serbo, hindi, tibetano e romeno.
In italiano è corretto chiamare questa bevanda con l'ultima lettera accentata sebbene sia monosillabico, per distinguerlo da "te", pronome.
È generalmente considerata corretta anche la dicitura the, in questo caso scritta rigorosamente senza accento; la variante thè è invece un francesismo da debellare visto che l'accento su un monosillabico, in italiano, si mette solo nel caso vada distinto: nella nostra lingua non ci sono altre parole di significato confuso scritte the. La forma corretta rimane , le H inutili sono solo un vizio di forma ormai, visto che è stata appositamente creata la parola necessaria e, direi, anche da diverso tempo. 
La magia del tè che ha stregato tante persone da diventare quello che è adesso, sta tutta nelle foglie di una pianta, la stessa pianta: la Camellia sinensis.
Da questa particolare variante di camelia, nasce tutto quello che noi conosciamo.
Per praticità i tè vengono suddivisi in sei principali categorie
  • il tè nero,
  • il tè verde;
  • il tè oolong;
  • il tè bianco;
  • il tè giallo;
  • il tè postfermentato.
Una curiosità che mi è capitato di cogliere studiando un po' di coreano è l'inesattezza con cui in Europa e in America chiamiamo il tè verde, che i rammenta il colore VERDE, mentre in Corea del Sud, così come in Giappone, lo stesso tè non viene assimilato al verde, bensì al GIALLO, la radice ma che sta alla parola "tè verde in coreano" vuole infatti dire giallo, non verde.Tutte le diverse varietà derivano dalle foglie della medesima pianta, ma sono create attraverso trattamenti differenti e presentano diversi gradi di ossidazione (comunemente chiamata "fermentazione"). I tè neri sono tè "fermentati", i verdi sono tè "non fermentati" e gli oolong sono "semifermentati". Una volta essiccato il tè può essere ulteriormente lavorato.
Il fatto che così tanti aromi e gusti affascinanti provengano dalle foglioline di un'unica specie di pianta mi affascina moltissimo.
Il maggiore produttore di tè del mondo è la Cina che si occupa della coltivazione di Lung Ching, Gunpowder, Lu Mu Dan, Shui-Hsien, Ch'i-Men Mao Feng, quasi tutte qualità di tè verde: essendo in Europa piccoli consumatori di questa variante, non siamo avvezzi ad adoperare particolari nomenclature al riguardo come facciamo invece per i tè essiccati.
Dopo la Cina abbiamo l'India, dove viene coltivato l'Assam, il Darjeeling e il Nilgiri. Anche il Giappone svolge un ruolo importante nella produzione di alcune qualità (Bancha, Matcha, Sencha e Gyokuro), anche quest'ultime sono qualità di tè verde, come ci ricorda il loro nome che finisce per cha (la radice cinese nel dialetto del Nord pinyin di cui abbiamo parlato poc'anzi).
In Europa il tè viene coltivato nelle isole Azzorre, la sua produzione è limitata e ci si limita all'importazione dall'Oriente: l'Europa è il primo importatore mondiale di tè.
 
Storia del tè in Europa
Il tè ha origine cinese e da sempre viene coltivato negli sterminati campi da tè, nei lunghi filari e nei terrazzamenti delle località collinose.Si può dire che la storia del tè sia stata tutta orientale fino al Cinquecento circa, anni in cui, per la prima volta, portoghesi e olandesi entrano in contatto con la cultura del Giappone ed iniziano ad importare alcune delle tipicità di quei luoghi: spezie, tè, ecc.
 La Compagnia Olandese delle Indie Orientali è stata la prima importatrice di quella che diventerà subito una bevanda di gran moda in tutta l'Europa, surclassando il caffè ed entrando di prepotenza tra le corti europee e tra i popolani.
L'approvazione per il commercio delle foglie di tè venne data dalla Regina Elisabetta I in persona che acconsentì allo smercio nei suoi territori.
Sulla scia del successe venne creata la Compagnia Britannica del Tè.
Questo ingresso ad effetto sarà quello che garantirà il suo posto al sole nelle più rigide tradizioni inglesi, tanto che risulta davvero difficile immaginarci un inglese senza il tè delle cinque.

Il tè era una bevanda universale, consumata da tutti. Mentre nelle classi alte era consumato per moda, in quelle povere era la necessità a spingere le persone a berlo, l'elevato contenuto di teanina, un eccitante come la caffeina, costituiva infatti un valido aiuto per operai ed operaie che passavano la vita nelle fabbriche a lavorare quattordici ore al giorno, infondeva calore ed energia per proseguire con il proprio mestiere un giorno dopo l'altro, tutta la vita fino alla morte e qualsiasi fosse il mestiere fatto, era comunque duro e difficile e provava nel corpo e nella mente per la sua ripetitività. Il tè risulta inoltre un ottimo antiossidante e fornisce validi aiuti contro malattie come dissenteria, tifo e colera, particolarmente diffuse in passato e che colpivano particolarmente la classe operaia.
I nobili sorbivano il tè da pregiate porcellane cinesi o tedesche (Meissen, Rosenthal, ecc), tazze piuttosto piccole come le nostre da caffè e munite di piattino, i poveri invece si accontentavano delle mug, quelle che diventeranno poi le tazze più diffuse al mondo, fatte di semplice ceramica, più grandi e di forma cilindrica e sprovviste di sottotazza.
Il tè sarà protagonista di uno degli episodi storici più famosi della Storia Americana, il Boston Tea Party, quando i coloni del Nuovo Mondo, indignati per gli iniqui dazi imposti dal governo della madrepatria su importazioni ed esportazioni, si rivoltarono gettando nel porto di Boston le casse di tè e iniziarono la loro ribellione contro l'Inghilterra. La fine di tutto, sappiamo quale sia stata.
 Ma sarà nell'Ottocento che, persa l'America, l'Inghilterra costituirà un vero e proprio impero commerciale oltre che coloniale, importando ed esportando, commerciando e facendo affari con tutto il mondo.
L'Inghilterra di Vittoria sarà un paese politicamente aggressivo, forte e rampante sotto molti punti di vista, si creeranno le nuove fabbriche del tè in Inghilterra e in India, la maggiore colonia britannica, si selezioneranno nuove specie di camelia per soddisfare i raffinati palati dei victorians e si installera un autentico mercato del tè.
 Le fabbriche e i depositi di tè erano situati quasi tutti sulle rive del Tamigi, dove i grandi importatori come Twining's e Fortnum and Mason's avevano i loro depositi.
Nelle fabbriche del tè lavoravano solo donne, soprattutto ragazze, queste svolgevano lavori psicologicamente logoranti, come confezionare tutto il dì scatolette di tè con un peso medio, incollarci sopra le etichette e ricominciare tutto da capo.
Ecco cosa scrive Jennifer Donnelly nel suo libro I giorni del tè e delle rose:
"Il giorno prima nel reparto miscelazione, al piano superiore, avevano preparato due tonnellate di Earl Grey che doveva essere confezionato entro mezzogiorno. Cinquantacinque ragazze avevano avuto cinque ore per confezionare ottomila scatole. Ci si poteva riuscire dedicando due minuti a ciascuna scatola.
Minton però sosteneva che due minuti fossero anche troppi e si piazzava a turno dietro a ciascuna delle ragazze per prendere il tempo, schernirle e intimidirle. Il tutto per guadagnare qualche manciata di secondi".
Come spesso accadeva, il lavoro in fabbrica era autentico sfruttamento. Le operaie venivano multate se parlavano tra di loro, se fischiettavano o se sollevavano lo sguardo dal loro lavoro. Analogamente c'era una detrazione dallo stipendio per ogni volta che si dovevano allontanare per andare in bagno.
Si lavorava in piedi per cinque ore fino a che le gambe si addormentavano, racconta Fiona, la protagonista del libro di prima, o, se non lo eri, il dolore cominciava lentamente dalla caviglia proseguiva fino alla spina dorsale, straziandoti.
I sindacalisti all'epoca erano multati e chi era scoperto a parteggiare per una organizzazione sindacale perdeva il lavoro: lo sciopero non era contemplato, non lo era l'insubordinazione e quanti altri diritti hanno ancora (forse) i lavoratori moderni. Anche se, con le recenti opinioni espresse da certuni ministri, più che passi avanti ne stiamo facendo indietro.
Quello delle ragazze del tè non era un buon lavoro, anche malpagato perchè lo stipendio era di 7 scellini a settimana: le scatolette da mezza libbra di tè che venivano preparate erano per i borghesi e i benestanti, tutti gli altri compravano il tè a peso nelle drogherie, a seconda delle proprie necessità, e si accontentavano della seconda o terza scelta, di un tè mescolato e senza sapore.
Siamo nel 1889, questo era il mondo poco più di un secolo fa.
Quando parliamo dell'epoca vittoriana, per quanto affascinante possa essere stata, credo sia giusto mostrarne anche i lati negativi: non idealizziamola, non c'erano solo balli e feste e fidanzamenti, ma purtroppo anche cose orribili ed è nostro dovere ricordarle per far sì che non si debbano ripetere mai più e che il valore delle persone e il loro lavoro sia tenuto nella debita considerazione.
 
La cerimonia del tè inglese
La cerimonia del tè vittoriana era davvero un evento sociale
Come tale, era tenuto in altissima considerazione.

I popolani sorbivano il tè a qualsiasi ora, specialmente dopo i pasti, qualsiasi occasione era ideale per consumarne una tazza e tirarsi un po' su.
I più ricchi, invece, lo consumavano ad orari prestabiliti. L'English breakfast, consumato ancora oggi, ha questo nome proprio perchè sorbito la mattina per colazione, solitamente una colazione all'inglese composta di porridge, beacon e uova. Si tratta di una qualità abbastanza forte che si sposa bene con il latte e lo zucchero, se si preferisce si può sostituire il latte con il limone, ma mai insieme! Altra cosa che non va mai servita con questo tè è la panna, assolutamente poco chic. A causa del suo aroma particolarmente strong, l'English Breakfast era servito solamente di mattina, eccezione fatta per gli irlandesi che, si sa, nella cultura inglese sono dei pecoroni incivili che sopportano di tutto, anche un English breakfast a pranzo ed era risaputo lo consumassero durante tutta la giornata.
Come esiste un English Breakfast, c'è anche un English Afternoon, caratterizzato da un blend di tè Assam, Darjeeling e di Ceylon (oggi Sri Lanka). Il suo gusto rotondo è adatto a qualsiasi ora della giornata, non solamente al pomeriggio come indica il nome.
Il secondo tè preferito del mondo moderno è l'Earl Grey (il mio preferito), un tipo di tè caratterizzato dal gusto rotondo con una punta di dolcezza derivante dalla sua miscelazione con il bergamotto. Solitamente viene servito liscio senza ulteriori aggiunte per non intaccarne l'aroma.
Al primo posto dei più apprezzati, comunque, c'è ancora il famoso Darjeeling; tè ideale per il pomeriggio, viene servito liscio o, al massimo, con il limone, ma è assolutamente da evitare il latte.
Molto famoso ed apprezzato è l'Oolong, una varietà di tè speciale, importata in Inghilterra nel 1868, attualmente le maggiori piantagioni si trovano a Taiwan. Il sapore del tè Oolong vien considerato molto elegante e deriva da una particolare mistura di tè neri e tè verdi che gli conferiscono il particolare aroma fruttato.
Un tè entrato di recente nella cultura europea e, bisogna dirlo, aborrito dai puristi di questa scienza di degustazione, è il tè verde, quello della famosa Cerimonia del tè giapponese che si chiama cha no yu, dove, ricordiamo sempre, cha è ancora la parola per .
Il tè verde è estraneo alla cultura europea anche per il suo gusto pungente di erba, ma sta prendendo campo per le sue proprietà ed è molto impiegato da erboristi e nella medicina omeopatica. Personalmente non lo apprezzo granchè, sono più legata al gusto tradizionale.
Oltre a questi, ve ne sono molissime altre varietà entrate nel corso degli anni e dei secoli nella cultura, come l'Orange Pekoe, caratterizzato dal fatto che sia preparato con le ultime due foglie del rametto raccolto.
Oppure il Lemont Scented, una varietà aromatizzata al limone; come questo ne esistono altri insaporiti con spezie (Spiced Tea), oppure frutti di bosco o ancora zenzero, noce moscata, cannella, fiori, peperoncino, menta, ecc.
 
Il tè delle cinque, mito e realtà
Il rituale del tè alle cinque del pomeriggio è sicuramente una delle cose per cui tutti gli anglosassoni sono più famosi nel mondo assieme a Big Ben e alla Regina.

La leggenda vuole che quest'usanza sia stata iniziata da una delle cameriere della Regina Vittoriana, una certa Anna Maria Stanhope, duchessa di Bedford, che a causa del pranzo di fretta che era costretta a consumare a causa dei numerosi impegni della regina, iniziò ad accusare un certo languorino verso le quattro/cinque di pomeriggio; inizialmente chiese alle sue cameriere (era comunque una duchessa) di rubarle in cucina una teiera con del pane o dei dolcini, successivamente, visto che l'usanza veniva comunque praticata abitualmente, chiese anche alle sue amiche di servirsi con lei ed organizzò dei veri e propri riti d'incontro pomeridiani.
Non si sa se questa sia la storia reale del perchè gli inglesi alle cinque hanno un orologio interno che li spinge a consumare tè, le statistiche dicono che il consumo della bevanda sia di un 10% in favore di bevande sintetiche spacciate come naturali (finte tisane piene di conservanti, bevande energetiche, ecc), ma è innegabile che all'ora prestabilita gli uffici e i negozi si svuotino per andare a riempire le sale da tè o le proprie case o a prendere un tè coi colleghi.
 
Come preparare il tè all'inglese
Ecco i passaggi per preparare il tè proprio come fanno i britannici:
  1. L'acqua viene bollita a fuoco medio in un pentolino e poi versata nella teiera.
  2. L'acqua viene fatta girare nella teiera perchè sia riscaldata in tutta la sua forma, quindi versata nuovamente nel pentolino.
  3. Vengono messe nella teiera le foglie libere, nel caso si abbiano a disposizione solo bustine, queste vanno aperte; ricordiamo la dose: 1 cucchiaino per ogni invitato e uno per la teiera.
  4. Viene nuovamente versata l'acqua nella teiera e lasciato il tutto in infusione per diversi minuti, coperto da un tea cosy per preservare il calore senza che si disperda nell'ambiente.
  5. Se si gradisce latte unito al tè, questo può essere aggiunto alla tazza prima che vi sia versata la bevanda
  6. Sopra la tazza viene posizionato un apposito colino da tè, quindi la bevanda viene versata all'interno della tazza con gesti lenti e delicati, ricordiamo che il rituale del tè è bello perchè rilassante, il tè non va mai sorbito di fretta, è contro la sua stessa natura.
  7. La tazza viene quindi consegnata all'ospite.
È sempre buona cosa che la teiera non rimanga vuota dopo aver servito tutti gli ospiti.
Il tè va sorbito con il piattino appoggiato al tavolo, si solleva la tazza verso le labbra, non è la persona che si china; finita la sorsata, la tazzina va riappoggiata, così fino alla fine.
Se non si ha a disposizione un tavolo, il piattino va tenuto in grembo sulle gambe e si procede con lo stesso sistema descritto sopra.
Non si tiene mai la tazza sollevata a mezz'aria a meno che non si stia bevendo, altrimenti va riappoggiata.

Tratto dal web e dal sito Georgiana's Garden

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